“Trump se l’è voluto”: commento forse improprio o forse no, per il secondo e fallito attentato. Sarebbe in conseguenza della convinta, irrispettosa disistima per l’indecente successore di Lincoln che l’America degli ottusi ha rieletto alla presidenza degli Stati Uniti. Come giustificare altrimenti l’incredibile responsabilità dei servizi segreti per la vulnerabilità del luogo dove il pool al completo del governo, il tycoon e la consorte hanno ospitato 2600 giornalisti di tutto il mondo. Evitati i dettagli del fallito blitz, raccontati meticolosamente dai media, si può selezionare dal racconto la frase di Trump che giustifica la malignità di “Se l’è voluto”: con calma olimpica, incompatibile con l’accaduto, ha detto (sic) che sarebbe “Il segnale di quanto la sua presidenza dice sia stata efficace”. E sì, efficace tanto da essere catalogato come la causa che ha cancellato dall’immaginario collettivo l’idea degli States faro mondiale della democrazia e ha intaccato vistosamente il consenso popolare per Trump degli americani, trascinati in guerre non condivise, aggressioni estese anche a Paesi alleati, indignati per la complicità con il genocida Netanyahu, per le conseguenze di una crisi economica che rischia di diventare recessione. Patetico, ridicolo, il tentativo di deviare la responsabilità per la mancata sicurezza dell’oceanico galà e lodarsi per la ‘felice idea’ di sottrarre alla Casa Bianca lo spazio che lo scempio definito sala da ballo ‘militare’, in grado di garantire inviolabilità. La cruda verità alimenta sospetti su anomalie dell’apparato di garanzia della sicurezza: l’attentatore ha potuto avvicinare Trump armato di fucile, pistola, coltelli. Sconcerto per l’inedito della polizia americana che non ha sparato e ucciso il potenziale assassino del presidente. Il quale, con amara ironia ha commentato la folle mancanza di sicurezza: “Gli arabi avrebbero potuto fare molto peggio e nessuno li avrebbe fermati”. E ha ragione: in vista del galà nessun controllo dei clienti dell’albergo dove ha alloggiato, nessuna richiesta bis di documenti, accesso alla sala della cena privo di metal detector. Ipotizziamo che i sospetti sull’attentato in Pennysilvania, quando Trump era in calo di consensi si possano addossare anche all’episodio di ieri: erano speciali osservatori i 2600 i giornalisti presenti e quale vetrina migliore per acquisire solidarietà e provare a fermare l’emorragia di consensi in vista delle lezioni di novembre?
Ma se fossero sospetti infondati, malevole fantasie? Allora vicinanza al tycoon per lo scampato omicidio, ma orecchie tese al responso dei sondaggisti sul rapporto mancato-attentato-gradimento di Trump.
BATOSTE E DEPRESSIONE
Capite il perché della incalzante riconversione di Giorgia che rinnega il feeling con Trump, ma con riserva, copre il timore di sloggiare da Palazzo Chigi con attestati volatili si distanza dal fascismo e finge di avere a cuore l’Italia, non l’’affare’ Fratelli d’Italia’, al punto di non disdegnare unità d’intenti con l’opposizione sul futuro del Paese. Povera sorella d’Italia, costretta a liberarsi di personaggi scomodi come la Santanché, Delmastro, amministratori locali, prima o poi Piantedosi, ma consente alla Bartolozzi di uscire dalla porta di Nordio e rientrare con tutti gli onori in ruoli di prestigio. Povera signorina presidentessa, ora in ambasce per il benservito del Teatro La Felice all’amica Venezi, imposta come direttrice dell’orchestra per meriti di amichettismo e gratificata con il ruolo di consulente musicale del Governo. Inadeguata! Tra non molto l’ex borgata della Garbatella potrebbe ritrovarsi a intonare “Ancora una volta son rimasta sola…” Batosta alla presunta egemonia culturale della destra
LETAME
Trump ha fatto scuola con il lancio dall’alto di letame ed escrementi sui manifestanti. Italia, a Dongo neofascisti commemorano con tanto di braccio da saluto romano e “Presente…Presente” i gerarchi fascisti in fuga con Mussolini verso la Svizzera, catturati e fucilati dai partigiani. Contro manifestazione di antifascisti: “Bella ciao” e lancio di gavettoni appesi a palloncini con sterco. “Il saluto fascista è anti costituzionale!
L’INTER RISCHIA. REVOCA DELLO SCUDETTO E SERIE B
Rocchi designatore degli arbitri, brogli a favore dei nerazzurri milanesi. Dicono gli esperti: Alla luce delle accuse della Procura di Milano l’Inter può essere retrocessa in serie B con una forte penalizzazione e revoca dello scudetto che sarebbe assegnato alla seconda classificata, traguardo possibile per il Napoli. La Procura della FIGC chiederà le carte alla Procura di Milano e riaprirà l’istruttoria. A suo tempo si ebbe la penalizzazione della Juventus (10 punti) e la squalifica per 8 anni complessivi di quattro dirigenti (anche Agnelli e Paratici). Sono 5 le partite nel fascicolo della Procura di Milano: Inter-Verona, 6 gennaio 2024, Milan-Inter, semifinale di ritorno della coppa Italia 2024-25, Salernitana-Modena, 8 marzo 2025, Bologna-Inter, 20 Aprile 2025, Udinese-Parma, 1marzo 2025.
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