Indecenze: la “borgatara della Garbatella” si sputtana con la definizione di “proposta di buon senso” del decreto che trasforma gli avocati in persecutori dei migranti asserviti al governo. E poi: Giorgia prova a far dimenticare tre anni di bugie, false promesse e contraddizioni usate a piene mani per coprire il nulla del suo s-governo. La sorella d’Italia, dopo la batosta del referendum, la sconfitta dell’amico Orban, la mai disconosciuta empatia per il genocida Netanyahu e il costante declino del tycoon americano a cui propose di assegnare il Nobel per la pace, in questi giorni gli ha di nuovo tributato elogi nonostante le ingiurie di “vigliacca traditrice”, con l’obiettivo di ripristinate la subordinazione che aveva provato a smentire. Con ancora i segni delle ‘mazzate’ ricevute, la Meloni ha iniziato a lavorare alacremente per tentare di acquisire il credito impossibile di premier moderata e liberata dall’ossessione di neofascista con aggravante di addentellati elettoralmente ben accetti, che includono la destra eversiva. Al solenne evento del 25 aprile, celebrato dal presidente della Repubblica, ha presenziato anche lei, in disonorevole compagnia del mussoliniano Benito La Russa che ha osato rivendicare l’inclusione nella celebrazione dei fascisti della repubblica di Salò. Giorgia non ha commentato né respinto l’indegna proposta.
UN’OCCHIATA ALLE PRIME PAGINE DI QUOTIDIANI. Tutte le testate portavoce della destra ignorano il 25 aprile o colgono l’occasione per ignobili disconoscimenti della Liberazione dal nazifascismo. Il Secolo d’Italia, organo di Fratelli d’Italia: “Il 25 aprile dell’ANPI (l’Associazione dei partigiani) con gli arabi amici di Hitler”. Il Giornale, diretto dal neofascista Cerno: “Il Paese pur di costruire un clima da campagna elettorale canta ‘Bella Ciao’ per difendere coltelli e cacciaviti, stupratori e rapinatori recidivi”. Il Tempo: “Basta con gli esami di antifascismo della sinistra che non ha le carte in regola per impartire lezioni di libertà”. Ma neppure un cenno alla festa della Liberazione su Manifesto, Il Fatto quotidiano, Corriere della Sera, Mattino di Napoli, Il Messaggero, altre testate democratiche. Come giustificare il nulla sul 25 aprile e la titolazione roboante sul tormentone del delitto di Garlasco, o sull’arrogante richiesta all’Italia di pagare le spese di degenza negli ospedali svizzeri dei ragazzi feriti di Crans Montana, cosa sicuramente esecrabile, ma non più meritevole di evidenza della Liberazione. Cosa ha convinto Orfeo, direttore della Repubblica a non titolare a piena prima pagina il 25 aprile? Solo una colonna, defilata, per un articolo di Massimo Giannini che prosegue alla pagina numero 15. Ha vinto in parte il colpevole disimpegno dell’antifascismo militante.
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