A un anno dalla morte di papa Francesco e dell’elezione di papa Leone XIV è evidente ciò che resta: in molti la nostalgia per il papa “di sinistra”, in altri il desiderio di una “damnatio memoriae” del papa che ha tradito la Chiesa. Gli uni e gli altri vorrebbero continuità o il contrario dal poco invidiabile successore.
Al termine del Concilio Vaticano II papa Paolo VI diceva: “All’aratura sovvertitrice del campo succede la coltivazione ordinata e positiva”. Lo stesso si potrebbe dire di papa Francesco, che ha “sovvertito il campo”, e del suo successore papa Leone, al quale tocca il compito difficile di far crescere “ordinatamente” quello che è stato piantato nei solchi della Chiesa dai suoi predecessori, soprattutto l’ultimo, tenendo insieme quei “pezzi” di Chiesa che si sono allontanati tra loro in questi ultimi decenni.
E anche se un anno è troppo poco per capire papa Prevost, dobbiamo essere grati al presidente Trump, che con i suoi attacchi sconclusionati al primo papa statunitense, ha fatto in modo che le sue parole di condanna alla guerra, che fino ad allora non avevano avuto il giusto risalto, finalmente risuonassero forti alle orecchie dei potenti. Il presidente USA, senza volerlo, ha fatto da amplificatore al papa! E allora, dopo un inizio di pontificato di papa Leone sotto tono – e come poteva essere altrimenti dopo l’uragano-Francesco! – finalmente abbiamo capito che c’è una continuità con Bergoglio nei temi, meno nelle forme. E Leone, considerato timido e, per alcuni, persino debole, in realtà si sta mostrando forte quanto il predecessore; capace di governare con agostiniana mansuetudine, sapendo cioè dosare la forza.
Papa Prevost anche con la scelta del nome ha dato un segnale: papa Leone Magno fermò Attila, Leone XIII – a cavallo del XIX e XX secolo – è il papa dell’enciclica Rerum Novarum, sui diritti dei lavoratori, e di quella, l’unica, sugli ancora giovani Stati Uniti d’America. Mi piace pensare anche a frate Leone, il più stretto collaboratore di san Francesco. Nel lontano 1978, con la nomina a Sommo Pontefice del polacco Karol Wojtyla, la Chiesa cattolica, con una mossa strategica da vera superpotenza mondiale, scelse un papa che avrebbe dovuto dare una spallata definitiva agli illiberali e agonizzanti regimi dell’Est europeo, come poi è realmente avvenuto. Se è vero questo, mi auguro che con l’ultimo conclave il Collegio dei cardinali abbia scelto, forse, di fare lo stesso con gli Stati Uniti di Trump?
FRANCESCO, UN PROFETA
Invece Francesco è stato forse il papa più frainteso: troppo progressista per i tradizionalisti e viceversa. È stato comunque un profeta che ha riformato poco ma ha avviato tanti processi di cambiamento nella Chiesa. Le scelte del poverello d’Assisi sono diventare il programma del suo pontificato e la sua eredità: la carità è sempre profetica, se è vero che per profezia si intende una conoscenza che riconduce il reale attuale al suo dover essere futuro.
Ha avviato tanti processi di rinnovamento nella Chiesa che ora bisognerà portare avanti, ha fatto sognare a tanti una Chiesa-altra che ora dobbiamo sforzarci di cominciare a costruire. L’elezione di Leone XIV è forse un’altra delle battaglie portate avanti da papa Francesco, da “profeta consumato” qual era?
L’ARATURA DELLA CHIESA
Ora c’è da chiedersi se la “Chiesa in uscita” e “ospedale da campo”, proposta da Francesco, sarà la anche quella di Leone o se gli interessi di potere, di denaro e di influenza, che così fortemente, in passato hanno condizionato la politica della Chiesa, riprenderanno ad essere i veri protagonisti. Insomma: il sogno di una Chiesa-altra continuerà, diventando sempre più realtà, resterà un sogno o si trasformerà in incubo?
Papa Francesco su una cosa è stato chiaro, senza fraintendimenti: ha ribadito che tra noi cristiani si possono avere idee e anche comportamenti diversi, “l’aratura” del campo della Chiesa può essere fatta con attrezzi e metodologie diverse, ma deve avere sempre Cristo al centro; lui vedeva Cristo sanguinante nella fame, nella povertà, nella guerra. Papa Leone ha il compito di continuare a ricordarci che il Dio risorto arriva dopo la croce: il mondo, con le sue contraddizioni, le guerre e la follia dei suoi leader, ne ha ancora infinitamente bisogno!
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