CINA / SURCLASSA GLI USA. ED E’ SUPER YUAN

Piano piano, ma con una lunga marcia inarrestabile e vincente, la Cina ha raggiunto la vetta del mondo, surclassando il rivale di sempre, ossia gli Stati Uniti.

E lo fa senza ricorrere alle guerre, ai massacri e ai genocidi che contraddistinguono il cammino di due potenze del calibro di Usa e Israele, che ormai galleggiano sul sangue delle popolazioni aggredite e sterminate.

Pacifica, diplomatica, disponibile alle mediazioni; ormai prima al mondo in una vasta gamma di settori, l’economia che da anni fa segnare il più alto tasso di crescita.

Il tutto è certificato da alcuni dati & fatti che parlano da soli.

Partiamo dal fresco rilevamento GALLUP, il più noto istituto di sondaggi e statistiche al mondo. Ebbene, secondo l’ultimo report riferito al 2025, la Cina ha abbondantemente superato gli Usa nei sondaggi di gradimento mondiale, con un secco 36 contro 31 per cento.

Donald Trump. Sopra, XI Jinping

Qualche dettaglio in più. Sono stati intervistati leader e anche migliaia di cittadini in ben 133 paesi del mondo. Il calo statunitense della credibilità e affidabilità è registrato ovunque, a macchia di leopardo, ma si verifica soprattutto nei paesi UE e NATO. Secondo gli analisti internazionali, il numero uno di Pechino, XI Jinping, viene percepito oggi come il rappresentate di una “potenza responsabile’, in netto contrasto con le politiche da un lato ‘isolazioniste’ e dall’altro interventiste-belliciste degli Usa. Sui quali pesano – oltre le guerre e la più che ondivaga diplomazia – le dispute commerciali continue e la politica altalenante dei dazi.

Ma sono anche alcune ultime news a far pendere la bilancia sensibilmente a favore delle ‘sorniona’ Cina che – come tradizione insegna – attende tranquilla lungo la riva del fiume il passaggio del cadavere del suo nemico. Oggi più che mai.

Khaleb Mohamed Balama

Con l’aggravarsi della crisi del Golfo e il giallo dello Stretto di Hormuz, gli stessi ricchissimi Emirati Arabi Uniti stanno subendo pesanti contraccolpi. Che li hanno indotti, appena qualche giorno fa, ad avvertire il Dipartimento del Tesoro Usa che potrebbero “vedersi costretti  ad utilizzare lo yuan cinese per gli scambi petroliferi”. Lo riferisce il Wall Street Journal, che racconta dell’arrivo a Washington del governatore della Banca Centrale degli Emirati, Khaleb Mohamed Balama, e del suo incontro con il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent. L’autorevole quotidiano parla di “una minaccia implicita e di una posizione emiratina ben distante, ormai, da quella storicamente dominate del dollaro: con la sagoma del governo di Pechino ben delineata sullo sfondo.

In realtà, Balama ha fatto pesare i danni subiti dalla guerra contro l’Iran e  chiaramente intendere di aver bisogno di liquidità per fronteggiare la situazione. Ma da quell’orecchio gli Usa non ci sentono: anzi, secondo l’amministrazione Trump dovrebbero essere proprio gli Stati del Golfo (oltre la solita UE) a sobbarcarsi una buona parte delle spese militari sostenute dagli Usa.

Abdulkhaleq Abdulla

Una situazione, quindi, di stallo. Anzi in rapida evoluzione negativa per gli Usa. Visto che, praticamente nelle stesse ore, Abdulkhaleq Abdulla, ex consigliere del presidente emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha chiesto con fermezza la chiusura delle basi militari Usa nel Paese, ormai considerate molto più un peso che una risorsa strategica.

D’altro canto, Teheran sta riscuotendo in queste settimane pagamenti dalle navi che attraversano lo Stretto: pagamenti effettuati in yuan o in criptovalute.

Commenta il complesso ed effervescente contesto geopolitico e geostrategico il notista Diego Fusaro: “Stiamo assistendo all’ormai sempre più palese declino degli Stati Uniti, non solo come trainante potenza economica, ma anche come faro di civiltà. La civiltà dell’hamburger non appare ormai più in grado di esprimere alcunché, se non miseria, nichilismo e barbarie. Il costituirsi del modello dei BRICS rappresenta in modo adamantino la volontà di una parte sempre crescente del pianeta di spostarsi dalla traiettoria globale”.

Acronimo dei paesi fondatori (Brasile, Russia, India, Cina e Australia), i BRICS rappresentano oggi l’altra metà del mondo: le economie dei paesi che vi aderiscono, sempre più numerosi e come si diceva un tempo terzomondisti, mettono insieme quasi il 45 per cento del PIL mondiale. E una decina d’anni fa hanno fondato la ‘New Development Bank’ presieduta dall’ex presidente del Brasile, Dilma Rousseff, e finalizzata al finanziamento dei progetti di cooperazione solidale tra le nazioni aderenti.

Prosegue l’analisi di Fusaro: “Tutto ciò non riguarda solo la straordinaria crescita economica che contraddistingue l’impero cinese (ma il comunismo non era un fallimento?), ma anche la sua credibilità e la sua affidabilità a livello globale, L’impero cinese appare indubbiamente la potenza politica più seria e più saggia, quella che con maggior determinazione si sta impegnando per porre fine alle guerre e per garantire un modello alternativo di relazioni internazionali tra gli Stati: a distanza di sicurezza dal modello dell’imperialismo classico americano e in direzione di un modello multipolare che favorisca la cooperazione tra i popoli del pianeta, secondo il sano internazionalismo come rapporto tra nazioni solidali”.

Sulla sfida dollaro-yuan, vi riproponiamo il pezzo messo in rete il 3 febbraio 2026,

CINA / DECOLLA IL SUPER YUAN, TRAMONTA L’ERA DEL DOLLARO


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