Ariecco GIULIANO TAVAROLI, lo 007 vent’anni fa balzato alla ribalta delle cronache per il maxi scandalo TELECOM-SISMI quando era super capo della Security per mister Pirelli-Telecom, ossia Marco Tronchetti Provera.
Adesso è l’indagato ‘eccellente’ in una grossa inchiesta condotta dalla Procura di Roma per una sfilza di reati da novanta. Un altro filone d’inchiesta vede come protagonista l’ex capo del DIS, Giuseppe Del Deo) e porta ad una pesante accusa di peculato da 5 milioni di euro.
Ma vediamo subito alcuni dettagli in più.
L’inchiesta capitolina punta i riflettori sulla ‘Squadra Fiore’, denominata anche ‘I Neri’, forse per via dei cappucci neri che caratterizzano i classici spioni.
La lista degli undici indagati si apre, of course, con il nome di Tavaroli. In uno dei decreti di perquisizione, all’ex uomo-security di Pirelli-Telecom viene contestata l’associazione a delinquere “allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica; di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche; di interruzione di comunicazioni relative ai sistemi informatici o telematici; di utilizzazione di segreti d’ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio”. Una bella sfilza di capi di imputazione…
C’è di più. A Tavaroli la Procura capitolina contesta di aver costituito e gestito un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, “che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di sistemi informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine, di dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione”. Un altro mix ottimo e abbondante.
Un salto in lungo nel passato. Nei primi anni ’80 Tavaroli lavora a Milano nella Sezione Speciale Anticrimine dei Carabinieri, i reparti antiterrorismo guidati dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Suo partner operativo un altro pezzo grosso dei Servizi, Marco Mancini.
Dopo una dozzina d’anni le strade dei due si dividono.
Mancini entra a vele spiegate nel SISMI, dove passa ad occupare posizioni apicali. Mentre Tavaroli si tuffa nel settore della security privata, in crescita esponenziale. E diventa un fedelissimo di Marco Tronchetti Provera, capo della sua (e della moglie Afef) sicurezza personale e, soprattutto, top manager del dream team (composto da ben 500 uomini) che si occupa della security per tutto il gruppo Pirelli-Telecom.
I guai cominciano, per lo 007, nel 2005, quando partono le prime indagini a suo carico. Poi nel 2006 una raffica di mandati d’arresto, 4, per lo scandalo Telecom-Sismi che tutti con ogni probabilità ricorderete: una montagna di intercettazioni e di dossier (pare intorno ai 10.000) sui vip di mezza Italia. Politici, uomini d’affari, ma anche personaggi dello spettacolo e dello sport, soprattutto il calcio. Coinvolti nell’affaire anche l’investigatore privato Emanuele Cipriani, l’ex agente Sisde Marco Bernardini e un ex agente CIA.
Il processo è nel 2009. Ma tutto si risolve in poco più di una bolla di sapone. Tavaroli patteggia una pena a 4 anni e mezzo e 60 mila euro di multa: ma esce subito, libero come un fringuello, visto che ha già scontato una parte della pena in attesa di giudizio e poi è intervenuto in modo salvifico l’indulto del 2006. Immacolato come un giglio candido mister Tronchetti Provera: che poteva tranquillamente non saper ed essere all’oscuro di tutto…
Sulle acrobazie del duo Tavaroli-Mancini (che nel corso degli anni hanno fatto varie comparsate tivvù) la Voce ha pubblicato diversi articoli e inchieste. Ecco le ultime due.
Del 7 novembre 2018,
TRONCHETTI PROVERA / ASSOLTO NELLA SPY STORY, “IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”. E POTEVA NON SAPERE…
E del 4 dicembre 2018
D.I.S. / ARIECCO LA SUPER SPIA MARCO MANCINI, DA ABU OMAR AI DOSSIER TELECOM
Per finire, qualche nota in più sul caso (incrociato) Del Deo. Ultimo incarico al DIS, è poi stato nominato presidente esecutivo di ‘CERVED GROUP spa’, la più grande banca dati nazionali, visto che vi confluiscono tutti i dati delle società italiane. Le accuse formulate dalla Procura di Roma riguardano il periodo in cui Del Deo era il numero due dell’AISI (l’altro Servizio di casa nostra) e contemplano un’accusa di peculato da 5 milioni di euro. Secondo le ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, per il suo lavoro Del Deo stipulava ricchi contratti con la società ‘amica’ SIND, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, un altro degli indagati. SIND è stata poi acquistata da MATIGMIND, fondata dall’imprenditore Carmine Saladino, altro inquisito, stavolta per truffa.
I due filoni d’inchiesta (per capirci, quello Tavaroli e quello Del Deo) risultano collegati: i componenti della ‘Squadra Fiore’, ad esempio, nelle loro conversazioni intercettate tirano spesso in ballo il nome di Del Deo.
Una chicca in più. Perché tutti i protagonisti dei dirty business sognavano in grande. Dalle carte della maxi inchiesta, infatti, emergono “elementi su progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende private attive nel campo delle intercettazioni telefoniche”. E con ogni probabilità non solo…
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