SOROS DINASTY / “HANNO IL CONTROLLO DELL’UNGHERIA”, DENUNCIA ELON MUSK

A due settimane dal voto in Ungheria che ha interrotto l’ultradecennale dominio di Viktor Orban e lanciato alla presidenza il filo UE Peter Magyar, sul suo social X punta li riflettori Elon Musk: “L’organizzazione dei Soros ha preso il controllo dell’Ungheria”.

Lo fa in risposta ad un messaggio messo in rete da ALEXANDER SOROS, il quarantenne figlio del super miliardario-filantropo GEORGE che aveva così esultato per il voto presidenziale: “Un netto rifiuto della corruzione radicata e delle interferenze straniere”.

Elon Musk. Sopra, George Soros

In un altro post, poi, il patron di Tesla e Space X risponde ad un utente del suo social X,il quale elenca alcune personalità che hanno ugualmente esultato per in voto ungherese, come l’ex presidente Usa Barack Obama, il premier britannico Keir Starmer e il numero uno di Kiev Volodymyr Zelensky. “Questi nomi dovrebbero dirti tutto”, il significativo commento firmato Musk. 

La storica corazzata di famiglia, ossia la ‘OPEN SOCIETY FOUNDATION’ (OSF), ha continuato a finanziare una marea di organizzazioni, Ong e non solo, anche durante i 16 anni del governo Orban: ben 153 – secondo le più attendibili stime – che hanno ricevuto oltre 100 milioni di dollari nell’arco temporale che va dal 2016 al 2023. Una manna ottima e abbondante.

Nel corso dei decenni OSF – creatura prediletta da radical chic e progressisti da salotto – s’è resa protagonista di non poco controverse campagne di sensibilizzazione e, soprattutto, di finanziamento per operazioni definite ‘umanitarie’ e ‘progressiste’, ma invece molto spesso paravento di strategie non poco opache, come le primavere arabe e la rivoluzione arancione in Ucraina, meglio nota come il golpe bianco di piazza Maidan, orchestrato nel 2014 dalla numero due del Dipartimento di Stato Usa Victoria e Nuland, cui hanno certo fatto comodo i pingui sostegni finanziari arrivati dalla generosa e tanto umanitaria Open made in Soros.

Veniamo a qualche nota in più sui due super filantropi internazionali.

Alexander Soros

Poche righe su papà Soros, nato nel 1930 a Budapest da una famiglia ebrea; tanti anni fa condannato per insider trading ai danni della principale banca francese in fase di privatizzazione (ai tempi del governo Chirac), la ‘SOCIETE GENERALE’; ha fatto capolino nel quasi crac dell’economia italiana ’91, ai tempi del governo Amato.

Ne abbiamo descritto le acrobatiche performance in tante inchieste pubblicate dalla Voce in questi anni. Per cui basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page, digitare GEORGE SOROS oppure OPEN SOCIETY FOUNDATION per ritrovare parecchie.

Soffermiamoci sul rampantissimo rampollo Alexander. Il quale da alcuni anni ha ricevuto lo scettro dal padre, ed è oggi al vertice di Open. Giovanissimo, nel 2012 aveva già comunque una sua Fondazione personale, la ‘ALEXANDER SOROS FOUNDATION’, tutta votata per promuovere iniziative finalizzate alla giustizia sociale e al rispetto dei diritti umani in mezzo mondo.

Non è certo finita qui, perché il pedigree è lungo mezzo chilometro. Solo qualche chicca. E’ anche ai vertici del ‘SOROS FUND MANAGEMENT’ ed è membro del comitato consultivo della prestigiosa ‘GLOBAL WITNESS’. Già nel 2018 è stato nominato uno dei ‘Young Global Leaders’dal ‘World Economic Forum’, la super organizzazione fondata e presieduta per anni dal banchiere tedesco Klaus Schwab e eterodiretta da un altro miliardario-filantropo, Bill Gates. Nel 2012 Alexander ha donato 200 mila dollari al tanto caro ‘JEWISH COUNCIL FOR EDUCATION AND RESEARCH’.

Per finire, un paio di news sul neo presidente ungherese Magyar.

Peter Magyar

Primo obiettivo della nuova mission, sbloccare i 18 miliardi di euro fermi al Parlamento europeoper il veto opposto ad Orban. Il presidente della Commissione UE, la nazi Ursula von der Leyen, in brodo di giuggiole per il voto ungherese, non vede l’ora di sbloccarli: almeno una prima, consistente tranche.

Ma arriva una doccia fredda proprio da Budapest, dove Magyar sottolinea il carattere cristiano del suo Paese di fronte alle idee liberali griffate UE.

E dove, soprattutto, il neo eletto ha subito adottato un provvedimento liberticida, anche secondo le controverse logiche UE. Ha infatti assestato immediatamente un colpo da KOall’informazione, decidendo la sospensione dei notiziari del servizio radio-tivvù pubblico e tagliato tutti i finanziamenti statali: li accusa di non averlo appoggiato durante le campagna elettorale.

Ecco le sue lapidarie parole: “I cittadini ungheresi meritano un servizio pubblico che dica la verità”. E aggiunge: “Avremo bisogno di un po’ di tempo per approvare una legge sui mezzi di informazione e istituire una nuova autorità di controllo”.

E fino a quel momento? Un totale black out e una censura che più di Stato non si può.

Dalla padella alla brace…


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