Israele ha approvato nuove norme modificano e inaspriscono la legge sulla pena di morte che già esisteva. Non se ne sentiva proprio il bisogno anche perché sono norme concepite solo contro i palestinesi. Come dovrebbero funzionare? I Tribunali di Israele potranno, da oggi, comminare la pena di morte per azioni di terrorismo, emettendo una condanna rivolta contro chi compirà “attacchi mortali volti a negare l’esistenza dello Stato di Israele”. Questa legge ha suscitato lo sdegno di tutte le associazioni per i diritti umani e di una parte significativa della comunità internazionale. Poi si è verificato l’episodio forse più grave, quando la Knesset (il parlamento israeliano) ha votato e approvato le nuove norme, sono partiti applausi e e canti, con spumante e dolci a volontà. La pena di morte è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, una grande festa da ostentare cinicamente. Ora chiunque negherà la legittimità dell’esistenza dello Stato di Israele potrà essere giustiziato dallo Stato. In realtà i legislatori hanno avuto l’accortezza di non scrivere nero su bianco, che la legge è rivolta solo ai palestinesi, ma hanno moderato il loro intento scrivendo “… chiunque conduca attacchi mortali volti a negare l’esistenza dello Stato di Israele”. Un dettaglio che non solo si può tradurre con un “… contro i palestinesi”, ma che esclude da possibili condanne i cittadini israeliani quando si rendano colpevoli di attacchi violenti e brutali (come avviene regolarmente nel caso dei coloni). “Il disegno di legge – scrive la BBC – stabilisce in sostanza che i palestinesi, condannati dai tribunali militari per aver compiuto attacchi mortali considerati ‘di terrorismo’ siano giustiziati per impiccagione entro 90 giorni. In teoria, anche gli israeliani di origine ebraica potrebbero essere giustiziati secondo questa legge, ma in pratica quasi certamente ciò non potrà mai accadrebbe, perché la pena di morte sarebbe applicata solo nel caso che l’intento dell’attacco fosse quello di negare l’esistenza dello Stato di Israele”. Non solo, ma le condanne a morte potranno essere sentenziate da un giudice in autonomia anche se, in fase di processo, l’accusa non dovesse richiederlo o se rispetto ad essa non si fosse espressa l’unanimità dei giurati.
Come era ampiamente prevedibile questa legge ha sollevato sdegno e riprovazione da parte delle associazioni per i diritti umani e di molti governi. E non tanto perché introduce la pena di morte che in Israele c’è già, anche se è stata comminata solo due volte in quasi 80 anni (una delle quali contro Adolf Eichmann, l’ideatore dell’Olocausto), quanto perché è rivolta contro una sola etnia. Si tratta, insomma, di una vera e propria azione di discriminazione razziale.
Secondo un comunicato di Human Rights Watch, pubblicato poche ore dopo il via libera al testo, “… i cittadini e i residenti israeliani sono esplicitamente esclusi da questo rischio”. La norma, infatti, si applicherà esclusivamente ai cittadini palestinesi giudicati dai tribunali militari, mentre i coloni israeliani continueranno ad essere processati dai tribunali civili. Persino un’organizzazione israeliana per i diritti umani, la B’Tselem, ha emesso un suo comunicato ufficiale, scrivendo che i processi militari contro i palestinesi hanno “un tasso di condanna di oltre il 96%, basato in gran parte su ‘confessioni’ estorte sotto coercizione e tortura durante gli interrogatori”.
La legge arriva da una proposta del partito di estrema destra Otzma Yehudit, quello a cui fa capo il ministro della sicurezza Ben Gvir (nella foto). Si tratta, al momento, di un partito che esprime 6 seggi sui 120 totali della Knesset. Una posizione nettamente minoritaria che potrebbe rendere le sue posizioni facilmente isolabili … qualora ce ne fosse la volontà politica. Una volontà che sarebbe annullata dai complicati equilibri della politica di Israele e dal fatto che la sopravvivenza del Premier Netanyahu è legata esclusivamente all’appoggio dell’estrema destra religiosa.
Sono gli stessi equilibri che, secondo i sondaggi, ci sarebbero anche dopo le prossime elezioni, per le quali si prevede un sostanziale equilibrio tra il blocco della destra guidate da Netanyahu e quelle liberali, guidate da Yair Lapid. Se davvero il voto dovesse risolversi in una sostanziale parità, allora, il ruolo di ago della bilancia toccherebbe ancora a Ben Gvir e con questo la capacità di fare e disfare la politica israeliana, modellandola sulla scia della suo radicatissimo razzismo.
Un ex detenuto nelle carceri israeliane ha raccontato a Fanpage.it le condizioni di detenzione dei leader della Resistenza palestinese in Cisgiordania ed ha spiegato che, dopo l’approvazione di questa nuova versione della legge sulla pena di morte, potranno essere nuovamente arrestati e giustiziati.
[1] Psichiatra e pubblicista
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