Napoli contro il malocchio: “Sciò sciò ciucciuè, uocchio, maluocchio, funecelle all’uocchio, aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape ‘e alice e cape d’aglio”, un corno rosso nel taschino di sinistra dalla parte del cuore, una manciata di sale lanciata alle spalle e una prece devota a San Gennaro. Borgatara della Garbatella. “Yo soy Gorgia…”, eccetera, non può cavarsela per contrastare le intemperie con gli strumenti napoletani che sventano le sciagure di brutti eventi e ritardare la disdetta del contratto di locazione di Palazzo Chigi. È costretta perciò ad auto discreditarsi, e dà ragione alle contestazioni della sinistra che smantella falsità, bugie e millanteria del suo governo del nulla, disseminato di inciampi, primo dei quali l’idillio, il flirt, le vezzose moine con il socio in massacri di Netanyahu, al secolo Donald Trump. Il sodalizio vacilla, va in tilt, si sgretola e la signorina presidentessa, esce dal sogno di trarre prestigio e visibilità dallo stato di adulatrice del tycoon. Come accade per amici, parenti e persone di un entourage maledettamente sovranista, sempre più consistenti frange di repubblicani e larga parte del popolo americano, Giorgia abbandona il peggior presidente Usa al suo destino di pericoloso psicopatico intento a perseguire l’unico obiettivo di decuplicare la personale, miliardaria ricchezza miliardaria personale. Giorgia, ha rinnegato l’affinità elettiva con la Casa Bianca, si è riconvertita all’europeismo e, anche se non formalmente provato, ha ‘pregato’ il tandem Trump-Vance di condannarla con disprezzo, per alto tradimento.
Giorgia, con il voltafaccia ipotizzato nelle righe precedenti si è illusa di mettere la sordina allo storico consenso per l’alleato d’oltre oceano, a colpi bassi come la sconfitta dell’amico Orban, al ‘guaio’ di un quarto di governo sottoposto agli strali dell’odiata magistratura, al rischio crescente di un nuovo ko elettorale dopo il fallimento del sì al referendum di Nordio. Che l’intento di deviare l’attenzione da tutto questo sia riuscito è da vedere. Ma nessun dubbio che sia un potenziale assist per l’opposizione. Se è confermata la teoria della Scuola di Palo Alto a proposito di comunicazioni non verbali, è esemplarmente significativa la rappresentazione di sé all’indomani del fallito sì’’ al referendum: di primo mattino nel suo giardino ingentilito dal cinguettio di un cardellino, struccata, audio al minimo, espressione da ‘mea culpa’, la Meloni ha impersonato il ruolo di eroina sconfitta, da compiangere e perdonare, ma nessuno le ha creduto perché non si è affidata alla consulenza eterodiretta di un paludato regista. Conseguenza: i Fratelli d’Italia temono le insidie di una leader declassata che (lo ricordate?), in uno dei video autogestiti disse di Trump. “ora finalmente si può chiedere che Trump riceva il premio Nobel per la pace! Ad assolverla, questa è una certezza non le basterà toccare ferro o munirsi di un grande corno rosso.
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