“Il potere può inebriare…attenti all’auto esaltazione…”: il monito, parla a Trump, è un mirabile esempio di saggezza, del diritto-dovere di criticare autorevolmente la pericolosa variante di narcisismo che destruttura l’equilibrio mentale e quasi sempre si conclude con il “suicidio politico” di chi ne è soggiogato. Certo, mettere in parallelo la follia di Hitler e l’orgia autocompiacente di Trump è forse un azzardo storico-analitico, ma un pericolo per l’umanità lo giustifica. Se Hitler si è tolto la vita per il default del nazismo ha sicuramente merito della sua fine ingloriosa la risposta planetaria al progetto del dominio del mondo arraffato con la potenza militare. Non meno la mancata conclusione della messa a punto finale di ordigni nucleari dei tedeschi. E cosa rischia l’umanità, se Putin, ‘costretto’ risolvere a suo vantaggio la guerra in Ucraina, per ottenerlo ricorresse davvero alla potenza delle armi atomiche, se Trump, soggiogato da chissà quale ricatto di Netanyhau e in delirio di onnipotenza, (smantellato da una serie permanente di flop), rischia di sconvolgere il mondo con una terza guerra mondiale, Anche Trump sembra prossimo al harakiri e l’autoesaltazione è il substrato ideologico comune alle autocrazie. Come un’onda anomala hanno sostituito il rispetto democratico dei diritti con la tracotante legge del potere.
DI AUTO ESALTAZIONE, a dimensione ovviamente inferiore, si è nutrita anche Giorgia, signorina presidentessa del consiglio. Nei quattro anni di governo del nulla, ha provato a costruire sponde con Trump, Netanyahu, è stata complice non solo virtuale della loro aggressività, le ha estese a Orban, Milei ad altre autocrazie che danno segni di fallimento. Anche il narcisismo della Meloni si è rivelato un dannoso boomerang. Per non sparire dal proscenio, azzerare i like acquisiti per obnubilazione politica dell’Italia allo sbando e sperare nell’assoluzione, La Meloni disconosce sé stessa: prende le distanze dal tycoon, disdetta il patto di collaborazione con Israele, liquida la sofferta disillusione per la defenestrazione del fraterno amico Orban con un melanconico addio, dismette l’aggressività urlata di comiziante. Per completare l’opera di astuto ravvedimento le manca il copia-incolla della saggezza democratica e del coraggio del premier spagnolo Sanchez. La capriola di Giorgia non è proprio un suicidio, ma molto gli somiglia. Saprà profittarne chi lavora per restituire al Paese la democrazia azzerata?
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