La destra europeista del neo presidente Peter Magyar batte nettamente – con 16 punti percentuali in più – la destra sovranista di Viktor Orban, in sella da 16 anni.
Suonano le trombe a Bruxelles, con il presidente della Commissione UE, la nazi Ursula von der Leyen, in testa alla fanfara. Seguita da tutti gli scodinzolanti leader europei, compresa la nostra premier a due facce Giorgia Meloni, storica amica di Orban e sempre genuflessa davanti al padrone a stelle e strisce, Donald Trump.
E il Tycoon ne ha appena combinata un’altra delle sue, come è ormai suo folle costume quotidiano: inviando un Vaffa addirittura a papa Prevost: il quale non ha fatto altro, da quando è al Vaticano, di pigolare scontate parole di pace e contro le guerre. Cosa avrebbe fatto, ‘The Donald’, contro Bergoglio? Invaso la Santa Sede con i suoi marines o la sua milizia ICE?
Ma torniamo a Budapest. A poco è servito il chiaro endorsement di Trump ad Orban, concretizzato con la visita a Budapest del numero 2 della Casa Bianca J.D. Vance a pochi giorni dal voto. O le espressioni di stima inviate dalle destre più oltranzista, come quelle dell’argentino Javier Milei e del leader spagnolo dell’ultrafascista Vox Santiago Abascal, grande amico della nostra Giorgia. Da non dimenticare che, tra i big molto stimati da Orban, oltre ai pezzi da novanta Trump e Putin, c’è anche il premier boia di Tel Aviv, Bibi Netanyahu.
Ha vinto, dunque, il favorito dai sondaggi, il conservatore europeista e fino a due anni e mezzo fa fedelissimo dello stesso Orban. Poi la clamorosa rottura. Raccontiamo la genesi e la story.
Per quasi un ventennio, infatti, Magyar ha militato nel partito fondato dall’ormai ex presidente, FIDESZ. Avvocato, una dinastia di giuristi, la madre per anni giudice dell’Alta Corte, credente convinto, nel 2010 sposa un’altra super esperta di codici & pandette, l’avvocatessa Judit Varga, protagonista di una rapidissima escalation politica, fino a diventare addirittura ministro della Giustizia nel IV e V governo Orban (cioè fino a inizio 2024)
Ma c’è un brusco stop proprio nel corso della lunga campagne per le europee del 2024. Varga, infatti, resta coinvolta in un grosso scandalo che porta addirittura alle dimissioni del presidente, Katalin Eva Novak: una brutta storia che ha visto al centro un funzionario governativo condannato per pedofilia e beneficiario di una più che anomale grazia presidenziale, su proposta di Vargas. A questo punto volano gli stracci: Magyar (che aveva già divorziato dalla moglie) cavalca il movimento della protesta, accusando FIDESZ (che lascia sdegnato) e l’ex amico Orban di “nascondersi dietro la gonna delle donne”. Una sceneggiata alla napoletana.
A questo punto Magyar fonda il nuovo partito di opposizione, ‘TISZA’, che sta per ‘Partito del Rispetto e della Libertà’. E ne diventa il leader. E, alle fatidiche europee 2024, viene eletto tra le fila del Partito Popolare Europeo (PPE).
Nell’agenda del neo presidente figurano già i due primi viaggi: a Varsavia, per riprendere i rapporti con l’amico Donald Tusk (acerrimo avversario invece di Orban) e ripristinare l’asse tra i due Paese; e, soprattutto, a Bruxelles, per incontrare lady von der Leyen, sancire la ripresa a tutto regime dei rapporti con l’Europa e sbloccare almeno una prima tranche dei fondi UE sempre negati ad Orban.
Più articolata la questione Ucraina. Di certo Magyar firmerà lo sblocco del maxi finanziamento da 90 miliardi pro Kiev (da mesi e mesi in sospeso per il no di Orban). Ma ha espresso forti perplessità per un ingresso dell’Ucraina – almeno in tempi brevi – nella UE.
Così come non poco complessa è la questione energetica. Visto che fino ad oggi l’Ungheria di Orban ha potuto contare sulla Russia ed è difficilmente credibile che – con l’aria che tira – il suo successore possa prescindere dal gas del Cremlino, pur essendo, Magyar, un convinto pro NATO.
Leggiamo due commenti a caldo.
Così il saggista e opinionista Diego Fusaro: “Il fatto che in Italia le sinistre festeggino la dice lunga su quanto siano miopi e, di più, accecate da un europeismo folle, che le porta ad apprezzare esponenti della destra purché europeisti. La vera partita non è più tra destra e sinistra, ugualmente interne al paradigma neoliberale: è tra i sostenitori del capitalismo finanziario e imperialistico, di destra o sinistra che siano, e oppositori alle sue logiche. Pur non essendo noi ciechi sostenitori di Orban, del quale critichiamo la vicinanza ad Israele e un modello economico non estraneo al liberismo, non abbiamo alcun dubbio nel dire che fosse decisamente preferibile al nuovo presidente, totalmente europeista, liberista e atlantista”.
Passiamo allo scrittore e notista Aldo Luigi Mancusi: “Il risultato ungherese suggerisce che gli elettori possono rispondere, come già suggerito al nostro governo dal referendum di poche settimane fa. L’Ungheria segna la fine di una stagione politica che sembrava destinata a durare ancora a lungo, quella delle destre balliste che parlano di nazioni e popoli, ma campano solo di slogan. I segnali, in politica, raramente restano isolati: e la batosta arriverà anche per il centrodestra italiano e per Giorgia Meloni, perché alle prossime elezioni farà la fine di Orban”.
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