[“Sbrocco”: indica una perdita improvvisa del controllo emotivo, un forte scatto di rabbia o l’andare “fuori di testa”. Descrive l’azione di reagire impulsivamente e in modo sproporzionato a una situazione]
Una piaga sanguinante delle relazioni conflittuali che avvelenano il rapporto lavoro-datori di lavoro, di là della sperequazione tra il salario medio europeo e l’italiano inferiore, non riqualificato per compensare l’inflazione, è la riluttanza delle imprese a rinnovare i contrati scaduti con gravi ritardi e solo se imposti con l’arma dello sciopero, non sempre risolutivo. Quasi un record quello dei giornalisti, scaduto dieci anni fa. Estranei alla protesta per questo assurdo dell’editoria sostenuta con finanziamenti pubblici sono Vespa, Porro, Del Debbio, Giordano e altri, che sganciati dal contratto collettivo di giornalisti dipendenti prolungano la permanenza nei network con contratti remunerati con cifre iperboliche ad personam per condurre programmi extra. A rappresentare platealmente questa categoria di privilegiati è il signor Bruno Vespa, che spende una parte minima del lauto compenso Rai per qualche cena in ristoranti stellati e sfizi di poco conto. Ogni anno aggiunge almeno due milioni di euro sul conto corrente (in realtà 3,3 milioni di euro per il biennio, 1 milione e 650 mila euro l’anno, più i compensi retribuiti separatamente, fuori contratto, per documentari a sua firma). Se la salutare tendenza non parlarne è qui contraddetta, ne è responsabile lo sdegno per il commento assolutorio della stampa a lui amica che giustifica il comportamento di isterico di Vespa portavoce della destra perché causato da defaillance senile. E no, c’è ben altro per l’inaccettabile sgarbo professionale nei confronti del deputato Pd Provenzano, che come accade in tutti i talk show politici, ha sovrapposto la sua opinione a quella del ‘meloniano’ Malan. La reazione scomposta di Vespa con toni e mimica aggressivi: “Non glielo consento, stia zitto, seguo la par condicio”. Spudorata menzogna, il ruolo di interessato portavoce della destra risale alla direzione del TG1 e si è sostanziata con il ruolo di supporter televisivo di Berlusconi, poi sfacciatamente del regime di destra che s-governa l’Italia. Nello studio, dove come scrive la Repubblica “Ha istericamente sbroccato”, Vespa ha ottenuto di proiettare una gigantografia della Meloni alle sue spalle e lo slogan elettorale “Il governo va avanti fino alla fine”. Niente male come esempio di imparzialità. A garantire questa anomalia che insulta il ruolo di servizio pubblico della Rai lo stratosferico compenso contrattuale. E di più. Grazie all’ospitalità gratuita di tutte le reti e non solo Rai, Vespa realizza vendite record dei libri che pubblica (uno all’anno, ma dove trova il tempo per sostenere questo ritmo?). E ancora: riceve lauti compensi per moderare dibattiti. Non è noto in che misura, ma integra i profitti da nababbo con la vendita ‘agevolata’ del vino prodotto nella sua tenuta pugliese. E allora: zero empatia per Vespa Bruno e un’aggravante. Si professa tifoso della Juventus e il Sud, ma non solo, non glie lo perdona.
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