LEONARDO / SILURATO ROBERTO CINGOLANI – I MISTERI

Nel magma di nomine o rinnovi nel parastato appena varato dal governo Meloni spicca senza dubbio il siluramento del numero uno di LeonardoRoberto Cingolani, scelto, esattamente tre anni fa, dallo stesso esecutivo.

Cosa si è rotto nel feeling? Il domandone trova, a botta calda, alcune risposte, tutte politiche.

Così legge la story il leader di + Europa, Riccardo Magi: “Meloni rimuove Cingolani che con Leonardo stava ponendo le basi per un ecosistema di difesa digitale europeo, grazie a Michelangelo Dome, finalmente autonomo da Stati Uniti e Israele”.

Secondo altri, dopo il funesto esito referendario, la premier ha inteso “serrare i ranghi”, scegliendo solo personaggi di stretta osservanza per le aziende del parastato. E genuflettendosi, per l’ennesima volta, al Re del Mondo, alias Donald Trump.

Guido Crosetto e Giorgia Meloni. In apertura Roberto Cingolani

Molte scelte firmate Cingolani, infatti, hanno avuto nel corso del triennio un sapore filo europeista e poco atlantista. A dimostrarlo non c’è solo il Michelangelo Dome, ma anche una serie di accordi raggiunti con svariate aziende: come le francesi Airbus e Thales (concorrenti della Starlink di Elon Musk), il colosso tedesco Reinmethal (che produce mezzi terrestri per la difesa) e con la turca ‘Baykar Technologies’, leader nella strategica produzione di droni militari. Opzioni non poco indigeste per la Casa Bianca, of course.

E a poco sono serviti, per una riconferma, le ottime performance finanziare e anche le rosee prospettive per Leonardo. Solo poche settimane fa, per la precisione il 12 dicembre, in occasione della presentazione del ‘Piano Industriale 2026-2030’, la relazione valutava un incremento “a doppia cifra” rispetto all’anno precedente in tutti i settori del suo business: i ricavi sfiorano i 20 miliardi di euro (+ 10,9 per cento) e gli ordini raggiungono i 28,8 miliardi (+14,5 per cento). Nel triennio i ricavi hanno toccato quota 300 miliardi.

Un altro interrogativo che si pongono non pochi addetti ai lavori: il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato del tutto d’accordo con la decisione presa? Fino a prova contraria, i rapporti con Cingolani sono filati via in pieno accordo nel corso di questi tre turbolenti anni: ad esempio hanno perfettamente condiviso le scelte sul fronte delle nuove ‘guerre ibride’. E allora? Ci sarà un chiarimento? Più che mai difficile, per non dire impossibile: visto che d’ora in poi le truppe meloniane dovranno procedere a ranghi compatti e non è ammessa neanche l’ombra di un dissenso fino alle elezioni 2027, visti gli autogol a raffica messi a segno negli ultimi mesi.

Scorriamo adesso una nota non poco ‘velenosa’ sulla gestione Cingolani appena comparsa su ‘Free4future’, che fa non poca tendenza in campo economico-finanziario.

Il Michelangelo Dome non ha generato una sola adesione concreta. Nessuna massa critica, nessuna operatività. Francia e Germania lo avevano già archiviato: un’idea sulla carta. L’Europa nel frattempo si è data una risposta reale, l’European Sky Shield Initiative: 24 paesi, Germania e Regno Unito inclusi”.

La difesa è un mercato monopsonistico: un solo acquirente, il governo. Un’azienda della difesa che sviluppa programmi non allineati alle priorità del committente non sta esercitando la sua autonomia: sta sprecando risorse su prodotti che nessuno ha chiesto e nessuno comprerà”.

Lorenzo Mariani

Il punto vero è la produzione. I numeri di borsa sono stati brillanti, ma il vento soffiava forte per tutti, con la spesa militare esplosa in tutta Europa. Per i droni, nel frattempo, Leonardo deve appoggiarsi alla Turchia. Helsing, startup tedesca nata nel 2021, vale già il 40 per cento della capitalizzazione di Leonardo”.

Finiamo con alcune note su Cingolani e sul suo successore, Lorenzo Mariani.

E’ per tanti anni un fisico, il primo; dal 2015 al 2019 alla guida del prestigioso ‘Istituto Italiano di Tecnologia’ a Genova. Poi viene richiamato dalle sirene della politica e del management (gli vengono attribuite simpatie per Beppe Grillo e Matteo Renzi). Ecco le tappe, in rapida carrellata, dell’ultimo settennato. Dal 2019 al 2021 è responsabile per l’innovazione tecnologica proprio a Leonardo. Quindi viene scelto da Mario Draghi nel 2021 come ministro per la Transizione Ecologica. Un anno dopo, ottobre 2022, la neo premier Meloni lo nomina Consigliere per l’energia. Ad aprile 2023 l’ascesa al vertice di Leonardo, che termina oggi, dopo tre anni esatti.

Eccoci al successore, una carriera quasi tutta nel ventre di mamma Leonardo (e prima di Finmeccanica). Ha guidato la divisione elettronica per la difesa terrestre e navale; dal 2017 Chief Commercial Officer; poi condirettore generale e Ceo di ‘Leonardo International’. Da un anno è Executive director sales & business development di MBDA, il consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa, di cui ovviamente Leonardo fa parte; è anche managing director di MBDA Italia.


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