Con la ricaduta dell’Intelligenza Artificiale sull’economia mondiale, incombe il problema della conseguente disoccupazione planetaria. Quanti di noi hanno conoscenza di Peter Thiel, socio al top del club degli straricchi del mondo. Thiel è un influente pensatore dell’ecosistema trumpiano, supporter del presidente americano e del suo alter ego Vance, ma soprattutto socio di Elon Musk, cofondatore e ‘padrone’ di Open AI che ha fondato, gestisce e controlla l’Intelligenza artificiale e altri imperi tecno-finanziari. Del trio che domina il potere mondiale con il monopolio delle tecnologie avveniristiche è partecipe Jessica Livingston, “investitrice di capitale di rischio” (Wikipedia). Di Musk, perno del sodalizio, è risaputo il pericolo per il futuro dell’umanità di essere dominati dalla sua follia di sconsiderato, geniale visionario. Ecco il legittimo perché della diffidenza per la rapida, invasiva, incontrollata, invadenza in ogni ganglio della società postmoderna, vissutao in convinta contrapposizione da chi è affascinato per la potenzialità dell’AI e chi analizza le conseguenze destrutturanti sull’ordine costituito del terzo millennio, per quanto imperfetto. In concreto: molte mansioni ripetitive, anche intellettuali, saranno assorbite dall’AI. Ma chi garantisce la compensazione con nuovi ruoli (progettazione, controllo, manutenzione, uso creativo e critico) dell’AI? È pessimismo non giustificato definire dolorosa la transizione? Lavoro cancellato e alternative proposte dai sostenitori della rivoluzione AI: “settimana lavorativa più corta a parità di salario e se la produttività aumenta, il profitto non premi solo il capitale, staffette ‘generazionali, ‘part time senior’”, ovvero utopia. “Le macchine lavorano di più, gli umani’ di meno!” E altro che utopia: “reddito di base, reddito minimo garantito (come a qualche miliardo di lavoratori esclusi dal ciclo produttivo?), riqualificazione”, ma per quali e quante nuove competenze? “Produttività di AI tassata su extra profitti, azionariato diffuso, norme anti trust. Opportunità: volontariato, cultura, ambiente, lavori socialmente utili”. Utopia? Vuoto e miseria o ricchezza di una nuova vita? Un esempio di rassicurazioni di AI, diciamo per chi lavora con l’informazione: “Giornalismo d’inchiesta, analisi e commento, interviste di qualità”. Ma sono da sempre specializzazioni delle redazioni. Affidate all’intelligenza artificiale sostituirebbero, forse al meglio il lavoro umano dei giornalisti e per estensione di artisti, scrittori, poeti, ricercatori, medici, protagonisti dello spettacolo. Nodo cruciale dell’affidamento a Musk, Thiel, Livingston dell’AI: come difendersi dal condizionamento, dalla manipolazione di esponenti di un mondo lontano distanze abissali dalla libertà democratica? Come se non bastasse si propone un altro capitolo del lavoro a rischio di brutale ridimensionamento: la robotica e il sorprendente, potenziale delle stampanti 3d. In Cina un intero villaggio di cento abitazioni è stato realizzato in due settimane con una stampante tridimensionale, a costi incredibilmente bassi. Conclude queste riflessioni una breve, intensa poesia ricevuta in due secondi da AI, protagonista una bambina di Gaza figlia di genitori uccisi dai missili:
“TRA LE MACERIE cammina, piccola ombra senza nome, tra muri che non parlano più.Ha fame, ma più fame ancora di una voce che la chiami. Stringe la polvere come fosse una mano, piange senza suono, per non disturbare i morti. Eppure avanza, un passo dopo l’altro, come se nel suo cuore qualcuno vivesse ancora”
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.






















