È UNA QUESTIONE DI LIMITI

I limiti. Sono il grande problema di Giorgia Meloni e del suo governo. La destra al potere ha infatti ampiamente dimostrato di non avere consapevolezza dei propri limiti, non avrebbe dovuto superarli in nessun caso, pena la perdita della sua considerazione nel paese, dell’efficacia della sua propaganda e del suo appeal politico. L’attacco alla carta costituzionale è uno di quei confini che mai dovrebbe valicare chi fa della perenne propaganda la sua arma principale. La Meloni nel condurre questa campagna referendaria invece ha voluto forzare la mano … ed è andata oltre. E questo, si badi bene, non perché i magistrati siano una casta di intoccabili o per un rispetto formale per la Resistenza e per i partigiani che quella Costituzione hanno voluto e redatta, ma per il modo con cui ha deciso di affrontare la campagna referendaria. Ha dato la netta impressione a tutti di voler alterare l’equilibrio tra i poteri e quindi di lavorare per indirizzare il paese verso una deriva autoritaria. Si è ritrovata allora di fronte un paese che non l’ha più accettata, come aveva fatto sinora e, avendo perso quella sua patina di invincibilità gli elettori le hanno voltato le spalle. Sinora la presidente aveva sempre giocato all’attacco, e questo approccio l’aveva puntualmente premiata, ma ora no. L’attacco alla Costituzione lei non poteva permetterselo. Questo atteggiamento è stato un grave errore che, forse, le costerà molto. Alcuni osservatori sostengono che comunque si era già accumulata tanta sabbia negli ingranaggi della destra al governo e che, la sconfitta al referendum, non è stata solo un fallimento ma un evento che ha rivelato un motore ormai imballato, quasi fuso, che è ormai fermo. Ne deduciamo che la sconfitta è la causa non l’effetto di molti errori politici già fatti dalla premier, è la prova evidente della sua perdita di contatto col sentimento popolare. Una sintonia che era stata forte, ma che ora sembra smarrita, si tratta forse dell’esaurimento di una leadership ormai spenta che si è spinta troppo avanti, guidata da una presunzione smodata e che, per questo, la premier non si è accorta che le truppe non la seguivano più. E poi che senso ha quella sua reazione isterica che l’ha portata a individuare i nemici anche tra i suoi, un atto che appare vendicativo verso alcuni suoi compagni di cordata, ora visti come traditori e individuati come responsabili della sua sconfitta. Solo loro, senza alcuna responsabilità del capo o del suo intoccabile più stretto entourage. La premier ha anche pensato bene di approfittarne per liberarsi di qualche “ingombro” di troppo, come era ormai diventata la ministra Santanché, che si trascinava abbarbicata alla sua poltrona. Ma oggi la Meloni è, quel che si dice, un’anatra zoppa e, forse, si trascinerà così fino alle prossime elezioni politiche. Nessuno può dire se l’attuale opposizione saprà capitalizzare questo enorme vantaggio che ha accumulato in questi giorni o se, presa da ansia da prestazione o dalle immancabili divisioni interne, sceglierà di perseguire un’improbabile unità di tutto il centro sinistra continuando a rincorrere Calenda o altri cespuglietti pur di salvare la faccia. Saprà avviare al suo interno una riflessione seria sui suoi limiti e sulle sue difficoltà. Cosa farà? Ricorrerà a inefficaci cure palliative o si sottoporrà a drastiche cure per sanare la sua precaria salute politica? Questi dovrebbero essere i temi della sua riflessione. E questo sarà ancor più urgente soprattutto se la destra si limiterà, come sembra, a sparare fuochi artificiali per offrire al popolo lo spettacolo delle pubbliche decapitazioni di alcuni personaggi di seconda fila … pur di salvare la sostanza del suo potere.

Questo è quanto accaduto sinora, le scelte fatte e le responsabilità che ne sono seguite. Tutto ciò è riassumibile nella formula citata di incoscienza del limite. La Meloni non si è accorta che stava sbagliando quando ha brandito la questione del troppo potere della Magistratura, quando si è scagliata con insulti e accuse infondate ai magistrati … quasi appartenessero a un ordine eversivo e criminale.

Ecco cosa significa per noi andare oltre. Non vogliamo dire che la Costituzione è intangibile, ma solo che non si può cambiare a colpi di piccone, inibendo ogni ricerca di condivisione con l’opposizione, in Parlamento e nel Paese. Inoltre, questa destra non si è accorta che denunciandoli come antagonisti consapevoli del governo, dunque come soggetti pericolosi e inaffidabili, stava stravolgendo il principio del controllo di legalità, come se la politica avesse inteso chiedere agli italiani, con un semplice referendum, di concedere loro mani libere nell’esercizio del potere.

Questa lettura del risultato del referendum è senza senso, proprio come lo erano le accuse preventive come se veramente, dopo la vittoria del NO, i magistrati avessero potuto liberare stupratori, pedofili, spacciatori e immigrati illegali e poi, come se non bastasse, strappare i figli alle loro madri …  mentre agli antagonisti sarebbe stato concesso di devastare banche e stazioni.

Queste ed altre amenità ha letteralmente detto la Meloni, sembrava Nostradamus, e quando è miseramente fallita la sua assurda profezia, è stato chiaro a tutti quanto la democrazia sia un bene di tutti da difendere sempre con grande determinazione.

 


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