I ‘leggeri’ di Giorgia

Regna sovrana la leggerezza nel regime di Palazzo Chigi. Giorgia, signorina presidentessa del consiglio, ne è l’amministratrice. ‘Leggero’ è il suo amato Nordio, ministro della Giustizia che inciampa in un paio di incidenti di percorso e disvela la vera intenzione della riforma: sottomettere la magistratura al potere di chi governa. Offre così un insperato assist allo schieramento del “NO”. La sua capa di gabinetto Bartolozzi osa definire i magistrati “plotone d’esecuzione” e minaccia “li toglieremo di mezzo”. Il capitolo Giustizia tocca vertici sublimi di leggerezza con il sottosegretario. Passi per le confidenze coperte da segreto e consegnate al co-neofascista Donzelli per uno scellerato attacco alla sinistra, non passa senza conseguenze l’auspicio che i detenuti in auro trasferimento smettano di respirare, ma il troppo stroppia e il vice Nordio diventa socio di maggioranza di una rete di ‘bisteccherie’ con il prestanome del clan mafioso Senese. Cinguetta la sorella d’Italia “Del Mastro. “Abbiamo un sottosegretario ‘leggero’”. Per stornare l’attenzione sul clamoroso evento e illusa di uscire immacolata dal tunnel buio in cui si è infilata, la sorella d’Italia si libera della pluri indagata Santanché prima che i processi la condannino. Con lei, che è incavolatissima, evita la replica dell’aggettivo leggera”. Il liberatorio attributo è presto raccattato nel dotto vocabolario di Giorgia, allorché tale Piantedosi, ministro dell’Interno, primo responsabile del caso Almasri, carico di precedenti attestazioni di razzismo anti migranti, sposato e padre di due figli, sfugge al diritto-dovere di difendere la divagazione extraconiugale svelata dalla ‘fidanzata’ Claudia Conte. Lo ‘scoop’ si sospetta progettato dalla giornalista che, sarebbe l’agente segreto di un complotto ordito per salvare Salvini da un triste viale del tramonto, riconsegnandogli il dicastero del Viminale. Per tenersi in allenamento l’ex borgatara della Garbatella, si compiace di guardarsi nello specchio del “chi è la più bella del reame” e l’esito dell’angelica visione è l’auto candidatura a presidentessa dei “leggeri”. Ella farfuglia la richiesta di assoluzione dall’accusa del selfie che la ritrae in amichettevole, sorridente vicinanza con un pentito del clan Senese, di cui è prestanome il socio ‘bisteccchiere’ del più che “leggero” Delmastro. E ‘leggero’, come una piuma di pavone, è  anche il ‘sensazionale’ Giuli, ministro della cultura. Il suo dicastero, molto probabilmente per non ‘disturbare’ il presidente egiziano al Sisi, che ha sviato le indagini sulle torture e l’assassinio di Giulio Regeni, nega il finanziamento pubblico al docufilm sul ricercatore, opera di evidente valore civile e culturale, testimonianza di come il riformato sistema di assegnazione dei fondi al cinema della Meloni è gestito con criteri politicizzati.

Appello. Chi vuol bene a “Soy Giorgia…eccetera” sia prodigo di consigli. L’inviti a oltrepassare la pagina del dizionario che contiene l’aggettivo “leggero”, così da evitare rivendicazioni per il plagio di una bella canzone di Modugno ritoccata così: “La leggerezza sai è come il vento, che fa dimenticare chi non s’ama…


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