LADY DIANA / STAVA PER DENUNCIARE LA RETE PEDOFILA ALLA CORTE REALE

Tutti ormai sanno – tranne le autorità giudiziarie inglesi e francesi – che la principessa Diana Spencer è stata ammazzata quella tragica notte del 31 agosto 1997 sotto il ‘Pont de l’Alma’, a Parigi.

La mitica Lady D. ‘dove morire’, dava troppo fastidio e creava problemi troppo grossi per Buckingham Palace. Vuoi per la sua love story con Dodi al-Fayed, vuoi per le sue anticonformiste scelte umanitarie, ad esempio il suo impegno per la causa palestinese che molto infastidiva il Mossad. Vuoi per quel che stava scoprendo nei reali appartamenti della Corona…

Ma per gli inquirenti, che hanno ben presto archiviato il caso, si è trattato solo di un tragico incidente, colpa del solito destino cinico e baro.

Ora, una lunga e super dettagliata contro-inchiesta firmata da Cesare Sacchetti e pubblicata sul suo blog, ‘La Cruna dell’Ago’, mette insieme tutti i tasselli del puzzle e porta alla luce una serie di episodi oscurati dai grossi media, pressoché ignorati da noi e, soprattutto, mai tenuti in alcun conto dagli inquirenti. Per la serie: i buchi neri e i Misteri di Stato (ben compresi i maxi depistaggi) non finiscono mai….

Non poche piste portano al mondo della pedofilia e, guarda caso, al tandem salito anni fa alla ribalta delle cronache e composto dal super-faccendiere e spia del Mossad, Jeffrey Epstein, e dalla inseparabile amica e socia Ghislaine Maxwell, figlia del magnate dell’editoria e anche lui agente coperto del Mossad, ossia Robert Maxwell.

Ghislaine Maxwell. Sopra, Lady Diana

La dirty story ambientata nelle ovattate stanze di Buckingham Palace vede un altro protagonista in campo, il conduttore radio Jimmy Savile, “l’orco per eccellenza della pedofilia inglese – scrive Sacchetti – l’uomo che quando venne convocato anni dopo, nel 2011, dalla procura generale britannica per chiedergli conto delle sue interminabili liste di abusi sui bambini, almeno 400, minacciò di ricorrere alla protezione della corona per essere lasciato in pace: minaccia che gli valse subito la libertà”.

Più volte Diana aveva sottolineato al consorte Carlo quanto quella presenza le risultasse sgradita, ma Carlo faceva sempre spallucce e se ne fregò altamente del consiglio di allontanarlo da corte.

Ma nel real palazzo Savile non era il solo. Altri ‘loschi figuri’ vi si aggiravano.

Lo stesso mentore di Carlo, Lord Louis Mountbatten, cugino della regina Elisabetta, era un noto pedofilo, ben conosciuto dall’intelligence Usa.

La stessa Elisabetta fu espressamente accusata di pedofilia e addirittura del rapimento di minori da parte di Willian Combes, un canadese che aveva raccontato come la regina e il principe consorte Filippo d’Edimburgo fossero coinvolti nella sparizione di diversi bambini, rapiti il 10 ottobre 1964 della scuola cattolica di Kamloops.

Doveva testimoniare in tribunale, Comes, ma non poté farlo: perché morì in circostanze misteriose – solo pochi giorni prima della clamorosa deposizione – all’ospedale Saint Paul di Vancouver (in Canada) dopo una fatal iniezione.

Secondo l’allora valletto reale George Smith, Diana aveva cominciato a raccogliere confidenze e testimonianze di diverse persone abusate a casa Windsor: dove Epstein e Maxwell (che detestava Diana in modo viscerale) erano proprio di ‘casa’. Strettissimi, come si sa, i rapporti con il principe Andrea; ma certo non solo.

Eccoci ad una data strategica, maggio 1995. Quando Diana scrive di suo pugno una lettera al suo maggiordomo personale, Paul Burrell, dal contenuto esplosivo: gli confida, infatti, tutti i suoi sospetti sul marito Carlo che “sta pianificando un incidente”. Quando il contenuto del messaggio salta fuori così titola ‘The Royal Observer’Diana’s letter hints her death may have involved foul play: my husband in plannig an accident

 

Incredibile come quella lettera e quell’articolo siano passati sotto silenzio e non siano stati utilizzati per far finalmente luce sul real assassinio.

Come detto, Diana dava molto fastidio anche al potentissimo Mossad: di tutta evidenza non solo per le sue petizioni pro palestinesi, ma soprattutto perché  Epstein (così come Robert Maxwell) erano appunto agenti sotto copertura dei servizi segreti di Tel Aviv.

Lo ha denunciano con forza un ex ufficiale dei servizi segreti britannici, l’MI6, ossia Annie Machon. In un video affermò che Lady D. rappresentava “una minaccia per il potente gruppo sionista e la sua morte era considerata necessaria per il Mossad”. Così è titolato un suo post: “Annie Machon, former british intelligence officer: Diana was a threath to the Israeli lobby”.

Vi proponiamo la molto significativa lettura del pezzo messo in rete il 31 marzo scorso da ‘La Cruna dell’Ago’, titolato  L’omicidio di Lady Diana e il ruolo dei servizi inglesi e francesi

 


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