È stata molto alta l’affluenza alle urne per questo referendum costituzionale pensato contro la magistratura. È stata una prova della considerazione di cui gode ancora tra la gente la nostra Costituzione. Chiunque prova a toccarla nelle sue parti essenziali si brucia mani e credibilità. Il clima nel paese ora è cambiato, cosa dimostrata dalle impreviste dimissioni di tanti personaggi discussi di questa compagine governativa, la premier ha allontanato subito il sottosegretario Del Mastro e la capa della segreteria di Nordio Giusy Bartolozzi, rei di gravi errori di comportamento e di prese di posizione discutibili. Il primo per aver inanellato una serie di errori comportamentali negli ultimi due anni, dalla vicenda della festa goliardica tra camerati finita con un colpo di pistola e un involontario ferimento, all’avere incautamente avviato una società per la gestione di un ristorante a Roma con la figlia di un noto mafioso di cui non poteva non sapere … anche per le numerose foto postate sui social che li ritraevano sempre abbracciati e sorridenti. La seconda per le incaute dichiarazioni contro i magistrati fatte nel corso di una trasmissione televisiva nella quale ha utilizzato frasi offensive quando ha definito il lavoro dei magistrati simile a quello svolto da un “plotone di esecuzione”. Le terze dimissioni, ottenute con enormi difficoltà, sono state quelle della ministra Santanché. C’è voluto un perentorio intervento della premier per farle scollare il sedere da quella poltrona ministeriale, che non voleva proprio lasciare anche per poter affrontare da una posizione di privilegio i numerosi processi che ha in sospeso. Non vuole perdere quello scudo dalle inchieste della magistratura (una di queste è addirittura per truffa allo Stato) opportunamente auto attribuitosi dal governo. Concepito per difenderlo da possibili indagini contro i suoi incauti esponenti o, forse, anche per timore di improbabili vendette da parte di quei magistrati, sino a ieri offesi e vilipesi nel corso di questa campagna referendaria. La malafede, si sa, produce questo tipo di paure.
Gli italiani hanno dato prova di grande responsabilità. Gli elettori, pur consapevoli del malfunzionamento della nostra giustizia, hanno votato in massa per respingere quel rabberciato progetto di riforma costituzionale, proposto da Nordio senza nessun confronto, che ha modificato ben sette articoli costituzionali al solo scopo di mettere al riparo il governo dal controllo di legalità. È stato ora interrotto quel progetto criminale del governo Meloni di replicare il percorso tracciato da Orban in Europa e ripetutamente indicato dal presidente Trump. Questo progetto reazionario non è mai piaciuto agli italiani, come non piacciono i comportamenti aggressivi di Trump e dei suoi sostenitori italiani, Questi hanno cominciato a rendersene conto prendendo le prime timide distanze dalle assurde richieste trumpiane di farci partecipare alle sue personali guerre di aggressione, agite per compiacere gli amici israeliani e per sostenere il loro delirante progetto di costruire una “grande Israele”, quella voluta da Dio quale grazioso dono al suo feroce popolo eletto. Ma anche per creare un danno agli odiati ex alleati europei e, soprattutto, alla Cina che utilizza quello stretto per i suoi commerci.
Ma torniamo al Referendum. Dicevamo che hanno votato in tanti con un’affluenza che non si vedeva da anni, in molte città ha superato il 60% arrivando a Napoli ben oltre il 70%. Dato incredibile e inatteso. Ma attenzione, questo voto non va meccanicamente trasferito a eventuali elezioni politiche. Sarebbe un errore gravissimo e molto, molto pericoloso per il centrosinistra. Certo un risultato è evidente. Quell’alone di onnipotenza che circondava la premier si è gravemente incrinato, aprendo una crepa gigantesca nella ferrea compattezza della compagine governativa e le dimissioni della ministra del Turismo sono solo uno dei segnali indicativo di una possibile riscossa elettorale. Hanno votato stavolta una grande parte di quel partito del non-voto, che raccoglie una fetta enorme del corpo elettorale del paese soprattutto tra le fasce più giovani, e nessuno dovrebbe pensare di averlo già riconquistato a un impegno attivo. Sarebbe un errore gravissimo, foriero di future delusioni. Cosa che ha ben capito la presidente Meloni che ha subito messo in atto forti contromisure, mettendo alla porta i personaggi più discussi pur di salvare sé stessa e il suo governo da una possibile débâcle elettorale.
Ancora una volta i sondaggisti hanno sbagliato clamorosamente tutte le loro previsioni. Avevano scommesso sulla vittoria del NO in caso di una bassa percentuale di votanti, mentre sostenevano che avrebbe probabilmente favorito il SÌ una improbabile affluenza vicina o superiore al 50 per cento. In realtà questo modello previsionale si fondava sul presupposto (errato) di una maggiore fedeltà del corpo elettorale alle indicazioni dei loro partiti di riferimento, cosa che è stata clamorosamente smentita dalle urne. La gente ha deciso come votare pensando con la propria testa, senza farsi influenzare dalle volgarità e dalle fragili argomentazioni dei fautori del SÌ.
Infine, nel PD, risulta nettamente respinta la fronda migliorista contro Elly Schlein, così come le illusioni di riconquista del PD da parte di quella componente guerrafondaia capeggiata dai vari Picierno, Fassino e Minniti.
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