Ad oltre 31 anni dall’omicidio – fino ad oggi spacciato per ‘suicidio’ – del braccio destro di Paolo Borsellino, ossia il maresciallo del Ros dei carabinieri Antonio Lombardo, il caso viene finalmente riaperto dal gip del tribunale di Palermo Walter Turturici.
Uno dei tanti buchi nera della nostra storia, uno dei troppo Misteri e, soprattutto, Depistaggi di Stato, a cominciare proprio quello della strage di via D’Amelio. I cui mandanti ed esecutori erano stati scoperti dal coraggioso maresciallo. E per questo motivo venne anche lui trucidato.
Partiamo dalla news. Tre anni e mezzo fa i figli Fabio, Rossella e Giuseppe Lombardo presentano alla procura di Palermo una nuova denuncia per l’omicidio del padre, avvenuto la mattina del 4 marzo 1995 nel cortile della caserma Bonsignore di Palermo. I legali della famiglia, Alessandra Delrio e Salvatore Traina, assistiti dai consulenti Gianfranco Guccia e Claudia Sartori, redigono un ponderoso esposto (ben 400 pagine) in cui vengono dettagliate tutte le clamorose anomalie del giallo, in fretta archiviato dalle toghe del palazzo di giustizia palermitano.
Alcune delle quali sono davvero clamorose e fanno rizzare i capelli: dimostrano, per l’ennesima volta ce ne fosse mai ancora bisogno, quanto la giustizia ormai da tempo immemorabile sia totalmente negata e calpestata: dai casi ‘eccellenti’ a quelli di ordinaria dis-amministrazione.
Vediamone solo le più grosse.
A cominciare dalla mancata autopsia, non effettuata per ‘motivi di umanità’: così motivarono gli inquirenti, degli autentici samaritani.
Continuando con l’altrettanto mancata perizia calligrafica della lettera trovata sul sedile dell’auto accanto al corpo insanguinato e con un colpo alla tempia di Lombardo: guarda caso, in quel mare di sangue, la lettera risultava del tutto indenne da macchie di sangue. E la perizia calligrafica, oltremodo importante, incredibilmente non venne effettuata.
E poi. Il corpo stesso di Lombardo – scrivono i legali – era posizionato in modo del tutto innaturale per la dinamica di un suicidio: una ‘scena hollywoodiana’, commentano, che si vede lontano un miglio ‘costruita’ dall’autore o dagli autori del crimine.
Ancora. Nessuno, tra i tanti carabinieri che sono stati chiamati a testimoniare, ha sentito a quell’ora un colpo di pistola: tranne il famoso (o meglio famigerato) capitano Sergio Di Caprio, alias ‘Ultimo’, salito alla ribalta delle cronache per il giallo della cattura di Totò Riina. Ecco un pezzo della voce a lui dedicato. E’ del 7 aprile 2024
‘ULTIMO’ DEGLI ULTIMI / DAL COVO DI RIINA ALLE EUROPEE, ARIECCOLO
Non è finita qui. Perché ci sono anche i gialli della borsa e dell’agenda di Lombardo: guarda caso come nel giallo Borsellino, con il mistero della borsa sparita e della celebre agenda rossa volatilizzata.
Due interrogativi alti come due grattacieli sorgono spontanei.
Come è possibile che i precedenti magistrati abbiano indagato a vuoto e archiviato il caso, non rendendosi minimamente conto di queste colossali anomalie?
E come mai lo stesso caso, riaperto a febbraio 2023 dopo la denuncia presentata dai figli, ha rischiato pochi mesi fa di fare la stessa fine, visto che la Procura di Palermo ha chiesto di nuovo l’archiviazione? Tutti ciechi nel tribunale del capoluogo siciliano?
Per fortuna qualcuno ci vede ancora, come Turturici, che ha respinto con fermezza la volontà di ri-archiviare il tutto. E ora ha sei mesi di tempo per rispondere a quelle domande rimaste fino ad oggi – incredibilmente – senza alcuna risposta.
Il gip, infatti, intende coprire al più presto quelle lacune e far luce su quelle anomalie. In primo luogo facendo riesumare il corpo del maresciallo per poter finalmente effettuare l’autopsia. Poi facendo eseguire la perizia calligrafica, incredibilmente ‘sfuggita’ ai precedenti inquirenti. E’ quindi la volta di una nuova perizia balistica sulla pistola di ordinanza del maresciallo e il caricatore. Ancora: il gip chiede alcune testimonianze da non poco, come quella del generale del Ros in pensione Michele Riccio e del tenente colonnello Giuseppe Arena, riguardo la sorte toccata alla borsa e all’agenda che erano nell’auto di Lombardo.
Speriamo non accada quanto è successo (e sta ancora succedendo) con un altro colossale Depistaggio di Stato, quello di Ilaria Alpi: il gip romano Andrea Fanelli, dopo ben 6 anni, deve ancora decidere se archiviare o meno il caso della giornalista ammazzata a Mogadiscio con il fotoreporter Miran Hrovatin. I rituali 6 mesi di indagini diventati incredibilmente 6 anni!!
Così dichiarò Fabio Lombardo davanti alla Commissione Antimafia, presieduta da Nicola Morra, il 19 novembre 2021: “Nel 1997 l’inchiesta sulla morte di mio padre venne archiviata con i magistrati che si dicevano certi del suicidio. Io ho letto le testimonianze ed emerge che nessuno parla di un colpo d’arma da fuoco Noi abbiamo un cadavere, con una pistola in mano e una lettera sul sedile destro. Da questo, secondo loro, si evince il suicidio”.
Da rammentare che il maresciallo Lombardo raccolse, tra l’altro, le ‘confessioni’ del pentito Salvatore Cancemi, proprio sulla strage di via D’Amelio. Un più che possibile movente per farlo tacere.
E, ancora, da rammentare altre parole del figlio Fabio, a proposito di un colloquio con la vedova Borsellino: “A dicembre 2006 la chiamai per invitarla alla presentazione del libro ‘Uno sparo in caserma’. E con l’occasione le dissi se poteva confermare che mio padre nel 1995, pochi giorni prima di morire, la chiamò dicendo: ‘a breve porterò la verità sulla morte di suo marito su un vassoio d’argento’. Le mi rispose: ‘Non solo è vero, ti dico di più. Così come tuo padre promise di prendere Totò Riina, promise che sarebbe arrivato alla verità su mio marito. Ma poi è morto’”.
Continua amareggiato Fabio: “Siamo nel 2020 e ci sono processi sui depistaggi e sui misteri delle stragi. Ma già 25 anni fa un maresciallo era arrivato alla verità su via D’Amelio”.
Per questo, vi proponiamo la lettura di un pezzo che abbiamo pubblicato proprio 6 anni fa. E’ infatti del 17 febbraio 2020
ANTONINO LOMBARDO / “SUICIDIO” DI STATO, 25 ANNI FA
Ecco invece uno degli ultimi pezzi messi in rete sul maxi Depistaggio per via D’Amelio. E’ del 1 gennaio 2025
PAOLO BORSELLINO / A 33 ANNI DALLA STRAGE, RIECCO LA PISTA “MAFIA-APPALTI”
Comunque, per leggere tante altre inchieste di questi anni, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare SALVATORE BORSELLINO. Ne ritroverete a iosa.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.





















