Irrompere nell’albergo alle sette del mattino, violare la privacy di una donna, il suo ruolo istituzionale di eurodeputata: perché e per mandato di chi? Il ‘caso’ Salis ha precedenti nella disumana violenza subìta con l’illecita detenzione nel carcere lager di Budapest, nel Paese dell’autocrate Orban che non fa mistero di agire in contiguità con il nazifascismo. La Salis vittima di quella drammatica esperienza è stata individuata dalla destra europea e dall’Italia prigioniera dell’insipienza che ha generato il regime melonista, come bersaglio perfetto per giustificare l’aggressione ai movimenti antagonisti.
NON C’È PACE per l’ex borgatara della Garbatella. Stordita da una tegola dopo l’altra che le piove sulla testa, elabora l’ipotesi di elezioni politiche anticipate, ma prima dello stato attuale di prostrazione, l’abbandona rapidamente per evitare quello che paventa l’amico Belpietro, il “Suicidio della destra”. Induce a pietosa solidarietà la rapida successione inciampi che la ‘sorella d’Italia’ è costretta a driblare per attutire il rumore mediatico del tonfo inaspettato. Del prossimo c’è un chiaro preavviso: l’impero economico-televisivo dei Berlusconi non può fare a meno della sponda politica della destra e si susseguono le incursioni di Marina. Forte del ruolo di partner finanziario di Forza Italia manovra a latere la rivisitazione del partito privo di personalità politica, guidato da soggetti inadeguati.
Nello scenario per ora di fantapolitica si profila la prospettiva di un nuovo soggetto, di un coagulo dello sparpagliato pianeta dei moderati ricomposto con l’adesione di Calenda, Noi moderati, del segmento veneto delle Lega, dei cosiddetti riformisti del Pd. La sciagurata ipotesi incombe sulla coalizione Pd, 5Stelle, Avs, +Europa e l’incognita di che farà Renzi. Nell’immediato? Stop al time out del dopo referendum, rapido via all’incontro-scontro per scrivere il progetto da sottoporre al popolo degli scontenti, veloce ‘yes’ alla completa riconciliazione dell’innovativo tandem della sinistra Conte-Schlein liberato dal rebus delle divisive ‘primarie. Utopia? Forse, forse ottimismo della ragione.
IL CONQUISTATORE
Trump e l’Iran; “Abbiamo vinto”: in Kentucky: “Lasciatemi dire che abbiamo vinto. Sapete, non è mai bello annunciare la vittoria troppo presto. Abbiamo vinto”. Come no, ma quale vittoria? Due settimane dopo, l’Iran sembra avere il sopravvento. Per i suoi sostenitori che riempiono i carrelli della spesa la sua pretesa di vittoria è davvero difficile da digerire. Trump definito gli alleati della NATO “codardi” e ha rivolto loro una serie di insulti ma sembra incapace di piegarli alla sua volontà. La guerra con l’Iran è una sfida per il tycoon, abituato a cavarsela distorcendo i fatti. Il conflitto ha indebolito il sostegno a Trump all’interno del suo stesso partito. Trump non ha la tendenza ad accettare la sconfitta con dignità. Il suo mantra è non ammettere mai la sconfitta. IL suo gradimento è sceso al livello più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca. Attendibile sondaggio: solo il 36% degli americani approva l’operato di Donald Trump. Solo il 29% approva le decisioni che sta prendendo. È aumentato è il numero di repubblicani che disapprovano la sua gestione del costo della vita, passato dal 27% al 34% in una sola settimana. Trump ha annunciato che la guerra stava per finire, affermazione smentita dall’Iran.
TRUMP MUST GO NOW
Maxi protesta contro Trump, messaggio gigante sulla spiaggia di San Francisco: centinaia di partecipanti disposti sulla spiaggia si sono disposti per formare la scritta in lettere maiuscole visibile anche a grande distanza: “DEVE ANDARSENE SUBITO
SATIRA=FANTASIA
Fratelli d’Italia, sottosegretario Delmastro, la famiglia del bosco. Trasformate dalla creatività dell’intelligenza naturale di un internauta Facebook, di cui in questo momento non ho memoria, sono state così trasformate: Fratelli di Taglia / Sottosegretario Delmarcio / La famiglia del losco.
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