Per la Meloni non ha fine la ‘via crucis’ post referendum: “corruzione”, in corso perquisizioni al ministero della Difesa, Rfi, Terna, Rfi, Polo Strategico Nazionale. 26 gli indagati (anche generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori) per turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Indagine, coordinata dal sostituto Lorenzo Del Giudice. Presunte irregolarità negli appalti informatici. Si ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio. Operazione della Procura di Roma.
Ci chiediamo cosa manca alla narrazione del “go out” di Delmastro, Mastro, Santanchè e Bartolozzi che ha costretto l’improvvisamente mansueta borgatara della Garbatella a cliccare sull’icona vocale dell’audio per attenuarlo e mostrarsi in versione dimessa, struccata, addobbata come una brava massaia che attiva la respirazione post notturna nel giardino di casa (pardon della villa da star hollywoodiana, acquistata di recente) e che con toni di finto buonismo avverte urbi et orbi che non è successo nulla, non s’interromperà il radioso cammino di un regime del nulla che s-governa ‘Italia. Se non interviene la mannaia della prescrizione, di cui è responsabile la lentezza operativa della giustizia, forse da cittadini probi, rispettosi della legge assisteremo alla conclusione dei processi che incombono sulla testa di Delmastro e della Santanchè. Ma atteniamoci al presente: i due soggetti sono stati estromessi dai ruoli istituzionali di ministra e sottosegretario, non dal Parlamento e privi di dignità istituzionale non rinunciano a percepire i privilegi economici di deputati.
Come cantava Rascel, “passata la bufera” l’amica Giorgia ripagherà il sacrificio dell’esodo dal governo con incarichi alternativi. Tra l’altro non risulta la revoca della signorina presidentessa del consiglio a Delmastro come suo legale di fiducia. Cartina di tornasole: la proposta di rimettere in circuito la Bartolozzi a capo di una società partecipata. Manca al racconto anche un nuovo tassello dell’interessata volubilità della presidentessa e nell’ordine, il tentativo di dissociarsi dalla follia bellica dell’amico Trump e lo sconcertante balletto della data per le prossime elezioni politiche. Prima della mazzata subita dall’esito del referendum e delle conseguenze sulla sbandierata solidità della destra a trazione Fratelli d’Italia, Giorgia tifava per andare subito al voto; dopo il disastro l’idea di sottoporsi al giudizio degli italiani è rapidamente tramontata. Ora a voler anticipare le elezioni è la Schlein, a nome del ‘campo largo’. Alla cronaca di quanto accade politicamente manca la farsa tragica di Nordio, ineffabile esecutore della guerriglia contro la magistratura scatenata dalla Meloni. Si assolve e s’illude di farla franca per disistima degli italiani. È sospetta l’intrusione nella politica di un’‘estranea’, qual è Marina Berlusconi, che si è spesa per il “SÌ” in memoria della furia anti magistratura del padre e sfiducia Gasparri (perché lui e non Tajani?). È lei a paventare altre epurazioni di forza-italioti bocciati e chissà che non faccia lei stessa irruzione nell’agone politico sperando in un “Meno male che Marina a c’è” dei sopravvissuti alla ‘debacle referendum’. Una curiosità inevasa: senza dubitare neppure per un attimo della ‘rivoluzione giovanile’ sul netto prevalere del “NO”, quanto si deve all’invito non esplicito, ma ugualmente propositivo, espresso pubblicamente dal cardinale Zuppi alla vigilia del voto?
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