GIALLO ATTANASIO / LE TRE PISTE. E RISPUNTA MARIO SCARAMELLA…

Sono appena passati 5 anni dell’omicidio del nostro diplomatico Luca Attanasio in Congo, ed  improvvisamente nel giro di pochi giorni il giallo si infiamma.

E piombano sulla scena tre piste.

Una porta ad una serie di misteriose connection nazionali e internazionali che ruoterebbero intorno a grossi interessi economici, forse le risorse minerarie del paese.

Andrea Di Giuseppe. Nella foto di apertura, tratta dal blog “Per la Pace”, Luca Attanasio con i bambini del Congo

La seconda fa riferimento un traffico illecito di visti e passaporti appena denunciato da un parlamentare di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe, in un esposto presentato al Nucleo di Polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle di Roma.

La terza, illustrata in un lungo reportage messo in rete dal blog ‘la Cruna dell’Ago’ curato da Cesare Sacchetti, punta i riflettori su un vasto giro di traffici pedofili che Attanasio avrebbe scoperto e per il quale avrebbe pagato con la vita.

Partiamo da alcune news per poi esaminare con attenzione le tre piste. Con una sorpresona lungo il percorso, in perfetto clima pasquale…

 

FINORA BUCHI NELL’ACQUA

Qualche risultato all’attivo – ma inutile – c’è pure.

Nella capitale del Congo, Kinshasa, si è svolto un processo che ha visto la condanna all’ergastolo di sei personaggi. Ma sulla story è subito calato il silenzio e non si hanno dettagli; né la Farnesina s’è attivata più di tanto per saperne qualcosa.

Alla Procura di Roma il caso è stato sbrigativamente ‘risolto’ con il classico ‘non luogo a procedere’, vista l’impossibilità di indagare su due dirigenti PAM (il ‘Programma Alimentare Mondiale, ndr) accusati di omicidio colposo, per il semplice motivo che i due hanno invocato l’‘immunità diplomatica’.

Doppio BOH

Siamo alle solite: la giustizia di casa nostra è ridotta a livello di quella congolese, con procedimenti kafkiani che non cavano MAI un ragno dal buco: e tutto resta invariabilmente avvolto nei misteri. A Roma, del resto, siamo sempre rimasti allo storico ‘Porto delle nebbie’.

 

 

PRIMA PISTA. E ARIECCO LO 007 SCARAMELLA…

Eccoci allora alla prima pista seguita dalla famiglia del nostro diplomatico, la quale ha deciso di svolgere una serie di indagini ‘difensive’.

Mario Scaramella

Così infatti si legge in una nota: “L’avvocato Rocco Curcio sottolinea come, nonostante le difficoltà di cooperazione giudiziaria con le autorità locali, la famiglia abbia intrapreso una propria strada investigativa in stretta collaborazione con la Procura di Roma. In questo contesto opera Mario Scaramella, esperto in scenari africani complessi con collegamenti a studi legali londinesi. Il team da lui coordinato ha raccolto sul campo indizi depositati presso i magistrati romani per offrire vettori di indagine finora inesplorati, volti a trasformare le informazioni acquisite in prove processuali”.

Scrive RaiNews: “Le indagini evidenziano piste riconducibili a gruppi armati, crimini transnazionali e interessi economici su risorse strategiche. Sullo sfondo emergerebbero appetiti legati alla miniera di Luesha da parte di potenze regionali, milizie come l’M23 e strutture dedite ai traffici illeciti; oppure un tentativo di creare un incidente per giustificare l’azione dell’M23 nella Repubblica Democratica del Congo”.

Come si vede, uno scenario che più intricato, nebuloso e poco decifrabile non si può.

Ma la notizia che desta il più forte interesse è veder riemergere, dalle nebbie di un fosco passato, il nome di tale Mario Scaramella, addirittura nelle vesti di super consulente del team impegnato nelle indagini volute dalla famiglia.

Ma sarà proprio lui? L’uomo del giallo Litvinenko ucciso con in fatale tè al polonio? L’uomo dell’affaire Mitrochin? Il pseudo esperto di scenari internazionali? Lo spione di tanti intrighi a livello mondiale?

Purtroppo, pare proprio di sì. Se andate su wikipedia e leggete il suo pedigree giudiziario vi correranno i brividi lungo la schiena.

La copertina della Voce di dicembre 2006

Una ventina d’anni fa esatti la Voce scrisse una serie di inchieste su mister Scaramella, una delle quali – pubblicata a dicembre 2006 – vinse il Premio Saint Vincent di giornalismo. Era intitolata “La vera storia dello 007 napoletano – SERVIZI & SEGRETI

E basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page, digitare MARIO SCARAMELLA per trovare non pochi articoli e inchieste sul sempre eclettico e misterioso personaggio.

Un mistero nel mistero, comunque, il nome del super consulente che si avvale di grossi legami londinesi e fa sfoggio di una conoscenza perfetta dello scenario politica africano. Un tempo bazzicava negli ambienti dell’est: ha pensato forse di cambiare aria e latitudini?

 

TRA VISTI FASULLI E TRAFFICI DI MINORI

Passiamo alla seconda pista che nasce, come accennato, dall’esposto-denuncia del deputato FdI Di Giuseppe. Si tratta – spiega nel verbale di consegna alla GdF capitolina – di “situazioni penalmente rilevanti con testimonianze e prove documentali”. Le quali, a suo parere, attesterebbero una serie di traffici illeciti di visti italiani a Kinshasa.

E si basa soprattutto sulla testimonianza di un ‘supertestimone’, ossia di un “diplomatico del ministero degli Affari esteri che è stato a conoscenza dei fatti”. Nella sua denuncia Di Giuseppe scrive esplicitamente di “gravi irregolarità in merito alla concessione dei visti” che risale al periodo precedente lo stesso incarico di Attanasio. Il quale, poi, avrebbe scoperto il racket, che prevedeva l’acquisto del visto per 7 mila euro in totale (5 mila per il visto più 2 mila per il biglietto aereo), “con il coinvolgimento di reti locali e internazionali”.

Non è finita qui: perché “le anomalie era già state portate all’attenzione delle strutture competenti della Farnesina tra metà maggio 2016 e luglio 2017. Ciononostante – viene aggiunto – non sono stati presi provvedimenti dai governi dell’epoca, né per smantellare il racket né per tutelare l’incolumità del personale diplomatico italiano a Kinshasa”. Attanasio, quindi, “non sarebbe stato tutelato con sistemi e protocolli di sicurezza adeguati”.

Nasce in un’ottica diametralmente opposta il lungo e dettagliato reportage che vi proponiamo, messo in rete da Cesare Sacchetti nel blog ‘la Cruna dell’ago’ e titolato  La verità insabbiata sull’omicidio dell’ambasciatore Attanasio: il traffico pedofilo in Congo

 

Eccone alcuni passaggi salienti.

L’ambasciatore Attanasio in realtà ha toccato fili molto più pericolosi e delicati di quelli d’un ‘semplice’ traffico di visti. Il traffico di passaporti e di permessi per l’Italia nel continente africano è qualcosa che va avanti dalla notte dei tempi”. E quindi certo non può essere il movente per un così efferato triplice omicidio: perché, rammentiamolo, oltre ad Attanasio vennero uccisi da un commando anche il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milanbo.

Vittorio Iacovacci

Ma ci fu, appena due settimane dopo, un altro omicidio ‘eccellente’: quello del procuratore militare William Hassani, che aveva appena aperto le indagini sul triplice assassinio. E sul quale è calato immediatamente un omertoso silenzio politico e mediatico.

Scrive Sacchetti: “Ucciso da un commando con modalità molto simili. Hassani venne crivellato di colpi e la sua inchiesta sulla uccisione di Attanasio finì ancora prima di cominciare”.

C’è un evidente legame tra queste due morti, un filo rosso che non riconduce ad una presunta storia di visti falsi, ma ad un vasto traffico pedofilo sul quale Attanasio aveva iniziato da poco ad indagare; ma sembra che nessuno voglia seguire questo filo”.

E conclude: Sembra che tutti preferiscano alzare cortine fumogene e non indagare su mandanti molto eccellenti. Gli stessi mandanti che da decenni hanno trasformato il Congo in un porto sicuro della rete pedofila delle Nazioni Unite”.

Parole che pesano come macigni.


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