REFERENDUM / GRANDI GIURISTI A SCAMPIA, BARRA E PONTICELLI 

Ha ragione Francesco Verderami: chi ha votato per il NO, dovrà astenersi, d’ora in poi, dal parlare di casi di mala giustizia.

Qualcun altro invece ha avuto torto. E’ il procuratore Nicola Gratteri secondo cui, come ha detto pochi giorni prima del voto, avrebbero votato per il Si’  camorristi, imputati e massoni. Sostenuto dal magistrato Nino Di Matteo: «Io sono perfettamente d’accordo con Nicola Gratteri per un motivo fondamentale: assieme alle persone perbene che voteranno sì” al referendum, “voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”» (Ansa).

Noi non sappiamo come hanno votato gli iscritti alla massoneria, ma una cosa possiamo dirla con certezza. A Napoli, nei quartieri più poveri e degradati, c’è stato un plebiscito di NO. Al punto che – cito dal quotidiano Roma di oggi – «Napoli è la migliore tra le grandi città per il risultato del No al referendum sulla giustizia, con il 75,49 per cento degli elettori che si sono espressi per bocciare la riforma». Il top a Scampia, con l’83,57%. Punte dell’81,79 a Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio. A Piscinola-Marianella si è arrivati al 79,49.

Vogliamo essere ottimisti e ci auguriamo che quell’80 per cento e passa di elettori avesse esaminato a fondo e compreso il significato della riforma, prima di scegliere. Solo che si tratta degli stessi quartieri dove dilaga la povertà materiale, sociale ed educativa della popolazione campana e nazionale.

I dati sull’abbandono scolastico in Italia nel  Report “Giovani e periferie 2025” parlano chiaro. Presentati alla Camera nel dicembre dello scorso anno dalla fondazione Con i bambini e Openpolis, vengono definiti dalla stampa “spaventosi” (Napoli Today ad esempio), perché spiegano anche la devianza criminale giovanile, correlando povertà e dispersione scolastica.

Nel quartiere Pendino di Napoli (dove il 77,11% ha votato NO) l’abbandono scolastico supera il 35,8 per cento. Alta anche la quota dei “Neet”, ragazzi e ragazze che non lavorano né studiano. I napoletani tra 15 e 29 anni in questa situazione è pari al 29,7% nell’intero comune. Si tratta del terzo valore più alto tra i 14 capoluoghi metropolitani, superato solo da Catania (35,4%) e Palermo (32,4%), altre capitali del NO. Anche per i neet il record negativo è del quartiere Pendino: 30,02%.

Da non sottovalutare, poi, il dossier della Caritas diffuso a dicembre 2025, dal quale emerge che Napoli e la Campania registrano tassi di povertà tra i più alti in Italia, con circa il 43,5% della popolazione in questa drammatica condizione. La povertà assoluta coinvolge oltre una famiglia su dieci, con picchi preoccupanti di povertà relativa minorile che sfiorano il 36,5-37%. «La povertà – viene spiegato – colpisce anche le famiglie operaie, con un aumento della vulnerabilità economica in seguito alla riduzione del reddito di cittadinanza».

Ecco. Qualcuno osserva che proprio l’eliminazione del reddito di cittadinanza abbia indotto i disperati a votare contro il governo. Altri invece parlano di “capibastone”, mandati da qualche esponente locale di partito, che da settimane si aggiravano nelle periferie a caccia di senza lavoro, senzatetto e senza diritti, che sarebbero stati “incoraggiati” caldamente a votare, magari proprio col miraggio del “reddito”, come lo si chiama da queste parti, o facendo balenare qualcos’altro.

Non ci sono prove, ad oggi, di simili coinvolgimenti. Da cittadini rispettosi della volontà popolare possiamo solo augurarci che, finita la baldoria dei festeggiamenti, sia proprio uno dei tanti magistrati rigorosi e indipendenti ad accertare se qualcosa di simile possa essere accaduto. O se improvvisamente a Barra, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Pianura i cittadini siano diventati di colpo grandi giuristi. Può anche essere, non si sa mai…

 


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento