Trionfa la sinistra alle amministrative francesi, dove conquista le metropoli, da Parigi a Lione fino a Marsiglia. Unica roccaforte nera di peso è Nizza.
Una vera lezione per la ‘sinistra’ (sic) italiana, o meglio i cocci che ne restano sul campo. Così come un’altra lezione dovremmo apprenderla dalla Spagna, l’unica nazione europea che ha il coraggio di mandare a quel paese il Padrone a stelle e strisce.
Vediamo qualche dettaglio in più sul significativo voto francese, aperitivo per le presidenziali che si svolgeranno tra un anno esatto: con un Emmanuel Macron che non può (per fortuna) ricandidarsi per un terzo mandato.
Una prima considerazione va fatta: la gauche ha stravinto nelle principali città pur non presentatosi unita. I socialisti, infatti, non hanno corso insieme alla ‘France Insoumise’, la formazione comunista guidata da Jean-Luc Mélenchion. Ciò fa intendere che, se si riescono a smussare gli angoli con un lavoro certosino, si può arrivare sul serio ad una gauche davvero unita capace di sommergere la fino a ieri temibile ondata nera capeggiata da Marine Le Pen e dal suo delfino Jordan Bardella.
Partiamo da Parigi. Che si conferma roccaforte simbolo del socialismo da ben un quarto di secolo. Ad Anna Hidalgo, infatti, succede Emmanuel Gregoire, che ottiene il 53 per cento dei voti, contro il 38 per cento raggranellato da Rachida Dati. Una rivale non poco temibile, visto che era appoggiata sia dai Repubblicani che dai macroniani: un vero ceffone per le Roi Macron. E’ stata, Rachida Dati, per anni la pupilla di un altro capo dell’Eliseo poi finito nella polvere, Nicolas Sarkozy: di tutta evidenza presidenti ed ex presidenti non portano fortuna.
Ecco le parole a caldo di Gregoire: “Il ballottaggio di Parigi è un’anticipazione delle prossime presidenziali e la battaglia per l’Eliseo sarà aspra”.
“Parigi sarà il cuore della resistenza contro questa alleanza di destra che cerca di portare via ciò che abbiamo di più prezioso e fragile: la semplice gioia di vivere insieme”.
“E’ la vittoria di una certa idea di Parigi: una Parigi vibrante, una Parigi progressista, una Parigi della classe operaia, una Parigi per tutti. Non è e non sarà mai una città di destra, tantomeno di estrema destra”.
Passiamo a Lione. Dove viene preso a pallonate il candidato delle destre fasciste unite, l’ex presidente del Lione Calcio Michel Aulas, dato per gran favorito nei sondaggi. Lo strabatte, con il 54 per cento dei suffragi, il candidato ecologista Gregory Doucet, sindaco uscente e ora pronto per il bis.
Eccoci a Marsiglia, con la vittoria del candidato di ‘Sinistra Unita di Marsiglia’, Benoit Payan, che con il suo 55 per cento batte il cavallo mandato in pista da Rassemblement National, Frank Alisio, che non supera il 40 per cento. Esulta Payan: “Marsiglia si dimostra un baluardo invalicabile per la destra. Deve rimanere una città fraterna e unita”.
Emblematico il risultato di un piccolo centro nei Pirenei francesi, Pau, dove l’ex primo ministro Francois Bayrou e sindaco dal 2014 della cittadina, è stato clamorosamente battuto dallo sfidante socialista, Jerome Marbot. Per il centrista e capo del MoDem, il 74enne Bayrou, è decisamente iniziato il viale del tramonto.
L’unica consolazione per i fascisti arriva da Nizza, che si conferma un bastione nero. Sostenuto dell’UDR di centro e ovviamente da Rassemblement, vince Eric Ciotti, di evidenti origini italiane. Una lotta in famiglia, per il ballottaggio: visto che lo sconfitto è un altro centrista, Christian Estrosi, sindaco uscente.
Eppure l’ineffabile Le Pen gongola e dichiara a Le Figaro, storica testata di destra: “Nous avons gagné plus de villes qu’espéré”, “Abbiamo conquistato più città di quanto speravamo”. Contenta lei…
P.S. Non possiamo ancora commentare l’esito referendario, perché manca all’appello il milione e passa di voti degli italiani all’estero (incredibile non consentirlo in modo telematico per garantire la contemporaneità dello scrutinio). E’ comunque largamente in testa il NO. Un NO tutto politico, un NO alla Meloni, di tutta evidenza. La quale – statene sicuri – si scioglierà in sorrisini, si stropiccerà le manine e – in perfetto stile Marine Le Pen – si proclamerà soddisfatta per l’ampia affluenza al voto. Resterà, of course, avvitata alla sua poltrona.
Ma rammentiamo, anche da noi le politiche si svolgeranno tra poco più di un anno…
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