CASO DELMASTRO / GOVERNO NERO & ANCHE MAFIOSO

Alla vigilia del referendum farsa, o truffa se preferite, sulla GIUSTIZIA, esplode il caso di Andrea Delmastro Delle Vedove, che ricopre il delicato incarico di Sottosegretario – guarda caso – alla GIUSTIZIA. Un tipo non nuovo a clamorosi scivoloni, soprattutto di stampo giudiziario: ma una roba del genere è davvero ai confini della realtà.

E, soprattutto, suonano come totalmente farneticanti le pezze a colori che il capo governo, lady Giorgia Meloni, altri pezzi del governo, nonché un vertice istituzionale come il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, stanno cercando di piazzare. Pezze che politicamente sono ancor peggiori, se possibile, di quella vergogna.

Andrea Delmastro (che vediamo anche nella foto in alto), con Mauro Caroccia

In rapidissima sintesi il fattaccio, raccontato proprio da ‘Il Fatto’, autore di un vero e proprio scoop. Un paio di giorni fa pubblica la notizia, con tanto di foto ‘celebrativa’, di un epico pranzo, o forse cena, che raduna insieme il Delmastro, alcuni scagnozzi di FDI nel biellese (la sua provincia), la potente braccio destro (e anche sinistro) di Carlo Nordio già salita alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi per alcune ‘uscite’ ossia Giusi Bortolozzi e, ciliegina sulla torta, Mauro Caroccia, prestanome di maggior spessore del potentissimo clan Senese, e padre della 18enne Susanna che ha messo in piedi una società con Delmastro. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Seguono in rapida successione altre foto, una delle quali, in particolare, immortala Delmastro abbracciato con il prestanome di lusso. Ed escono ulteriori ragguagli sulla società allegramente costituita dal sottosegretario alla Giustizia e con la appena maggiorenne figliola del super prestanome (attualmente in galera).

Michele Senese

Una dirty story ormai stranota. Ma val la pena di porre in risalto alcuni dettagli che la dicono lunga sullo spessore e la vera matrice di questo esecutivo.

Diamo subito la parola a Lorsignori.

Partiamo ovviamente dal Verbo della premier che mezzo mondo ci invidia.

Prima coloritura per definire il comportamento del suo Sottosegretario alla Giustizia: “Una leggerezza”.

Dite voi: è liquidabile come “una leggerezza” il comportamento di un uomo chiamato a lavorare al servizio della Giustizia delle nostre Istituzioni che abbraccia il prestanome di un boss noto e arcinoto, Michele Senese, alias ‘O pazzo’, al vertice di un clan che detta legge e Roma e ricicla in mezzo mondo?

Delle due l’una: o il Sottosegretario è un totale ignorante e coglione; oppure è colluso con il clan Senese. Tertium non datur. In entrambi i casi non può restare un minuto in più al suo posto, perché in entrambi i casi non è degno, di tutta evidenza, d’occupare quella strategica poltrona. Come piccola aggiunta: costituisci una società con una ragazza e non ti informi neanche ‘come nasce’? (si diceva così un tempo).

In qualunque caso, la decisione non spetta a Delmastro. Ma alla premier: che se tace o dice totali fesserie (‘una leggerezza’), manda un chiaro messaggio agli italiani. Io posso fare qualsiasi cosa al mondo, sono una totale impunita, della legge e delle norme me ne frego, mi tengo a fianco il mafioso (o cazzone, come penosa alternativa).

Non è certo finita qui con il Verbo meloniano, Ne ha dette delle altre.

A partire dalla classica Manina’ che avrebbe passato le informazioni bollenti al cronista per scrivere il suo reportage. Peggio ancora: eccoci alla mentalità stile ‘Servizi’, ben nota nel mondo NERO e fascista. Te ne freghi della notizia, se il fatto – CLAMOROSO – è vero o no, e guardi solo – per depistare – al cui prodest, o al chi c’è dietro. Per il semplice fatto che Lorsignori, gli sfascisti al governo, non sono abituati al giornalismo investigativo che scopre i loro altarini, ma sono rimasti al Minculpop. E questa ne è la gigantesca prova del nove.

Ignazio Benito La Russa

Poi: con quale coraggio, con quale faccia lady Meloni osa tirare ancora una volta in ballo il nome di Salvatore Borsellino? Lo sanno tutti: era un uomo di destra, il classico conservatore illuminato. Ma questi sfascisti non possono continuare a pararsi dietro alla sua immagine, che con i loro vergognosi comportamenti stanno totalmente oltraggiando: calpestandone ogni giorno la MEMORIA.

Passiamo alla – ahinoi- seconda carica dello Stato, Ignazio Benito La Russa. Il quale, candido come un FIORE nero (il suo amico camerata Roberto Fiore, latitante per 9 anni, mai scontati, per tentata strage perché fuggito vigliaccamente a Londra) ha la faccia, altrettanto di bronzo, per dichiarare:  “Nessuno è stato mai condannato per una foto”. Ma forse ha le prove, Benito Ignazio, che quelle foto siano fasulle, o si tratti di fotomontaggi?

Roberto Fiore

A sua eccelso parere non conta niente il significalo politico e (im)morale di quelle foto? Per lui è ‘normale’ far società con un prestanome della mafia rampante? Tutto liscio come l’olio? E parliamo della seconda carica di questo nostro Stato ridotto in macerie!!

Altro domandone. Resta saldamente al suo posto la braccio destro-sinistro di Nordio anche dopo questa lurida storia? Se la sente anche lei di andare a pranzo e cena con mafiosi? E parliamo della donna che sussurra all’orecchio del ministro della Giustizia, non di un amico al bar.

Per finire, qualche dettaglio in più sulla dirty story griffata Delmastro. Basta scorrere il suo pedigree giudiziario.

Condannato per guida in stato d’ebbrezza. Indagato e poi assolto per aggressione e due clochard. Iscritto nel registro degli indagati per il caso-Cospito (l’anarchico il cui nome torna alla ribalta proprio in queste ore) perché si sarebbe reso protagonista di rivelazione di segreto d’ufficio, in combutta con il camerata e deputato Giovanni Donzelli.

Poi i famosi botti di Capodanno 2024 nella sua casetta tra le montagne del Biellese: la mitica notte in cui l’altro deputato camerata, Emanuele Pozzolo, si mise a sparare con una pistola colpendo alla gamba un agente della scorta del ‘fumantino’ Delmastro.

Nel giro di poche ore, il 4 gennaio seguente, il povero Pozzolo è stato cacciato dal suo partito, FdI. E oggi, giustamente, si lamenta (tre mesi fa è passato con ‘Futura Nazione’ del generale Vannacci): “Un peso e due misure. Io subito cacciato, Delmastro al suo posto”.

Dura Lex sed Lex: secondo il Verbo della Dark Lady di Casa Nostra.


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