ILARIA ALPI / GIUSTIZIA MAI E MEMORIA OLTRAGGIATA

Qualche giorno fa abbiamo scritto per l’anniversario del rapimento di Aldo Moro.

Oggi per quello dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

OMICIDI DI STATO. Poi inchieste farlocche, ceffoni alla Giustizia, quella con la G maiuscola. E DEPISTAGGI DI STATO, colossali.

In aggiunta le solite, rituali, stucchevoli e a questo anche complici ‘celebrazioni’.

Prendiamo la duplice esecuzione dei due giornalisti RAI. Ogni anno, in modo ormai ossessivo, il sindacato dei giornalisti, in pole position quello targato RAI, per 24 ore se ne ricorda e strombazza, “il caso non deve essere mai archiviato” e bla bla al seguito. Ma perché, invece di starnazzare, non si piazza, il sindacato, sotto il Tribunale di Roma che fino ad oggi ha solo INSABBIATO e DEPISTATO in modo oscenamente vergognoso? Un picchetto, un sit in, un’occupazione o fate voi; non la risibile notarella che a questo punto è pure meglio risparmiarsi.

La Procura di Roma. Sopra, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia

E’ penoso dover, ogni anno, ricordare quella tragedia rimasta impunita, quando sono stranoti non solo i motivi, ma anche gli ambienti dove sono state decise quelle esecuzioni. E, soprattutto, i nomi e cognomi di pm, capi procura e gip che hanno luridamente insabbiato. E stanno ancora insabbiando.

Nell’ultimo pezzo pubblicato dalla Voce c’è tutta la dirty story, per filo e per segno. L’abbiamo messa in rete il 31 maggio 2025,

ILARIA ALPI, OMICIDIO DI STATO / E VERGOGNA CONTINUA

 

Da allora non ci sono novità e sviluppi di alcun tipo. Non si è mossa neanche mezza foglia. Ed è questo l’aspetto che fa più inorridire: ossia, da sette anni 7 lorsignori della Procura di Roma non hanno il coraggio morale, civile, deontologico di pronunciare un parola definitiva: archiviazione tombale o riapertura delle indagini. Quel SILENZIO è mortale: e a questo punto del tutto COMPLICE. Per la serie, Alpi e Hrovatin non sono  stati uccisi una sola volta a Mogadiscio, ma più e più volte da quella magistratura che avrebbe dovuto far luce e ha solo portato un BUIO PESTO: del resto non c’è mai molto da aspettarsi da quel famigerato PORTO DELLE NEBBIE.

Invitandovi a leggere il pezzo di quasi un anno fa, vi proponiamo a seguire solo qualche nota saliente, pochi punti base da imprimere nella MEMORIA. Per molti anni le indagini hanno girato a vuoto, basandosi unicamente sulla verbalizzazione – rilasciata alla polizia e mai confermata in tribunale – di un testimone TAROCCATO, letteralmente costruito a tavolino: comunque ottimo e abbondante per far condannare a 16 anni (scontati) un giovane somalo che non c’entrava assolutamente niente. Tanto per sbattere il classico mostro in prima pagina.

L’esito di quel processo dopo anni è stato del tutto ribaltato a Perugia, che ha scagionato completamento il somalo (a quel punto risarcito con circa 1 milione e mezzo di euro per i 16 anni di ingiusta detenzione, che non s’è potuto neanche godere perché di ritorno a Mogadiscio è saltato in aria con la sua auto imbottita di tritolo) e ricostruito il vero scenario, mettendo sotto accusa i vertici dei nostri Servizi segreti e quelli di polizia.

Nel frattempo, solo l’inviata di ‘Chi l’ha visto’, Chiara Cazzaniga, è riuscita a scovare il falso teste, che era anni prima fuggito comodamente a Londra, addirittura scortato dalla nostra polizia. L’ha intervistato e ha vuotato il sacco: il somalo non c’entra niente, io sono stato pagato per mentire.

Giuseppe Pignatone

Più chiari di così, davvero non si può. A questo punto, il fascicolo perugino è finito sulla scrivania dell’allora procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone. Che l’ha assegnato al pm Elisabetta Ceniccola. La quale ha semplicemente fatto finta di svolgere qualche indagine e ha subito chiesto l’archiviazione del caso. Il gip incaricato, Giuseppe Fanelli, ha respinto l’archiviazione e chiesto una serie di ulteriori indagini, articolandole punto per punto.

Il copione si ripete: Ceniccola fa il suo compitino, fa 4 indagini, invia a Fanelli chiedendo di nuovo l’archiviazione, anche stavolta avallata in toto da Pignatone.

Tutto si svolge nell’arco di due anni, dal 2017 al 2019. Sono passati ben 7 anni dalla bocciatura bis di Fanelli alla seconda richiesta di archiviazione. Nel frattempo Pignatone è passato al vertice del Tribunale vaticano fino al 2025, quando è andato definitivamente in pensione, E da allora – ribadiamo per l’ennesima volta – sono trascorsi sette anni 7 e niente si è mosso. Il silenzio più totale e tombale.

Può mai esistere una Giustizia del genere? O meglio, una totale NON GIUSTIZIA che fa rivoltare i poveri morti nelle loro tombe, calpesta le loro MEMORIE e fa ribollire il sangue nelle vene di coloro che ancora credono un minimo nella parole VERITA’ e, soprattutto, GIUSTIZIA?

Pagheranno mai il fio delle loro colossali responsabilità per Depistaggio di Stato i signori che hanno guidato il filo della Giustizia (sic) in questi vergognosi anni?

Statene sicuri: dormono tranquilli sui loro dorati guanciali, e se ne strafottono di quella che si chiama Giustizia.


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