Andrea, simpatia effervescente, senza se…e con un ma. Non trasalite se confesso di nutrire vera ammirazione per il vice Nordio che non poteva cooptare alter ego di più alto profilo: Delmastro è perfetto come sottosegretario alla giustizia di siffatto ministro e l’incarico che detiene agevolerà il compito di auto condannarsi, magari riunendo più imputazioni. Riassumo. Rivelò al ‘fratello’ d’Italia Donzelli (che le usò illecitamente contro deputati Pd), notizie segretate su delicate faccende avvenute nel carcere di Regina Coeli. Fu coinvolto nel caso del colpo di pistola esploso in casa di ‘amici’. Ora, alla vigilia del referendum, regala alla sinistra la scabrosa faccenda della partecipazione azionaria alla società ‘Cinque stelle’ stipulata con una fanciulla di anni 18 figlia di un imprenditore condannato in via definitiva per legami con il clan mafioso dei Senese. Nella società figuravano esponenti non da poco di Fratelli d’Italia: Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte, il segretario provinciale Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà. Dopo la condanna definitiva del padre della socia di maggioranza, si sono liberati, come Delmastro, delle quote investite e la socia di maggioranza, la giovanissima Miriam Caroccia, figlia di Mauro, boss incontrastato di una potente fazione camorristica trapiantata a Roma, non ha esitato a riprenderle. 24 novembre 2025, Delmastro trasferisce il suo 25% alla G&G srl, società di cui è unico proprietario. 18 febbraio 2026, la condanna di Mauro Caroccia diventa definitiva. 5 marzo 2026, tutti i soci politici vendono le loro quote. L’acquirente finale è appunto la giovane Miriam Caroccia, che a soli vent’anni diventa l’unica proprietaria dell’intero capitale. La fuga collettiva dalla società, ha spinto le opposizioni a chiedere chiarimenti. Il Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, hanno duramente attaccato il sottosegretario, chiedendo come sia stato possibile che non conoscesse il background familiare della diciottenne socia di maggioranza e come mai non ha comunicato al Parlamento l’attività di imprenditore della ristorazione, com’era obbligato a fare. L’accusa: “Uomo di Stato, specialmente con deleghe alla Giustizia, dovrebbe esercitare la vigilanza prima di siglare atti notarili con i congiunti di chi è considerato un prestanome dei boss. La concertante scusa di Delmastro: “Rivendico la mia integrità, la mia vita sotto scorta è la prova dell’impegno contro la criminalità organizzata (ndr!!!)”. Beh, se questo è l’esito del suo impegno…via libera alla mafia.
“SÌ, NO”: BILANCIA TRUCCATA
È rapina a mano armata se entri in una banca e punti la pistola sul cassiere. È rapina ‘geopolitica se ti appropri militarmente di territori dell’Ucraina, lo è se per impossessarti della striscia di Gaza lo fai con il genocidio di un popolo, se invadi militarmente l’ucraina, è rapina perfino se scippi al Sanremo 2026 una canzone evidentemente estranea alla partitocrazia solo perché nel testo gli autori hanno incluso la sillaba “sì”. È rapina di Stato e non è esagerato definirla così, l’obbligo di corrispondere alla Rai il canone annuale per usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo anche se lo condanni perché totalmente sbilanciato in favore di uno scandaloso spot propagandistico della destra. In vista del referendum la sperequazione supera ogni limite di decenza, in sintonia con l’ovvia subordinazione dell’impero mediatico Mediaset al regime del governo del nulla. Tg Rai ridotti a telemelonismo e già questo appartiene all’atto di accusa di rapina per chi ritiene la destra una calamità da contrastare con ogni mezzo. Ma la scorretta voracità di Fratelli d’Italia e alleati è cresciuta esponenzialmente con l’invasione dell’intero palinsesto delle tre reti, anche dei programmi d’intrattenimento affidati-a-fidati lacchè di chi occupa e speriamo ancora per poco Palazzo Chigi. È in prossimità del referendum che la Rai ha oltrepassato il confine della tracotanza invasiva: Diaco, altro soggetto in quota Meloni, si è dichiarato: “Che male c’è a votare sì?” e ha strafatto ospitando nel suo spazio televisivo di ‘Bellamà’ il dichiarato fascista Cerno, ex deputato transfuga, che dirige il Giornale, quotidiano parafascista. L’ha ingaggiato la Rai alla vigilia del referendum, è pagato con 11 mila lire per ogni mini puntata del “2 di picche” (per fortuna altro flop della destra di Rai2) per insultare gli esponenti del “no”. Tutto qui il motivo della denuncia alla Commissione di vigilanza della Rai? Ma no, accuse anche per ‘Far West’ di Sottile che ha concesso troppo spazio alla magistrata schierata per il “sì” e per il destrofilo Vespa di ‘Porta a porta’ e ‘Cinque minuti’, che proprio non ci pensa a essere imparziale e ha rivolto obiezioni solo al rappresentante del “no”. Rapine anche queste, reati mediatici non inclusi nel balordo decreto sicurezza della furba e in mala fede Meloni che taglia 25 centesimi al costo de carburante ma a tempo, solo per un paio di settimane che includono i giorni del voto, inganno preelettorale su cui la Rai non infierisce, come ovviamente Mediaset di Pier Silvio che rivela “Voterò sì”.
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