TRE SCONCERTANTI SÌ   

C’è chi nega l’olocausto e non è l’unico esempio di scelleratezza,  complice per affinità con la sciagura del riedito nazifascismo. C’è chi nega il genocidio cdi cui è responsabile Israele soggiogata dalla disumanità di Netanyahu. Per dimensione sub culturale infima c’è chi per motivi di molteplice natura familiarizza con il neofascismo della destra italiana, condivide l’attentato alla Costituzione e preannuncia il sì alla cosiddetta riforma, che espone i magistrati e di conseguenza i cittadini al dispotico potere dei partiti. Fin qui non sorprende il voto favorevole della destra  al referendum, né quello di esponenti moderati del centrosinistra che intendono sabotare la leadership di Elly Schlein per acquisire vantaggi personali e di ‘corrente’. Fine dell’incipit e altra questione: sconcerta che qualcuna delle oramai rare voci di opposizione al regime Meloni interpreti la deriva dalla linea editoriale della testata da cui dipende e condizioni a sostegno della propria autarchia politica la scelta di ospiti televisivi affiliati al melonismo, di politicamente moderati, dialetticamente innocui. Altro è l’orientamento di un collega, di Parenzo che ha il diritto di non dimenticare il suo identikit di ebreo, ma che tende a ‘glissare’ sulle atrocità del genocidio del popolo palestinese. Il giornalista a cui la direzione dell’informazione di La7 affida l’importante spazio di “L’aria che tira”, a metà mattinata, a quattro giorni dal voto referendario rende noto che voterà “sì”. Libero di farlo, ovvio, ma la ‘perversa decisione’, anche se indirettamente, sembra in sintonia con le sue scelte politico-professionali. Davvero fenomenale la motivazione del suo sì: “È una riforma trasversale, fatta da un ex magistrato: difficile pensare che si vogliano punire altri magistrati”. Allora spieghiamoli chi è Nordio. In contiguità con Parenzo il sì di Gaia Tortora ancora motivata da sdegno per il dramma subito dal padre a causa di un clamoroso errore giudiziario e di Andrea Pancani che pur con alcune riserve tecniche, auspica che il referendum rappresenti un primo passo verso un riequilibrio del sistema giudiziario. Come non lo chiarisce. Evidente, nonostante la professione di giornalista non sembra che abbia capito granché delle conseguenze del sì.


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