JOE KENT / IL J’ACCUSE CONTRO TRUMP BURATTINO DI TEL AVIV

Clamoroso! Si spacca il fronte MAGA, ossia il Cerchio Magico da sempre motore del trumpismo, proprio nelle ore bollenti della guerra scatenata dal Tycoon contro l’Iran.

Il segnale evidente della frattura sono le dimissioni irrevocabili del numero uno del ‘National Counterterrorism Center’, Joe Kent, nominato dal Tycoon all’inizio del mandato bis, febbraio 2025. E Kent è uno dei volti più rappresentativi targati Maga.

Un militare di carriera, come lo era la moglie Shannon, crittografa della US Navy, morta tragicamente durante un bombardamento in Siria nel 2019, lasciando due figli, di 3 anni e di 18 mesi.

Shannon Kent. Sopra, il marito Joe

Ecco le parole di fuoco firmate da Kent, inviate con una lettera personale a ‘The Donald’ postate su X.

L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana. Dopo molte riflessioni, ho deciso di presentare le mie dimissioni dalla posizione di direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, con effetto immediato. Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran”.

Ho condiviso i valori e la politica estera delle campagne elettorali del 2016, 2020 e 2024. Fino a giugno 2025 (quando è cominciata la Guerra dei 12 giorni contro Teheran, ndr) avevi capito che le guerre in Medio Oriente erano una trappola che rubava le preziose vite dei nostri veterani e consumava la ricchezza e la prosperità della nostra nazione”.

Prosegue il vibrante messaggio: “Nella prima amministrazione hai capito meglio di ogni presidente dell’epoca moderna come usare il potere militare senza trascinarci dentro guerre senza fine. Lo hai dimostrato uccidendo Soleimani (il generale iraniano ammazzato in un raid Usa il 3 gennaio 2020, ndr) e sconfiggendo l’Isis”.

Ma tutto è cambiato con il secondo mandato, quando le pressioni israeliane per entrare in conflitto con l’Iran si sono fatte sempre più forti, sviluppate anche attraverso “una campagna di disinformazione” orchestrata da Tel Aviv e i suoi media che ha alterato profondamente “la piattaforma America First”.

E incalza: “Una cassa di risonanza che è stata usata per ingannarti e farti credere che l’Iran rappresentava una minaccia immediata per gli Stati Uniti, che dovessi attaccare subito e che c’era una direzione chiara per una vittoria in tempi rapidi”.

Il conflitto in Iran

Una menzogna, la stessa tattica usata da Israele per trascinarci dentro la guerra contro l’Iraq che è costata la vita di migliaia dei migliori uomini e delle migliori donne del nostro Paese. Non possiamo ripetere lo stesso errore”.

Come veterano che ha partecipato ad 11 missioni di combattimento e come marito di una Stella d’Oro (la moglie Shannon, ndr) uccisa durante una guerra provocata da Israele (il conflitto in Siria del 2019, ndr), non posso appoggiare l’invio della prossima generazione a combattere in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano.

Così conclude: “Prego affinché tu rifletta su quanto stai facendo in Iran, e per chi lo stiamo facendo (Israele, ndr). Ora è il tempo di agire. Puoi invertire la rotta e tracciare un nuovo percorso per la nostra nazione, o puoi farci scivolare verso il declino e il caos. Sei tu che hai le carte. E’ stato un onore lavorare con te nella tua amministrazione ed essere al servizio della nostra grande nazione”.

Kent è stato il braccio destro, nell’ultimo anno, della direttrice della ‘National Intelligence’ a stelle e strisce, Tulsi Gabbard, rara ‘perla’ del secondo esecutivo Trump, in una con Robert Kennedy junior, titolare dell’altrettanto strategico Dipartimento per la Sanità.

Nei mesi scorsi Gabbard –  militare di carriera e repubblicana, eletta alla Camera Usa per lo Stato delle Hawai – ha affermato senza peli sulla lingua che non esisteva alcuna incombente minaccia iraniana, come sostiene in modo aperto Kent.

Ha incassato il colpo delle dimissioni dello stesso Kent ‘formalmente’ senza batter ciglio, Gabbard. Ha però diramato una nota asettica che dice tutto, soprattutto per una cosa che ‘non dice’. Scorriamo il testo.

Tulsi Gabbard

Dopo aver esaminato attentamente tutte le informazioni a sua disposizione, il presidente Trump ha concluso che il regime islamista terrorista in Iran rappresentava una minaccia imminente e ha agito di conseguenza. In qualità di Comandante in Capo, è responsabile di stabilire cosa costituisce o meno una minaccia imminente e se intraprendere o meno le azioni che ritiene necessarie per proteggere la sicurezza delle nostre truppe, del popolo americano e del nostro Paese”.

Il mio ufficio (l’Intelligence, ndr) ha la responsabilità di contribuire a coordinare e integrare tutte le informazioni di intelligence per fornire al Presidente e Comandante in Capo le migliori informazioni disponibili per supportare le sue decisioni”.

Cosa manca all’appello? Un elemento base. Gabbard, infatti, NON DICE che l’Intelligence da lei diretta fosse giunta alla stessa conclusione: una chiaramente voluta omissione che pesa come un macigno.

P.S. A questo punto: cosa aspettano gli americani a scendere in piazza contro un governo nelle mani della lobby ebraica e dire NO a tutte le guerre, come ai tempi del Vietnam?


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