MAFIA, MEDICINA, MASSONERIA / UNA STORY CHE LA VOCE RACCONTA DA 30 ANNI

Mafia, Massoneria e Sanità: l’inchiesta sul manager vicino a Schifani ‘terremota’ la politica siciliana”. Così il 10 marzo titola ‘Il Fatto quotidiano’ a proposito della maxi inchiesta condotta dalla procura di Palermo sull’entourage del presidente della Regione, l’inossidabile Renato Schifani.

MAFIA, MEDICI, MASSONI” titolava la Voce oltre un trentennio fa, per la precisone a marzo 1995. Un lungo reportage su quelle connection a botte di appalti miliardari, soprattutto in alcuni settori come l’acquisto di apparecchiature radiologiche.

Sorge spontanea la domanda: ma che fine hanno fatto indagini, investigazioni, inchieste della magistratura se dopo trent’anni ci troviamo sempre punto e a capo, come prima, anzi ben peggio di prima? E, molto spesso, con gli stessi protagonisti in campo…

Cerchiamo di ricostruire il puzzle dei misteri partendo dalle news.

 

IL SUPER MANAGER & IL BOSS

Scrive ‘il Fatto’ sulle fresche vicende siciliane: “L’indagine della procura di Palermo svela intrecci tra politici, boss mafiosi e dirigenti sanitari, mentre crescono le pressioni sul governo Schifani e sulle nomine nelle aziende pubbliche”. Dichiara a botta calda il gip palermitano Filippo Serio: “Siamo davanti ad un sistema che crea grave allarme sociale e crescente sfiducia verso l’operato delle istituzioni”. Commenta il portavoce 5 Stelle in Sicilia, Antonio De Luca: “Questa inchiesta è un macigno sul governo Schifani. Si deve dimettere”.

Salvatore Iacolino. A destra, Renato Schifani e, sopra, a confronto la copertina della Voce di marzo 1995 con quella del Fatto, marzo 2026

Sotto i riflettori degli inquirenti c’è soprattutto il super manager della sanità ‘pubblica’ (sic) griffata Schifani, ossia Salvatore Iacolino. Viene infatti documentato come Iacolino abbia svolto una strategica opera di ‘intermediazione’ nel mondo sanitario – anche con ‘personaggi di grosso spicco’ – a tutto favore del rampante boss dell’agrigentino Carmelo Vetro, uomo d’onore di Favara, scarcerato nel 2019 dopo 9 anni di galera per mafia.

Ma non c’è solo Cosa Nostra tra le pagine della ponderosa inchiesta. Ecco cosa scrivono – a proposito di Vetro – i pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino, coordinati dall’aggiunto Vito di Giorgio: “Oltre alla pesante dote mafiosa di cui è portatore alla luce dei trascorsi criminali già accertati (nonché quelli del padre, già mafioso di vertice della provincia agrigentina), ha messo a frutto consolidati, variegati e allarmanti rapporti derivati dalla risalente e attuale appartenenza alla massoneria, vero e proprio collante tra le più diverse componenti della società”.

Politica, mafia & massoneria, dunque, all’assalto dei maxi appalti pubblici della sanità, dall’azienda sanitaria di Messina fino a quella di Palermo, epicentro i due Policlinici. Ora come allora: la musica non cambia.

 

RADIOGRAFIA DEL GRANDE MEDIATORE

Ma chi è Iacolino? Eccone una radiografia, è proprio il caso di dire.

Angelino Alfano

Nasce sotto l’ala protettiva del berlusconiano di ferro Angelino Alfano e svolge un’intensa attività politica ad Agrigento. Veste la casacca di assessore provinciale all’agricoltura dal 1997 al 2001. Passa poi sotto un’altra ala di peso, quella di Totò Cuffarovasa vasa’, il quale lo nomina direttore generale dell’Asl 6 di Palermo dal 2004 al 2009. Poi, inevitabile, il salto europeo: nel 2009, infatti, spicca il volo verso il Parlamento di Strasburgo con la maglietta di Forza Italia, più precisamente dell’allora Polo delle Libertà: e dà il meglio di sé come vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia (sic) e gli affari internazionali. E tutto fino al 2014.

Torna in Patria e riprende a masticare sanità. Nel 2019 viene scelto come Direttore amministrativo dell’Asp di Siracusa. Nel 2022 è nominato Commissario straordinario all’Azienda ospedaliera universitaria del Policlinico di Palermo. Nel frattempo, è passato sotti i vessilli della Lega. E riesce a diventare anche dirigente generale alla Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute della Regione Sicilia.

Ultima tappa pochi giorni fa, in qualità di Direttore generale al Policlinico di Messina. Peccato che il prestigioso incarico sia di breve durata, appena tre giorni, perché a inizio marzo viene iscritto nel registro degli indagati per “presunti rapporti con contesti mafiosi”.

Era stata la Rettrice dell’Università di Messina, Giovanna Spatari, ad indicare alla Regione Sicilia il suo nome come primo in una terna. Adesso è costretta a fare clamorosamente marcia indietro, la Rettrice Magnifica. E in una nota afferma: “Viste le notizie diffuse in queste ore dagli organi di stampa in merito alle indagini in cui è coinvolto il dottor Salvatore Iacolino, ritengo necessario che la gestione della sua nomina a direttore generale del Policlinico venga affrontata con decisione, nell’interesse dell’Azienda, della sua piena funzionalità e della collettività”. Meglio tardi che mai.

 

RAPPORTI & INCONTRI AL TOP

Ed è proprio a Messina – secondo la ricostruzione degli inquirenti palermitani – che le ingerenze si sono manifestate con più vigore all’interno dell’ASP. Addirittura con il coinvolgimento del vicepresidente dell’Antimafia regionale, la messinese Benedetta Grasso. La quale – scrivono i pm – tramite il contatto di Iacolino “ha poi interloquito direttamente con il Vetro per l’indicazione delle persone da assumere”.

Il Tribunale di Palermo

Non è certo finita qui. Perché – sempre secondo le ricostruzioni effettuate dai pm della procura guidata da Maurizio de Lucia – Iacolino ha fatto da tramite, per conto di Vetro, favorendo “incontri e contatti con pubblici amministratori, anche funzionari apicali, tra cui il direttore amministrativo dell’Asp di Messina Giancarlo Niutta, il direttore generale dell’Asp di Messina Giuseppe Cucci e il direttore generale della Protezione civile Salvatore Cocina”.

Passiamo ad un’altra figura chiave del non poco articolato e complesso puzzle. Quella di Giancarlo Teresi, il quale nel suo ruolo di dirigente del Servizio Infrastrutture Marittime della Regione “agiva come il principale facilitatore tecnico di Vetro”. Teresi, infatti, operava una serie di ‘segnalazioni vincolanti’ rivolte alle ditte aggiudicatarie degli appalti, ‘invitandole’ ad avvalersi della società ‘An.Sa.Ambiente’ per tutti i servizi di trasporto e smaltimento.

Nei fascicoli giudiziari, tra l’altro, ci sono immagini che mostrano gli affettuosi e proficui incontri tra Vetro e Teresi, abbracci e ‘vasa vasa’ ma soprattutto la scambio della rituale ‘busta’, a quanto pare contenente 40 mila euro.

Mentre nella perquisizione effettuata nell’abitazione di Iacolino sono stati trovati 90 mila euro in contanti.

 

QUELLA VOCE 30 ANNI FA

Facciamo adesso un lungo salto indietro nel tempo. Riavvolgiamo il nastro fino a marzo 1995, e alla cover story “MAFIA, MEDICI, MASSONI” della Voce, che all’epoca si chiamava ‘La Voce della Campania’ (diventa ‘Voce delle Voci’ a partire dal 2007, distribuita in tutta Italia).

Ecco il sommario: “E’ finito sul tavolo del Pm Nello Rossi della procura di Roma lo stralcio dell’inchiesta aperta a Palmi sulla connection tra massoneria, camici bianchi e malavita organizzata. Un documento esplosivo nel quale risulta indagato anche il gotha dei radiologi partenopei. Ma da Palermo partono altre indagini al calor bianco che vedono coinvolti maghi del bisturi. E arrivano fino a Napoli, dove l’affaire comodati d’uso – che chiama in causa non pochi pezzi da novanta – starebbe per sollevare il coperchio su altre colossali truffe avvenute all’ombra dei poteri occulti”.                                                                                                                                                                                                                                                             Così scrivevamo, all’epoca: “La storia dei legami tra medicina e massoneria parte da lontano. Almeno da quando si cominciano ad ingrossare le fila della Paracelso, una loggia coperta che riuniva sotto un cappuccio il gotha dei ‘professori’. In tempi più recenti la procura di Palmi acquisisce tutti i materiali recuperati in merito alla loggia Bios, che già dal nome denuncia la sua vocazione oscuramente ‘salutista’. Le affiliazioni di piazza del Gesù – spiegano alcuni esponenti della Commissione Anselmi, che per prima sollevò il velo sui traffici piduisti – seguono per lo più un’organizzazione trasversale, reclutando iscritti non per territorio ma secondo le professioni. Al primo posto figura proprio la categoria dei medici, seguita dagli avvocati. Nascono così le camere tecnico-professionali, come Paracelso e Bios, quasi tutte coperte”.

Renato Altissimo

E ancora:L’inizio della gigantesca farmatruffa – chiarisce Piera Amendolara, per lunghi anni consulente della Commissione Antimafia – sta tutto nella P2’. A cominciare dall’affiliazione di Duilio Poggiolini; fino al carteggio tra il generale Ghinazzi (fondatore di una loggia che porta il suo nome) e l’ex segretario del Pli Valerio Zanone: ‘Caro fratello – scrive Ghinazzi – fa’ intervenire Altissimo per inserire nel prontuario il farmaco prodotto dai nostri confratelli….”.

Non il Creatore, ma l’Altissimo Renato, all’epoca segretario di quel PLI dove stava sbocciando la stella di ‘Sua Sanità’, al secolo Francesco De Lorenzo. Poggiolini e De Lorenzo i quali, per quella Farmatruffa che aveva leso l’immagine dell’Italia all’estero, si videro costretti a risarcire lo Stato versando 5 miliardi di lire dell’epoca a testa. Ma la passarono liscia per la strage del sangue infetto che causò circa 6 mila vittime nel nostro martoriato Paese.

 

DI STRAGE IN STRAGE. DEPISTANDO A MANI BASSE

Una strage tira l’altra ed eccoci sulla scena del maxi depistaggio per la Strage di via D’Amelio. Direte voi, cosa c’entra? Lo potrete verificare leggendo le inchieste della Voce pubblicate nel corso degli anni che poi vi indicheremo.

Ora, per sommi capi, riassumiamo.

La Voce, infatti, ha tante volte puntato i riflettori sui depistaggi fin da subito cominciati sulla strage di via D’Amelio. La falsa pista del ‘pentito’ Vincenzo Scarantino, immediatamente denunciata da Ilda Boccassini (per anni pm di punta in Sicilia e poi a Milano) e invece perseguita con accanimento dai due pm dell’epoca, Anna Maria Palma cui presto si aggregò Carmelo Petralia. Per farla breve, solo alla fine emerse che quel pentito era stato taroccato, addirittura imbeccato dalla polizia che di tutta evidenza ‘rispondeva’ ai magistrati inquirenti. Per questo sono finiti sotto indagine gli stessi Palma e Petralia: la cui posizione venne poi archiviata.

Anna Maria Palma

All’epoca dei fatti, Palma citò in sede civile la ‘Voce’, colpevole di aver ricostruito la dirty story di via D’Amelio, quei depistaggi, di aver puntato i riflettori sul misterioso Castel Utveggio e anche sulla nomina dell’ex toga Palma come capo di Gabinetto per Renato Schifani – guarda caso – quando era presidente del Senato.

Nota molto utile per i naviganti nei marosi siciliani. Lo storico Castel Utveggio domina Palermo dall’alto della collina su cui è ubicato e via D’Amelio, in linea d’aria, è proprio di fronte. All’epoca era occupato da un fantomatico centro studi d’ispirazione democristiana, il CERISDI; con ogni probabilità, invece, una postazione dei Servizi segreti. All’epoca dei fatti il CERISDI era presieduto da Elio Adelfio Cardinale, uno dei medici più potenti della città, radiologo di chiara fama. Sottosegretario alla Sanità nel governo Monti, è il marito – guarda caso – di Anna Maria Palma, l’ex toga rossa passata poi alla corte di Schifani.

Molto intima di Borsellino, la Palma. Che prese parte anche all’Ultima Cena di Paolo, alla quale furono invitati alcuni amici magistrati. Pochi giorni prima del tritolo di via D’Amelio Borsellino aveva pronunciato la frase “Un amico mi ha tradito”…

Adelfio Elio Cardinale

Non è finita qui. La giornalista investigativa Roberta Rusica ha firmato una decina d’anni fa l’imperdibile ‘I Boss di Stato’, un libro che tutti dovrebbero leggere ancor oggi, in cui fa delle sconcertanti rivelazioni, dovute anche al fatto che aveva conosciuto e frequentato per anni lady Palma.

Scrive Rusica: “Ho conosciuto bene Anna Maria Palma, ho visto nascere il pentito Scarantino e credevo sinceramente in quella pista. Con il senno di poi ho capito di aver sbagliato”.

E ancora: “Un giorno Palma mi disse che era entrata in possesso della famosa agenda rossa di Paolo Borsellino, che l’aveva avuta tra le sue mani”.

Un vero colpo di teatro, su cui non è mai stata fatta piena luce. Come del resto su tutto il caso Borsellino, in cui è andato in scena – secondo non pochi addetti ai lavori – “il più grande e vergognoso Depistaggio nella storia giudiziaria italiana”.

Per avere molte più notizie e dettagli, vi invitiamo a leggere con attenzione due reportage pubblicati negli scorsi anni dalla Voce, e ancor oggi più che mai attuali: visto che non è mai stata resa Giustizia alla Memoria di Falcone e Borsellino, nessuno ha pagato il fio e i mandanti di quelle stragi sono oggi liberi come fringuelli.

E’ dell’8 marzo 2018

STRAGE DI VIA D’AMELIO / E’ ARRIVATA L’ORA DI SCOPRIRE CHI HA DEPISTATO

 

E del 6 giugno 2020

DEPISTAGGIO BORSELLINO / CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE PER ANNA MARIA PALMA E CARMELO PETRALIA


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