NINNA NANNA

Epstein è nel mondo dei più e chissà se riposa in pace. Forse brucia tra le fiamme del girone infernale che arrostisce pedofili e stupratori. Dall’orrido dei depravati, dov’è probabile che sconti i suoi “peccati”, gli è impossibile invitare gli amici abituali di orge e potrebbero farne le spese anche il principe britannico e il tycoon Usa, ma non al punto di dissuaderlo dal dedicare le ore piccole a bagordi alternativi. Malignità? Può darsi ma non lo è per la cronaca presidenziale. Il racconto, qui ridotto in breve per rispetto della Casa Bianca, è così titolato: “Il presidente Trump dorme durante la riunione sulla guerra. Collaboratori nel panico. Se perché doveva recuperare ore di sonno mancato, qual è il motivo? Che ha combinato di inedito nottempo? Sono fatti suoi? E no, anche fatti nostri se dopo aver acceso guerre in mezzo mondo il tycoon se ne disinteressa per compensare l’insonnia. E non è la prima volta: è stato fotografato e filmato più volte con gli occhi chiusi durante incontri pubblici e conferenze stampa.

All’inizio di marzo, durante una tavola rotonda alla Casa Bianca, le telecamere lo hanno ripreso con il viso abbassato e gli occhi chiusi. A febbraio è stato colto con  gli occhi chiusi nel corso della riunione inaugurale per il famigerato Board of Peace, in compagnia di leader mondiali. L’ironia dei democratici: “Grande giornata per il Comandante-in-Sonno”. Michael Wolff, biografo di Trump: “Non puoi svegliarlo. Tutti sono in panico quando Trump si addormentai, perché lui s’infuria e dà la colpa chi gli sta intorno”. I suoi elettori, passati da Biden a Trump, temono che il presidente minimizzi i problemi di salute dell’età avanzata: quando sono in gioco vite umane e miliardi di dollari, la capacità di rimanere vigili e concentrati non è un dettaglio trascurabile. Essere svegli e attenti è il minimo che ci si aspetta da chi siede nello Studio Ovale.

 

ACCUSSI’

Chissà se il rinomato Cazzullo legge quanto gli arriva da colleghi con lui non benevoli per l’infelice, anti napoletano commento esternato con malagrazia per denigrare Sal Da Vinci, la sua “Per sempre sì” e la sua, la nostra città. In molti abbiamo condannato l’intrusione del giornalista in una materia che evidentemente non gli è familiare. Privi di spocchia nordista non abbiamo difficoltà nel giudicare la canzone regina di Sanremo 2026 meno ‘nobile’ di ‘O sole mio”, ma abbiamo anche condannato con ferma convinzione il furto perpetrato dalla destra che profitta del ‘sì’ di “Per sempre sì” per propagandare la riforma anti costituzionale di Nordio e per il tentativo sventato di arruolare Sal Da Vinci, che legalmente non si può opporre all’uso improprio della canzone. Speriamo che la Siae vigili e faccia pagare alla destra i diritti d’autore ogni volta che diffonde “Per sempre sì”. Al giornalista Cazzullo segnaliamo: il brano magistralmente interpretato supera di slancio il favore acquisito a Sanremo e spopola sui social, esalta l’invenzione vincente del finale nella lingua napoletana “Accussì sarrà pe’ sempe sì” che affascina mezzo mondo, diventa fenomeno globale, adottato dalla Spagna (è su You Tube), dal Giappone: testo tradotto perfino in latino, musica in veste rock (“Forever Yes”).

La canzone diventa internazionale. Versione raffinata in Francia e in Giappone con il titolo ‘永遠にそう’, Ed è la semplicità emotiva il segreto del successo della canzone, che parla senza confini culturali o linguistici. In latino la l’esecuzione goliardica trasforma il ritornello in una sorta di giuramento solenne, come pronunciato in un tempio dell’antica Roma. Tra le reinterpretazioni più recenti l’adattamento in greco, portoghese, in arabo (che rilegge la canzone attraverso le sonorità tipiche delle grandi ballate mediorientali), in indiano, secondo la tradizione hindi. Canta e si chiede divertita che significa “accussì” la storica band inglese R&B. Gli esperti dell’Eurovision definiscono ‘Per sempre sì’ “highly therapeutic”, capace di generare un effetto emotivo immediato e Sal Da Vinci “big performer”. Insomma è il momento d’oro per il cantante: polemiche e critiche ma anche riconoscimenti approvazioni, complimenti. La televisione si è adeguata e lo dimostrano i palinsesti che lo hanno proposto in sovrapposizione. Nella serata di sabato 14 marzo, Sal Da Vinci su Rai1 e su Canale 5, coincidenza significativa, per nulla casuale.

ELOGI ESAGERATI? Può darsi, ma imposti dall’evidente complesso d’inferiorità di italiani per metà, malamente condizionati da invidia faziosa.


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