TOGHE ROSSE IN CAMPO/IL CASO TREVALLION

Si riduce ad una delle tante battaglie politiche fra magistrati dichiaratamente di sinistra, e governo di centrodestra del Paese, l’aspra contesa che tiene banco da novembre scorso al Tribunale per i minori dell’Aquila. Solo che stavolta ad andarci di mezzo, nello scontro fra ideologie, sono tre bambini, strappati ai genitori e costretti a vivere senza di loro in una casa famiglia.

Il Tribunale per i minori dell’Aquila. Sopra, la famiglia Trevallion nella loro casa nel bosco

Prim’ancora di esaminare la matrice politica dei magistrati che hanno imposto l’allontanamento dei piccoli dalla loro casa nel bosco e dai genitori, vale la pena di dare un’occhiata al giro d’affari sotteso in Italia alle case famiglia. Facciamo l’esempio di Roma, perché riguardano la capitale i dati raccolti dall’avvocato  Gianluca Gismondi, fondatore dell’associazione “Figli del Mediterraneo”. «Nel 2023 – spiega Gismondi – solo a Roma ci sono stati 1727 allontanamenti di minori dalle proprie famiglie naturali, con inserimento nelle case famiglia di Roma e provincia. Di questi 1727 minori ben 441 sono andati in affido». «Ogni famiglia affidataria – precisa poi il legale – percepisce dal comune per ogni minore in affidamento tra un minimo di 520 euro al mese ad un massimo di 1200 euro, a cui possono essere aggiunti, se richiesto al Tribunale dei minori dagli affidatari, assegno unico e altri emolumenti spettanti ai minori». Ma, viene naturale chiedersi,  le stesse somme non potrebbero essere date alle famiglie naturali per migliorare la loro condizione, invece di assegnarle a famiglie estranee alla vita del minore?

Poi l’affondo.  Per Gismondi, infatti, l’affido potrebbe essere diventato lo «stratagemma utilizzato dai giudici e dai servizi sociali ideologizzati per dare i figli degli altri alle coppie “arcobaleno”, o a coppie sterili».

Non sappiamo se questo abbia qualcosa a che vedere con la drammatica condizione di Catherine e Nathan Trevallion e soprattutto dei loro tre figli. Però sappiamo qualche altra cosa. Per esempio che Cecilia Angrisano, presidente del Tribunale per i minori de L’Aquila, ha partecipato a convegni Lgbtq+ e trans. Ne ha dato notizia il Giornale d’Italia. «Il nome di Cecilia Angrisano – si legge nel pezzo – compare anche nella lista di partecipanti di convegni Lgbtq+ e transgender. È il caso del dibattito “Le genitorialità fuori dall’ordinario. Dall’adozione all’affido, dalle PMA alla gestazione per altri. Elementi per la valutazione clinica e giuridica” con direzione scientifica di Mauro Grimoldi. Nella prima giornata del convegno intitolata “Natura. L’adozione simbolica” c’è anche il suo nome.

Le giudici per i minori Cecilia Angrisano (a destra) e Nicoletta Ordando.

Terminato il suo mandato a L’Aquila, Cecilia Angrisano passerà ora ad altra sede. Al suo posto arriva, appena nominata all’unanimità dal plenum del CSM,  Nicoletta Orlando, finora giudice alla sezione minorile della Corte d’Appello nel medesimo Tribunale aquilano che ha disposto l’allontanamento dei piccoli Trevallion dalla famiglia. 64 anni, nativa di Avezzano, Nicoletta Orlandi è stata deputata del PD-PDS. Una militanza, la sua, che fa il paio con quella della dottoressa Angrisano, nota esponente di Magistratura Democratica.

Ultimissima curiosità: quando a ottobre 2013 Cecilia Angrisano dovette difendersi dinanzi alla Sezione disciplinare del CSM in merito ad accuse riguardanti la sua permanenza al Tribunale di Tivoli, come difensore scelse Piercamillo Davigo. E  fu assolta da ogni incolpazione. Dieci anni dopo non è andata altrettanto bene a Davigo. Grande moralizzatore della stagione di Mani Pulite, l’ex pm di Milano a giugno 2023 era stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. A marzo 2024 la condanna è stata confermata in appello fino a quando, il 5 dicembre successivo, la Cassazione  l’ ha resa definitiva per la prima parte del capo d’imputazione.


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