GIUSTIZIA / IL REFERENDUM FARSA

Ormai è chiaro come la luce del sole: questo è un REFERENDUM FARSA.

La Giustizia c’entra come il cavolo a merenda: dimostrando, per l’ennesima volta, che della Giustizia, quella vera, se ne fottono sia a destra che a sinistra (o meglio, quei rimasugli rimasti sul campo).

La prova del nove è fornita dal testo referendario, totalmente astruso e incomprensibile. E dal tono da saloon che hanno assunto le polemiche, solo a battutacce, tanto per alimentare il polverone affinché la Giustizia, quella sostanziale, vissuta sulla propria pelle dai cittadini, sia totalmente oscurata dalla scena.

Vergogna.

 

MAGISTRATI & POLITICI STORICAMENTE UNITI

Cominciamo la nostra analisi – perché questo intendiamo fare – sfatando un luogo comune super abusato, in particolare dalla destra: quello della politica sempre contro la magistratura, e viceversa. Come se si trattasse di due fazioni diametralmente opposte.

E’ vero – ed è stato sempre vero – esattamente il contrario: le due KASTE sono un blocco unico, solido e compatto, per difendere lo status quo, e soprattutto per difendere i loro interesse e privilegi  sulla pelle di tutti i cittadini. Si dirà: ma almeno i politici sono eletti dal popolo, i magistrati no. Questa classe politica nostrana è ormai una lobby di potere che se ne frega totalmente dell’interesse pubblico; e la circostanza è peggiorata di molto da quando sono state abolite le preferenze, in modo tale che in Parlamento finiscano solo i prescelti dai vertici del partito.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

C’è stato un solo, vero caso di accanimento giudiziario – tanto per far vedere –  durato per anni e anni, quello nei confronti di Silvio Berlusconi: e quel solo caso (oggi c’è quello, ben meno alla ribalta delle cronache, con la lunga detenzione di Gianni Alemanno) è servito a mettere in scena una contrapposizione inesistente.

Lo capirono in modo perfetto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e proprio per questo motivo vennero trucidati. Con la loro maxi inchiesta su Mafia e Appalti – il cui piatto forte era l’Alta Velocità – avevano perfettamente centrato l’obiettivo: mettendo a nudo quell’inossidabile patto tra POLITICI, MAFIOSI e IMPRENDITORI di riferimento (la trimurti Politica-Mafia-Affari) che ha sempre dominato in modo occulto ma neanche troppo nel Belpaese, con la necessaria copertura dei vertici della magistratura. Proprio per questo la loro inchiesta venne archiviata a salme ancora calde, per la gioia di tutti i Potenti, con la lupara (e il tritolo) e soprattutto in doppiopetto.

Antonio Di Pietro

Sul versante opposto un don Tonino Di Pietro (oggi guarda caso portabandiera del SI), il quale come ultimo ‘lavoro’ prima di gettare la toga in aula, riuscì ad avocare a sé il maxi filone Alta velocità – la polpa – per poi archiviarlo, pur avendo tra le mani l’Uomo ad un passo da Dio, il super faccendiere Pierfrancesco Pacini Battaglia dal quale non cavò, o meglio non volle cavare, un ragno dal buco. La dirty story che ha cambiato i destini del nostro Paese è stata minuziosamente dettagliata nel libro-j’accuse “Corruzione ad Alta Velocità” firmato nel 1999 da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato. E più volte denunciata dalla Voce, anche nel fresco reportage messo in rete il febbraio 2026,

ANTONIO DI PIETRO / ARIECCO IL GRANDE INSABBIATORE

 

Passiamo a due nodi bollenti: la responsabilità civile dei giudici e la separazione delle carriere.

 

RESPONSABILITA’ & SEPARAZIONE

Sul primo fronte sorge spontanea la domanda: ma vi ricordate che nel lontano 1987 – sull’onda emotiva del caso Tortora i radicali promossero il referendum sulla responsabilità civile che trionfò con un bulgaro 80 per cento? Quella vittoria, però, si perse nelle sabbie mobili della legge Vassalli dell’anno successivo, la quale stabilì che il risarcimento del danno per dolo e colpa grave veniva effettuato dallo Stato, il quale poi a sua volta si sarebbe rivalso sul magistrato. Fatto sta che si hanno notizie di risarcimenti danni versati ad un certo numero di cittadini (soprattutto per ingiusta detenzione), ma non si hanno notizie di rivalse dello Stato: motivo per cui il magistrato finisce per essere sempre un intoccabile e – in soldoni – per non sganciare mai né una lira né un euro. E proseguire, tranquillamente, la sua carriera.

E allora: di cosa riparliamo a fare, infilando nel minestrone referendario lo stesso tema, quando quel semplice voto venne ucciso nella culla? Bastava aver la volontà ‘politica’ di attuarlo punto e basta, senza trucchi e finzioni: ma i partiti (collusi) se ne fregarono. E anche ora: è sufficiente mettere sul serio in pratica quel che allora venne votato dall’80 per cento degli italiani! Oggi, quindi, tanto rumore per nulla.

Passiamo alla separazione delle carriere, altro nodo bollente.

E’ un dato di fatto che nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali (in Europa quasi tutti), quella separazione esiste, e già da anni. Nessuno ha gridato allo scandalo, all’assalto alla magistratura, alla perdita della sua autonomia.

Licio Gelli

Quel che può destare e alimentare  sospetti è che rappresentava uno dei tasselli base del Piano di Rinascita P2 griffato Licio Gelli. Come dichiarò il Venerabile alla Voce nel corso di un’intervista di 30 anni fa esatti, maggio 1996: “Io sono favorevole alla separazione delle carriere. E poi, va eliminato il CSM, dispendioso e inutile: esiste un ministro di Grazia e Giustizia ed è lui che deve provvedere”. Aggiunse: “Senza contate il fenomeno dei magistrati che entrano in politica. Un colpo di Stato strisciante”. E concluse col botto: “Credetemi, i giudici sono una casta pericolosa, il loro odio è terribile. Meglio non prendere neanche un caffè con loro”.

Ribadisce oggi il figlio, Maurizio Gelli, diplomatico di carriera: “Mio padre avrebbe avuto un’opinione molto favorevole sulla separazione delle carriere. Il fatto che oggi sia al centro di un referendum rispecchia la sua lungimiranza. Mi chiedo cosa ne penserebbe un avvocato specializzato in proprietà intellettuale”. E sottolinea: “Questa riforma realizza le idee di mio padre: distinguere nettamente tra chi indaga e chi giudica, limitare le promozioni automatiche, riformare l’ordine giudiziario per renderlo più efficiente e meno condizionato da logiche corporative. E’ esattamente ciò che anticipava il Piano P2 per una giustizia più equilibrata al servizio del Paese. Per completare il tutto, manca solo la Repubblica presidenziale”.

No problem: ci penserà certo la nostra Giorgia nazionale.

 

CSM UNO E TRINO

Eccoci all’altro nodo bollente, il CSM. Da sempre al centro delle critiche più feroci, ma sempre lì, come un autentico MOLOCH. Il vero covo delle correnti, dove la parola Giustizia è totalmente priva di senso, anche minimo, e di una logica, anche minima.

Il bello è che, se passa il SI, ne avremo ben 3, di CSM. Ve ne sarà uno per i giudici, uno per i PM, più l’Alta Corte disciplinare. Il tutto con evidente aumento dei costi, almeno di un terzo.

L’unico elemento non negativo, almeno, è il meccanismo del SORTEGGIO, con ogni probabilità l’unica via per tagliar gli artigli alle correnti, uno dei veri tumori della magistratura. Erano favorevoli al sorteggio, in passato, magistrati del calibro di Ferdinando Imposimato, schierato storicamente a sinistra, e Mario Cicala (per un paio d’anni Segretario ANM) tra i ‘conservatori’ illuminati.

La sede del CSM

Ma non viene sciolto per niente un nodo nel nodo, stavolta fatto di numeri e percentuali. Nei 2 CSM (e ancor di più nell’Alta Corte) previsti, infatti, resta immutata la quota di membri laici e membri togati: questi ultimi rappresentano il 70 per cento, i primi rimangono ancorati al 30 per cento. Se vuoi fare un vera riforma, e non a parole, perché non pareggi le due quote, con un equo fifty-fifty? Niente, tutto come prima e peggio di prima: il che dà il senso della sceneggiata.

Sullo sfondo, comunque, resta il senso di impotenza, di ingiustizia ormai incancrenita che solo una riforma RADICALE  – e totalmente diversa da quanto propone la destra e non riesce nemmeno a proporre l’opposizione – potrebbe cominciare a delineare: tutta da pensare, da programmare, non a botte di farneticanti slogan.

Pensiamo alle quotidiane ingiustizie che subisce ogni cittadino nelle nostra aule di giustizia: una giustizia sempre a favore dei potenti e mai in grado di tutelare i diritti dei deboli. Hai ragione una cento mille volte? Chissenefrega, se non hai santi in paradiso.

Per noi della Voce è stato un vero e proprio calvario, che abbiamo cercato di raccontare in decine e decine di articoli e inchieste.

Due soli esempi. Uno l’abbiamo rammentato pochi giorni fa nel pezzo messo in rete il 7 marzo scorso,

A proposito del caso Trevallion

 

L’altro è di circa un anno fa, per il caso VOCE contro WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, ed in merito ad una quindicina di articoli da noi pubblicati nel 2017 sul caso Schwazer. Sapete il motivo della nostra condanna in Appello (per la Cassazione non abbiamo i mezzi economici)? Aver osato scrivere con 4 anni di anticipo quanto un’ordinanza del tribunale di Bolzano avrebbe messo nero su bianco 4 anni dopo, nel 2021! Come facevamo a saperlo? Quale oscure fonti ci hanno informato?

Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di questa giustizia ridotta ormai in stato comatoso. E diventata una vera e propria NON-GIUSTIZIA, un autentico MOSTRO.

 

MISTERI, BUCHI NERI & DEPISTAGGI DI STATO

Lo stato comatoso, del resto, va avanti da ben oltre un trentennio. Dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, tramite cui è stato fornito un segnale ben preciso. Chi vuole davvero fare e realizzare Giustizia, MUORE.

Da allora in poi una sequela interminabile di Buchi Neri, Misteri di Stato senza fine, ai quali strada facendo si sono aggiunti oltraggiosi e colossali DEPISTAGGI di STATO.

Giorgio Bocca

Orrendi Buchi neri che abbiamo tante volte denunciato e dettagliato: “Una Voce nel deserto”, come ci definì nel suo mitico ‘INFERNO’ uno degli ultimi grandi del giornalismo – anche qui, quello autentico – ossia GIORGIO BOCCA.

E’ mai Giustizia quella che in più di trent’anni non è venuta a capo dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, con un tribunale di Roma che archivia per 2 volte e un gip che dopo due anni non pronuncia una sillaba? Quando la verità e i responsabile sono nelle carte di Perugia affossate, e siamo in presenza di uno dei più grandi depistaggi di casa nostra?

E’ mai Giustizia quella che ha calpestato la Memoria di Falcone e Borsellino, quando siamo addirittura arrivati al Borsellino quater? E anche qui Depistaggi di Stato che hanno nomi e cognomi ben precisi e nessuno paga il conto?

E’ mai Giustizia quella che dopo 13 anni ora scopre (ma lo fa la Commissione parlamentare) che forse David Rossi non si è suicidato ma è stato ‘suicidato’? E 2 giudici senesi hanno impunemente archiviato il caso, non vedendo quel ‘Groviglio armonioso’ di stampo prettamente massonico? E poi un terzo giudice in Liguria li ha scagionati da ogni responsabilità?

E’ mai Giustizia quella che per un caso molto simile, relativo al ‘suicidio’ del campione di ciclismo Marco Pantani nel 2004,  tutto sia stato tombalmente archiviato, quando anche le pietre sanno che fu un omicidio di camorra?

Ferdinando Imposimato

E’ mai Giustizia quella che non mai scoperto che Aldo Moro ‘Doveva Morire’ (come hanno documentato Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel loro libro così titolato) per mano delle Brigate Rosse, infiltrate ed eterodirette dai nostri Servizi Segreti?

E’ mai Giustizia quella che in quasi mezzo secolo non ha mai scoperto i responsabili della tragedia di Ustica? Quando è documentato (la Voce lo ha fatto nel 1991) che un missile partito dalla francese Clemenceau ha abbattuto il nostro Dc9 Itavia con 81 innocenti a bordo?

I casi non si contano e terminiamo qui la lista nera solo per carità di patria.

 

E ALLORA…

Vi illudete forse che questo referendum risolva con un colpo di bacchetta magica questi atavici, giganteschi problemi di GIUSTIZIA NEGATA e CALPESTATA? Che un SI o un NO possano riuscire in un tale miracolo?

Quindi, in sostanza, si tratta di una ‘NON SCELTA’ offerta ai cittadini.

Ossia da un SI indecente e da un altrettanto indecente NO.

Indecenti perché il primo propone rimedi taroccati, il secondo perché dice solo NO e non propone, non sa proporre niente.

Quindi resta solo l’opzione politica. Visto che non si parla di Giustizia, ma al solito di Potere e Poltrone, Governo che resta Governo che cade, o almeno traballa, fate ‘come vi porta il cuore’.

E quindi, se questo governo nero e sfascista vi piace, vi sta bene per tutto quello che ha fatto e disfatto in questi 3 anni abbondanti di governo votate SI. Se non vi piace votate NO, tenendo presente che l’opposizione c’è ma non vi vede.

Ma – lo ripetiamo ancora – se pensate con un SI o con un NO di risolvere anche di un millimetro il problema Giustizia, vi sbagliate di grosso. Perché Lorsignori, tutti, se ne sbattono. Tanto, i cittadini sono solo dei sudditi da schiacciare e calpestare.

Capito?

 


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