NISCEMI / ANCORA OCCULTATA LA VERA CAUSA, IL “MUOS” USA

La stabilizzazione dell’area di Niscemi, colpita dalla frana del 25 gennaio scorso, per ora non è realizzabile. Si possono solo effettuare interventi di monitoraggio continuo e tenere a freno le acque, irregimentandole. Nessuna notizia confortante, quindi, per la popolazione locale.

E’ ciò che emerge dalla seconda relazione redatta da un’equipe dell’Università di Firenze, guidata dal geologo Nicola Casagli e incaricata dal Dipartimento della Protezione civile.

A quanto pare nello studio (a meno che non sia poi prevista una relazione ter) non vien fatto alcun riferimento al vero motivo scatenante: ossia la presenza nella stessa area, a poca distanza dal centro abitato, del gigantesco ‘MOBILE USER OBJECTIVE SYSTEM’, il ‘MUOS’ della U.S. Navy.

Il Movimento NO MUOS

Solo una dimenticanza o la volontà di non ‘disturbare’ il nostro Padrone a stelle e strisce alle prese con il massacro della popolazione iraniana?

Partiamo dalle news, per poi andare al nocciolo della questione.

Ecco i passaggi salienti del dossier, riportati fedelmente dall’Ansa.

Le analisi condotte confermano che, a causa delle dimensioni del sistema franoso, della profondità delle superfici di scivolamento e delle caratteristiche geologiche delle terre coinvolte, non è tecnicamente possibile conseguire una stabilizzazione dell’intero versante mediante interventi strutturali estensivi”.

La gestione del dissesto deve pertanto fondarsi su strategie di mitigazione del rischio e su un approccio adattivo, basato sul monitoraggio continuo e sul controllo dei principali fattori di instabilità. Uno dei processi oggi in atto  è l’arretramento della scarpata formatasi durante la fase parossistica del movimento”.

Prosegue la relazione: “Gli interventi, quindi, non devono mirare alla ricostruzione della morfologia originaria, ma piuttosto accompagnare l’evoluzione del pendio attraverso opere di riprofilatura, regimentazione delle acque superficiali e protezione dall’erosione. Le strategie di mitigazione devono perciò concentrarsi principalmente sul controllo delle acque”.

Nicola Casagli

Nel medio periodo gli interventi principali sono orientati alla riduzione delle infiltrazioni, alla captazione delle emergenze idriche, alla regimentazione delle acque meteoriche e alla protezione dall’erosione del piede dei versanti”.

Nel lungo periodo, solo una caratterizzazione geologica e geotecnica più approfondita potrà consentire la progettazione di eventuali opere strutturali mirate, che tuttavia potranno agire solo localmente e non garantire una stabilizzazione globale del sistema”.

Notizie sconfortanti, dunque. E che addirittura omettono di far menzione del vero ‘movente’, Mostro Muos.

Su cui invece da anni punta i riflettori il Movimento No Muos che ha promosso per i prossimi giorni una manifestazione proprio a Niscemi, sia contro la guerra Usa contro l’Iran, sia contro il gigantesco sistema americano di antenne che adesso mette ancor più a repentaglio la vita dei cittadini.

Denuncia uno dei promotori del Comitato, Pino Marcello: “Da più di un decennio ci opponiamo dicendo che veniva installato su un territorio fragile, ma nessuno ci ha ascoltato. Oggi il territorio frana e un abbassamento dell’inclinazione potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze molto gravi per la popolazione”.

Il MUOS di Niscemi

Per installare questo sistema hanno distrutto un intero bosco, cambiato totalmente l’orografia del terreno, riempito buche con terra sovrapposta e spianato colline: quello che accade oggi è la naturale e diretta conseguenza delle scelte scellerate che sono state prese e noi siamo costretti a subirne  tutte le conseguenze”.

Proprio in occasione della frana salita alla ribalta delle cronache internazionali, la Voce ha pubblicato una ‘illuminate’ inchiesta sulle vere cause della tragedia sociale e ambientale. E’ infatti del 25 gennaio scorso

NISCEMI / LE GIGANTESCHE RESPONSABILITA’ USA. BEN OCCULTATE DA POLITICA & MEDIA

Infine, qualche nuova, non poco preoccupante notizia.

Le malefiche installazioni americane, a base di antenne, a quanto pare nascondono non poche soprese sotterranee. Sembra infatti – secondo attendibili fonti – che ‘sotto’, per addirittura tre livelli, ci sarebbe di tutto e di più.

E non solo sotto la superficie occupata dal Muos. Ma anche al di sotto di tutta la fascia di territorio che arriva fino a Niscemi. Si parla di ‘depositi’ top secret: c’è chi parla addirittura di materiali molto, molto border line, come l’uranio. Quell’uranio per il quale gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra all’Iran, del tutto illegale, illegittima e contro ogni diritto internazionale.

Capito?

Come mai il nostro governo sta zitto e muto? E pensare che la nostra premier, sempre genuflessa davanti al Padrone a stelle e strisce, ha pure sorvolato l’area dopo la frana. Era bendata? Non ha notato il maxi insediamento Usa? Nessuno le ha raccontato di che si tratta?

Figuriamoci se questo esecutivo NERO e SFASCISTA si azzarderebbe mai di chiedere al Padrone yankee di poter effettuare un’ispezione in quei ‘misteriosi’ sottosuoli…

E l’opposizione? Sarebbe il minimo sindacale. Ma lo sappiamo bene, è un’opposizione altrettanto zitta e muta. Capace solo di sceneggiate e sostanza zero.

Niscemi-Italia…


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