A 13 anni esatti dall’omicidio – lo abbiamo sempre definito così – di David Rossi, all’epoca responsabile ‘Comunicazioni’ al Monte dei Paschi di Siena, gli Sherlock Holmes di casa nostra ‘scoprono’ che forse non si è trattato di suicidio, ma il poveretto è stato aggredito e minacciato, quindi preso per i piedi e ‘appeso’ al balcone dal quale sfortunatamente è caduto.
Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di una Giustizia ormai morta e sepolta da decenni: ben caratterizzata dalla totale impossibilità, per un cittadino, di riceverne neanche un briciolo in un’aula di tribunale. Non ne parliamo dei buchi neri, dei misteri di Stato da piazza Fontana in poi: con una sequela impressionante di Insabbiamenti & Depistaggi, sempre di Stato, degni del Cile di Pinochet.
Veniamo alle incredibili news sul giallo Rossi, ‘suicidato’, appunto, il 6 marzo 2013: premettendo che la prima inchiesta della procura di Siena è stata sbrigativamente archiviata come un chiaro suicidio. Stesso esito per la seconda. Quindi inchiesta della procura di Genova sugli inquirenti senesi che non hanno cavato un ragno dal buco, ovviamente assolti dai colleghi liguri. Cin cin: giustizia è fatta!
Qualche hanno fa è stata costituita un Commissione parlamentare d’inchiesta: come tutte le consorelle Commissioni ha fatto regolarmente flop. Due anni fa esatti – guarda le coincidenze temporali – ne è stata costituita una seconda che qualche micro ragno – in 2 indefessi anni di attività – è riuscito a tirarlo fuori.
Preferiamo non commentare, affidandoci all’ANSA per dettagliare le ultime sui lavori dalla Commissione, presieduta la Gianluca Vinci, un deputato prima leghista e poi meloniano.
Ecco l’incipit da vero scoop: “Dietro la morte di David Rossi potrebbe celarsi un’aggressione premeditata finalizzata alla minaccia o all’estorsione, terminata invece con la morte”.
Così prosegue il reportage da vero thriller: “Sarebbe questa la pista su cui sta indagando la commissione parlamentare d’inchiesta bis sul caso Rossi. L’ipotesi sarebbe avvalorata dalla nuova perizia presentata dal medico legale Robbi Manghi e dal tenente colonnello del RIS Adolfo Gregori, consulenti tecnici della Commissione”.
“Oggi – spiega il presidente della Commissione Vinci dopo le nuove audizioni – abbiamo aggiunto un tassello importante: è emerso che vi sia stata una colluttazione e un’aggressione ai danni di Rossi; e ancora, la modalità dell’aggressione non fa altro che avvalorare l’ipotesi di una minaccia finita male con l’appenderlo dalla finestra e terminata con la caduta”. Perdonate l’italiano da brividi…
Prosegue la narrazione mozzafiato griffata Vinci e ripresa dall’Ansa: “Secondo la perizia, le lesioni al volto di Rossi non sono riconducibili alla caduta dalla finestra, ma sarebbero invece compatibili con una pressione del viso e della testa del manager esercitata da persone terze contro i fili antipiccione e contro la sbarra di sicurezza o il telaio in legno della finestra”. Pure i fili antipiccione…
Continua l’erudita ricostruzione tecnica: “La pressione del viso contro i fili antipiccione spiegherebbe i tagli sul labbro e all’altezza del naso, mentre la pressione contro le sbarre di sicurezza o contro il telaio di legno avrebbe causato le contusioni alla testa, tagli e contusioni refertate fotograficamente all’indomani della morte”.
Le testuali parole di Vinci: “Il medico legale Manghi ha detto che ‘il tutto è l’effetto di un’azione dinamica, di pochi secondi o di pochi minuti’. C’erano diverse ipotesi circa il luogo della colluttazione, mentre era assodato che la natura di quelle ferite non fosse riconducibile alla caduta: grazie al lavoro del dottor Manghi e del tenente colonnello Gregori si sono individuate sia la natura di quelle lesioni sia come sono state provocate. E tutti questi sono elementi nuovi”.
La ricostruzione va avanti ancora per un pezzo, inerpicandosi sugli stessi dettagli tecnici.
Siamo al finale: “Adesso i lavori della Commissione si concentreranno due quesiti ancora senza risposta. Rossi è stato stordito o narcotizzato prima della minaccia finita male? Come si è arrivati dalla aggressione alla posizione del corpo prima della caduta in verticale?”.
Quesiti davvero amletici. Ma l’Ansa ci rincuora subito: “Domande a cui potrebbe essere data risposta già il 6 marzo prossimo, a 13 anni esatti dalla morte di Rossi, quando la Commissione andrà a Siena per incontrare la stampa e illustrare i lavori effettuati fino ad oggi. In quella occasione presenterà un video con la ricostruzione di quell’aggressione fatta per minaccia o estorsione ma terminata in tragedia, con la morte di un uomo”.
Verrà anche annunciata la partecipazione del docu-film a Cannes?
Scherzi a parte – è tragicamente il caso di dire – mister Vinci ci è o ci fa? Riuscendo nell’ardua impresa di insultare la memoria di David Rossi: ossia trattando il caso come uno scherzo di Carnevale malriuscito, parlando – per ben 2 volte – di “minaccia finita male” quando dopo averlo picchiato e tramortito lo hanno buttato giù dalla finestra! E poi, ma quale estorsione…
La dirty story è chiara, lampante fin dal primo giorno, eppure siamo costretti a sorbirci prima le due inchieste super flop, poi il tris genovese, e adesso le sceneggiate mandate in onda dalle 2 Commissioni…
Come mai magistrati insabbiatori e/o depistatori non hanno pagato niente per le loro macroscopiche responsabilità?
Killer, mandanti, motivi: neanche a parlarne, dopo 13 anni.
La Voce ha scritto del giallo a botta calda e ad un anno esatto, dopo la prima archiviazione, nell’ultimo numero come mensile cartaceo, marzo 2014. Poi ogni anno. Ecco alcuni pezzi.
E’ del 4 ottobre 2025
DAVID ROSSI / E ORA IL GIALLO DELLA 24 ORE…
E’ del 6 marzo 2024
DAVID ROSSI / FARA’ LUCE LA NUOVA COMMISSIONE D’INCHIESTA?
E’ del 24 giugno 2023
DAVID ROSSI / IL GIP LIGURE PROSCIOGLIE I PM SENESI. E IL GIALLO CONTINUA A 10 ANNI DAL “SUICIDIO”…
Da rammentare il libro firmato da Elio Lannutti e Franco Fracassi uscito nel 2017 e titolato ‘Morte dei Paschi di Siena’.
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