Canta Cocciante: “Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei scoprirlo stasera…”. Parafrasando questa frase musicale viene da dire che se alla prima serata di Sanremo hanno assistito tre milioni di telespettatori in meno rispetto all’edizione precedente e hanno disertato l’Eurovisione di Rai1 “ci sarà un perché”.Se lo dovrebbero chiedere i tenaci sostenitori di una kermesse che denuncia tutti gli acciacchi della vecchiaia e la patologia collegata del disinteresse per un evento che stride con quanto avviene in Italia con il governo del nulla e nel mondo con l’onda anomala della destra.
Cosa resta nell’aria del rap, del vuoto di idee musicali colmato solo da due o tre buone canzoni? La dolcezza dolente, intensa di Ermal Meta (nella foto), che dedica la ninna nanna ‘Stella Stellina’ a una piccola vittima palestinese del genocidio e ricorda che “i bambini dovrebbero far rumore non silenzio”. L’antifascismo di Giovanna Parese, 105 anni (punta massima di ascolto!), l’autoesclusione del comico Pucci che si dichiara orgogliosamente fascista. Il “Sono cristiano e democratico” di Carlo Conti, maestro di equilibrismo (cioè cristiano come “Yo soy Giorgia” e democratico come la Schlein), la solidarietà di Achille Lauro per le vittime del Crans Montana con l’inno alla vita ‘Perdutamente’, l’accorato appello dello striscione del loggione “Niscemi esiste e deve resistere”. In contrapposizione un (inevitabile?) cedimento al melonismo. Sul palco dell’Ariston nel folto gruppo di ospiti anche le bravissime sciatrici delle Olimpiadi invernali, presenza trasformata in ‘osanna’ per il ministro dello sport di fede meloniana, che com’è noto non è anche l’allenatore delle campionesse ospiti del festival. C’è chi etichetta il Festival “baraccone musicale” che tradirebbe la formula Amadeus, l’equilibrio nuove proposte e i big del calibro di Gianni Morandi. Non basta l’imbalzamata Patty Pravo a compensare l’eccesso di rapper che disconoscono il genere e di giovani cantanti ‘normali’ che si danno al rap. Avvertita e ‘misteriosa’, ma fino un certo punto, l’assenza di Fiorello che come dire, se l’è meritata per la sua graffiante satira anti governativa. Mette il punto sul tema gradimento del festival la domanda “Sanremo ha perso il suo Appeal?” Risposta: “Forse avverte l’urgenza di totale rinnovamento e di essere sganciato dal dispotismo dei discografici
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