Redazione di La7, indagine interna per sciogliere dubbi e sospetti sulla coerenza della linea editoriale e il ruolo di canale televisivo indipendente dal dilagante melonismo che coinvolge anche testate indipendenti dalla rete tentacolare neofascista che ha come capofila il secolo d’Italia rappresentato dal Bocchino autoproclamatosi melonista della disinformazione a tutta destra. Ma torniamo a La7 e proviamo ad accertarne la coerenza. Ne è padre padrone Urbano Cairo che oltre a editare il Tg pubblica periodici multi-genere per lettori e soprattutto lettrici disimpegnati ed con RCS MediaGroup, è il principale azionista del Corriere della Sera (59,69%) giornale del perbenismo moderato in chiaro contrasto con il Tg di La7, primo direttore Gad Lerner e dal 2010 a guida di Ernico Mentana (nel 1980 alla RAI, redazione esteri, poi inviato del TG1, vicedirettore del TG2, nel 1992 a Canale 5 direttore e conduttore del Tg5 fino al 2004, poi direttore editoriale di Mediaset; da Mediaset a La7 come direttore e conduttore del Tg.
Da qualche tempo Mentana, con evidenza per chi analizza la rotta politica dell’informazione televisiva, ha personalmente ammorbidito il racconto del regime imposto da Palazzo Chigi e sembra quasi soggiogato dalla leadership della Meloni, al punto di alimentare voci sommesse di un approccio da ‘pensionato di lusso’ con altri lidi del giornalismo politico. Non si spengono le ipotesi sul futuro di Enrico Mentana. Con i suoi messaggi condivisi sui social sembra far intendere di essere pronto a lasciare la guida del telegiornale. Come spiegare altrimenti il fanatismo ideologico pro Israele platealmente manifesto del conduttore Parenzo (L’Aria che tira), la violenza verbale consentita ai portavoce della destra a cui non è impedito di urlare per disturbare gli interventi di segno opposto e l’insopportabile presenza ossessiva sugli schemi dello studio della Meloni con primi piani e in circostanze estranee al dibattito in corso. Mentana non ne sa nulla, o ne è pienamente consapevole? Da esperto giornalista dovrebbe sapere che fare della Meloni l’argomento permanente dei salotti-dibattito, e costellarlo di sue video dichiarazioni, anche se accompagnate da commenti critici, contribuisce al suo invadente protagonismo. In generale: stride il contrasto tra giornalismo rispettoso della cosiddetta ‘par condicio di programmi come “Martedì” di Floris, “Piazza Pulita” di Formigli, “Tagada” della Panetta, “8 e mezzo” della Gruber, inclusivi di esponenti della destra e la sfacciata propaganda melonista della Rai, di Mediaset che Fazio e il suo “Che tempo che fa” contrastano, ma con effetti imparagonabili.
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