SO’…DAZI AMARI. MISTER TRUMP

Per qualche dollaro in più la middle class degli yankee ha sfregiato la storica icona di Paese leader della democrazia occidentale e si è prostituita al tycoon. Ha ingoiato rospi indigesti e da ultimo il comitato d’affari “Board of Peace, che cancella l’identità storica della Palestina in macerie per concedere al genero del tycoon di incassare miliardi con l’operazione che trasformerà la striscia di Gaza in un lussuoso ritrovo dominio per i ricchi del mondo e certificherà la disumana conclusione del massacro che Paesi succubi dell’America trumpiana (Italia meloniana inclusa) rifiutano di condannare come genocidio. La presidenza di Trump, dracula fuori controllo, affiancato da un pool di assetati vampiri, esemplifica la patologia da terapia intensiva del mondo che ha sostituito la violenza del potere alla democrazia dei diritti. Il coronavirus del sovranismo ha contagiato ampi settori dell’umanità, Dopo averlo covato in stato di latenza ha infestato mezzo mondo, in particolare l’Europa dell’ex Unione Sovietica e il neo fascismo mai estinto di Paesi come l’Italia che non lo hanno sradicato definitivamente. La democrazia degli States ha ceduto alla suggestione di governare l’intera economia occidentale e per liberarsi della megalomania criminale di Trump non le bastato assistere alle violenze di regime, alla democrazia profondamente violata. La rapina istituzionalizzata dei dazi ha illuso l’America di arricchimento lecito. Gli omicidi degli Ice, polizia privata di Trump, le sentenze avverse di magistrati indipendenti o addirittura di fede repubblicana, l’incidenza negativa della crisi economica sul bilancio familiare, la crescente ostilità mondiale per gli Stati Uniti non più percepiti come modello di democrazia, sembrano scardinare il consenso per Trump e il suo sovranismo gestito con inaudita arroganza. La sentenza che giudica illegittima l’imposizione dei dazi e condanna il governo americano a rimborsare chi li ha subiti, assume l’aspetto di grande sconfitta di Trump e mina l’impalcatura della politica economica su cui il presidente degli Usa peggiore di sempre ha costruito il secondo mandato per abitare la Casa Bianca. Si può immaginare il disagio della Meloni, suddita ostinata del tycoon. Anche se marginalmente, si è accodata alla ventina di Paesi ‘secondari’ che sperando di trarne vantaggi finanziari hanno detto sì all’adunata di sgangherati catturati dal Board of Peace, sodalizio tutt’altro che pacifista. Impossibile per la nostra Costituzione partecipare al club di interessati immobiliaristi adescati dall’inquilino abusivo della Casa Bianca e la borgatara della Garbatella, per non disconoscere la deferenza con l’autocratico anti europeo ha spedito e al raduno del Board of Peace l’agnello sacrificale Tajani perché nonostante assista in posizione defilata osservi e riferisca. Dunque Giorgia non teme di tradire l’orgoglio patriottico dello slogan di Fratelli d’Italia (“Dio, patria, famiglia”) e spera che la Corte Suprema degli States non bocci, perché altrettanto illegali, i nuovi dazi annunciati da un frustrato Trump che in sintonia con la Meloni attacca i magistrati, definiti ridicoli e folli: “Dovrebbero vergognarsi! Oggi firmo un ordine per imporre un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, oltre ai nomali dazi già in vigore”. È un vero capolavoro di disobbedienza incivile. Riceve in risposta il ‘no comment’ di Netanyahu, Milei, Orban e ovvio, di “Yo soy Giorgia”.


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