CALCIO TAROCCATO / LA SINGOLAR TENZONE SAVIANO-MAROTTA

Continuano le polemiche sulla partita taroccata Inter-Juve che con ogni probabilità ha falsato l’intero campionato.

E prosegue la singolar tenzone tra Roberto Saviano e il plenipotenziario del club nerazzurro, Beppe Marotta. Per gettare acqua sul fuoco un paio di giorni si esibisce in un clamoroso autogol il PD Walter Verini, cercando di ridurre il tutto a una pinzellacchera e quindi riscatenando l’ira dell’autore di ‘Gomorra’.

Roberto Saviano. Sopra, Beppe Marotta

Vediamo in rapida sintesi le tessere del puzzle.

Partiamo dal primo j’accuse di Saviano, a botta calda. Un post che si apre con il faccione di Marotta titolando: “Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano avremo tutti la sensazione che i campionati siano falsati”.

Poi: “La rabbia di Chiellini (ex calciatore o oggi dirigente Juve, ndr) sembra la rabbia di chi sa come funzionano le cose con Marotta (che per anni è stato ai vertici della Juve, ndr). Il campionato italiano oggi è falsato e se anche dovesse vincerlo l’Inter non avrebbe alcun valore”. Come dargli torto?

Aumenta il pressing: “Non è una questione di simpatie o antipatie sportive. Qui non si parla di Inter contro qualcuno. Si parla di sistema. Quando un provvedimento giudiziario afferma l’esistenza di una situazione di sudditanza nei confronti della Curva Nord, il tema non è da bar sport. E’ istituzionale. E’ strutturale”.

Lapidaria la risposta del presidenze nerazzurro: Saviano chi? Ho dato ai nostri legali il mandato di rispondere nelle sedi opportune”. Vedremo presto se avrà il coraggio di farlo.

Nel bel mezzo della bagarre, cerca di mettere una pezza a colori Verini, in qualità di Coordinatore del Comitato Ultràs e Criminalità all’interno della Commissione Antimafia. “Il calcio è solo calcio”, minimizza, “una cartellino è solo un cartellino”, alludendo alla famigerata ammonizione al calciatore della Juve Kalulu e all’altrettanto famigerata non-ammonizione dell’interista Bastoni.

Interviene in tackle Saviano: “Le parole di Verini sono inaccettabili. Quando sento dire ‘il calcio è solo calcio’ oppure ‘un cartellino è solo un cartellino’, mi chiedo se ci credono davvero o pensano che possiamo crederci noi”.

Walter Verini

Quando si tocca il calcio e il tifo bisogna ricordare che i giocatori e i tifosi dell’Inter sono vittime, ma non la sua dirigenza, che invece era compromessa dalla sudditanza nell’ambito dell’inchiesta Ultras come documentato dalla sentenza di condanna dello scorso dicembre”. Da rammentare che quel tifo ultrà è pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta.

Incalza: “Quale società, dopo che i suoi dirigenti hanno ammesso di non aver denunciato e di aver patteggiato con la giustizia sportiva, lascia gli stessi vertici al loro posto? Si stendono tappeti rossi a chi poteva denunciare ed è stato zitto, senza muovere un passo”.

Il calcio è potere, consumo, denaro e quando chi lo guida ha avuto rapporti con ambienti pericolosi – seppure obtorto collo – non basta archiviare, minimizzare e voltarsi dall’altra parte”.

La vicenda ci fa tornare alla mente il caso SCHWAZER-WADA che ha visto in campo anche la Voce. Nel lontano 2017 scrivemmo e pubblicammo una ventina di articoli sul taroccamento delle provette contenenti i campioni di urina del nostro campione, delle manipolazioni via WADA e della susseguente super squalifica comminata al marciatore. Nel 2018 fummo querelati da WADA, che si sentì offesa nell’onore. Il processo è andato avanti per diversi anni. Nel frattempo, all’inizio del 2021, il gip del tribunale di Bolzano, Walter Pelino, scagionò Schwazer da ogni accusa e ribaltò il ‘tavolo’, accusando WADA d’una sfilza di reati tra cui addirittura la frode processuale, per aver alterato non solo le provette, ma anche inquinato tutto il seguito dell’inchiesta giudiziaria.

Per farla breve. La Voce è stata condannata in primo ed in secondo grado non per aver scritto il falso in alcuno degli articoli querelati, né di aver sbagliato precise circostanze di fatto, né di aver raccontato frottole.

Sapete qual è la motivazione del primo grado, firmata dal giudice Cristiana Sirabella del tribunale di Napoli? Sostanzialmente due i motivi della condanna.

Primo: aver usato un tono troppo ‘strillato’ in alcuni titoli, in particolare quello sul ‘Sistema mafioso’ di WADA, espressione in precedenza già usata sulle colonne di Repubblica.

Ma a pesare è soprattutto una circostanza: aver anticipato di 4 anni quanto sarebbe emerso solo nel 2021 dall’inchiesta del gip Pelino. Come facevamo a sapere PRIMA quel che solo DOPO si sarebbe verificato? Quali FONTI OCCULTE ci hanno aiutato?

Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di una giustizia italiana totalmente capovolta. E nella quale nessun magistrato paga un prezzo per una sentenza totalmente campata in aria.

Sulla WADA-VOCE story abbiamo messo in rete molti articoli, anche dopo le vergognose sentenze di primo e secondo grado (per il ricorso in Cassazione non avevamo i mezzi economici). Li potete agevolmente trovare, andando alla casella cerca in alto a destra della nostra home page: basta digitare WADA oppure ALEX SCHWAZER per rileggerli.


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