GOLPE BIANCO A CUBA / LA STRATEGIA DI MARCO RUBIO & C.

Un Venezuela bis nel prossimo futuro di Cuba?

Pare proprio di sì, secondo fonti interne alla Casa Bianca. Un golpe forse anche meno traumatico, senza sangue (sono morti in una quarantina, comunque, nel blitz di Caracas, e senza rapimenti presidenziali). In sostanza, gli USA profitterebbero della sempre più tragica crisi economica che attraversa il Paese per piazzare un personaggio manovrabile al vertice, un po’ come è successo in Venezuela con la presidenza ad interim di Delcy Rodriguez, costretta sotto pesantissime minacce e ricatti a quella scelta per salvare la vita.

E a L’Avana gli americani avrebbero trovato l’uomo giusto, il quarantunenne Raul Guillermo Rodriguez Castro alias ‘el Cangrejo’, il Granchio, per vent’anni a capo della sicurezza personale del nonno, Raul Castro, quando era presidente.

E’ il sito ‘AXIOS’ ad anticipare la notizia dei colloqui top secret che si sono svolti nelle scorse settimane tra il papabile presidenziale e il Segretario di Stato Marco Rubio che, non dimentichiamolo, è di origini cubane.

Raul Castro, Sopra, Raul Guillermo Rodriguez Castro e Marco Rubio

La Casa Bianca, ufficialmente, smentisce e fa sapere solo di alcuni messaggi scambiati con i vertici di L’Avana. I quali fanno in pratica lo stesso, con una breve nota: “Non esiste alcun dialogo al alto livello con il governo americano. Nemmeno un dialogo a livello intermedio. Ci sono stati solo scambi di messaggi”.

E’ proprio quel livello ‘intermedio’ citato che fa drizzare le antenne: palese excusatio non petita con riferimento alla figura del Cangrejo.

Commenta Axios: “Lo scenario degli incontri segreti che ci è stato delineato da alcune fonti vicine alla presidenza Usa è sorprendentemente credibile. I colloqui tra i due (Rubio e Rodriguez Castro, ndr) stanno bypassando i canali ufficiali del governo cubano. ‘Non li definirei negoziati, quanto piuttosto discussioni sul futuro’, osserva un alto funzionario della Casa Bianca”.

Viene poi aggiunto: “Rubio e il suo team vedono il nipote quarantunenne e la sua cerchia come rappresentanti di cubani più giovani che non pensano certo più alla rivoluzione, orientati agli affari e che vedono il valore di un possibile riavvicinamento agli Stati Uniti”. Un terremo più che fertile.

Per rafforzare il paragone con il Venezuela: “Prima che Maduro venisse catturato. Rubio e alti funzionari e consiglieri dell’amministrazione Trump entrarono in contatto con le elite venezuelane, proprio come stanno ora facendo con Cuba”.

La cosa – viene precisato – non va giù a molti congressisti americani di origine cubana, così come alla comunità cubana residente a Miami: i quali vorrebbero una soluzione più drastica.

Vi proponiamo il testo integratale del reportage pubblicato da ‘AXIOS’ il 18 febbraio,  Exclusive: Rubio secret squeeze on Raul Castro’s Cuba

 

Il Palazzo presidenziale a Cuba

Qualche ragguaglio in più sulla situazione cubana e la figura del ‘granchio’.

Una situazione economico-sociale catastrofica, dopo ben 67 anni di sanzioni Usa e di quasi isolamento dal mondo (tranne il sostegno della Russia, of course). Scarseggia il cibo, la sanità è allo sfascio, l’energia manca perché il petrolio non arriva praticamente più: visto che il Venezuela non può più inviare rifornimenti per il veto Usa e a brevissimo anche il Messico – sempre per le minacce e i divieti Usa – non lo invierà più. Un lavoro davvero ‘scientifico’, quello yankee, per portare il paese sull’orlo del baratro e poi caso mai ergersi come i salvatori, secondo lo sperimentato copione Caracas.

Raul Castro è ancora oggi il braccio destro del vecchio presidente, novantaduenne. Il padre è il generale Luis Alberto Rodriguez Lopez-Calleya, morto nel 2022 in circostanze mai chiarite. E’ stato il padre a curarsi del ‘tesoro’ di famiglia: ‘GAESA’, ossia il conglomerato che controlla gran parte dell’economia del Paese e la maggior parte delle fonti di valuta estera. Ora le chiavi della cassaforte sono nelle mani del Cangrejo: il quale, pur non ricoprendo alcuna carica a livello politico né governativo, è la figura chiave, come hanno ben capito al Dipartimento di Stato, alla CIA e al Pentagono. E conduce una vita da nababbo, in quel contesto di estrema povertà

Quando andrà in porto l’Operazione Regime Change del nuovo corso ‘soft’ (per la guerra più tradizionale è pronto in tavola l’Iran) inaugurato negli Usa? Lo vedremo prestissimo…

Per ulteriori dettagli, vi proponiamo un pezzo messo in rete dall’ottimo sito di controinformazione, ‘The Intercept’, il 20 febbraio:  What does Trump with Cuba? 

 


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