La guerra tra le due superpotenze del mondo, Cina e Stati Uniti, si combatte (anche) sul fronte delle terre rare.
E’ stato infatti appena tenuto a battesimo da Donald Trump in persona il ‘PROJECT VAULT’ con il quale vengono stanziati quasi 12 miliardi di dollari su questo fronte non poco bollente. Visto soprattutto che la Cina, oggi, può sciorinare grandi cifre: il 70 per cento dell’estrazione mondiale di terre rare e addirittura il 90 per cento della loro lavorazione.
Si tratta, in sostanza, della riproposizione su un diverso fronte del modello ‘Strategic Petroleum Reserve’ varato dall’amministrazione Usa negli anni ’70, quando infuriava la crisi petrolifera.
Il Tycoon, nel corso della presentazione, era affiancato dal Ceo di General Motors, Mary Barra, e dell’imprenditore nel settore minerario Robert Friedland.
Ecco le parole di ‘The Donald’: “Lanciamo quello che sarà conosciuto come ‘Project Vault’, per garantire che le aziende e i lavoratori americani non subiscano mai danni a causa di eventuali carenze di terre rare e minerali critici”.
E ha aggiunto: “Non vogliamo mai più rivivere quello che abbiamo dovuto passare un anno fa”. Incredibile ma vero: esattamente un anno fa, a pochi giorni dall’insediamento per il bis, il Tycoon cominciò a scatenare la forsennata guerra dei dazi proseguita per mesi. La Cina non batté ciglio e rispose in modo molto semplice: ridusse sensibilmente l’export di quei materiali strategici nei confronti degli Usa, obbligando molti imprenditori americani a contrarre in modo altrettanto sensibile i loro livello produttivi. Chi scatenò quella bufera, il bipolare Trump, ha la faccia di bronzo, oggi, di non ammettere che la responsabilità della ‘crisi’ produttiva Usa di un anno fu solo e unicamente sua!
In soldoni, la stragrande parte del fondo, pari a 10 miliardi di dollari, viene assicurata dall’US Export-Import Bank (EX-IM), mentre la restante, da 1,7 miliardi, è coperta da finanziamenti privati.
Osserva il presidente di EX-IM, John Jovanovic: “Il Project Vault è stato concepito per supportare i produttori nazionali in caso di shock dell’offerta, sostiene la produzione e la lavorazione di materie prime essenziali negli Stati Uniti e rafforza il settore minerario nel nostro Paese”.
Detto fatto. Nei giorni scorsi ha ricevuto l’ok della EX-IM l’erogazione di un finanziamento da 277 milioni di dollari a favore dell’azienda mineraria e manifatturiera ‘Usa Rare Earth Inc.’, per supportarla nello sviluppo delle sue catene di fornitura di metalli e magneti.
Il progetto vede il coinvolgimento di molte big dell’industria a stelle e strisce, tra cui Boeing, Google, Corning, Gs Vernova, General Motors e anche la ‘nostra’ Stellantis.
E, soprattutto, di tre aziende leader nel trading delle materie prime: si tratta di Hartree Partners, Traxys North America e Mercury Energy Group.
Un tassello fondamentale è poi quello di una forte accelerazione della diplomazia delle materie prime. Da mesi, ormai, sono in corso trattative con molti paesi ricchi di metalli rari: e grossi accordi sono stati stipulati con Australia, Giappone, Malesia e, ovviamente, Ucraina, tanto coccolata con armi d’ogni tipo da Washington che diventa quindi l’acquirente privilegiato per i tesori minerari nel ventre delle terre ucraine.
Che la questione sia di primario valore geostrategico lo si evince anche dal fresco summit che si è svolto solo pochi giorni fa, il 4 febbraio, addirittura presso il Dipartimento di Stato, titolato proprio “Critical Mineral Summit”, con la partecipazione del Segretario di Stato, Marco Rubio, e del numero due della Casa Bianca, J.D. Vance. Una nota del Dipartimento sottolinea che l’incontro è servito a favorire “uno slancio per la collaborazione tra i vari paesi amici degli Stati Uniti per garantire un accesso alle terre rare”. Più chiari di così…
Qualche dettaglio tecnico.
La nuova riserva sarà composta da terre e minerali rari, come gallio e cobalto in modo particolare, indispensabili per la produzione di iPhone, batterie, motori per jet, radar, veicoli elettrici e via di questo passo. L’obiettivo è di attenuare l’impatto di improvvise interruzioni o comunque riduzioni sensibili delle forniture e di forti oscillazioni nei prezzi, in un contesto globale, come quello attuale, di tensioni crescenti e fibrillazioni continue.
Ultimamente il Giappone ha battuto un record: è stato infatti scoperto un grosso giacimento di sedimenti ricchi di metalli critici addirittura a 5.600 metri di profondità, intorno all’isola di Minami Torishima, nel Pacifico. Guarda caso, negli ultimi mesi si sono intensificati i rapporti politico-commerciali sull’asse Washington-Tokyo…
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