Si chiama BCE ma potrebbe più propriamente chiamarsi Banca di Francia e Germania, visto il totale vassallaggio verso quei due paesi.
La clamorosa prova del nove è di queste ore, fresca fresca. Roba da vergognarsi, perché un tale asservimento è totalmente indegno di un organismo che in teoria dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti i paesi UE. Tradendo in modo smaccato la sua ‘mission’.
Sentite l’ultima, sparata dal certo non comunista ‘Financial Times’. Secondo sue fonti, la presidente Christine Lagarde avrebbe intenzione di abbandonare la sua dorata poltrona ben prima della scadenza del mandato, ottobre 2027.
Con ogni probabilità a fine anno o massimo inizio 2027. E sapete il motivo? Non perché sia logorata dal potere che ha, ma per un beau gest, un gesto di vera cortesia nei confronti di le Roi Emmanuel Macron. Il quale a sua volta scende dal suo trono dell’Eliseo ad aprile 2027, quando i francesi andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente, e lui non potrà correre, perché non sono previsti tre mandati.
E come ultimo atto, Napoleon Macron ci tiene molto a scegliere, insieme al Cancelliere tedesco Friederich Merz, il nome del nuovo vertice BCE: una ‘roba’ a 4 mani, come per una partita di briscola, in un salotto del suo Eliseo. Tutti gli altri paesi fuori dalla porta, ben compresa l’Italia: che conta proprio come il 2 di briscola…
Capito?
Laconica la nota diramata dalla segreteria BCE: “Il presidente Lagarde è concentrata sul suo lavoro e non ha preso alcuna decisione in merito alla fine del suo mandato”.
Una smentita molto, molto soft, ossia una mezza conferma. Ben diverso fu il tono quando, mesi fa, era circolata voce di sue dimissioni per andare a presiedere il ‘World Economic Forum’ a caccia di un vertice dopo la sparizione dalla scena del suo fondatore e animatore per decenni, il tedesco di simpatie nazi Klaus Schwab.
Passiamo ora a vedere chi sono i papabili per la successione.
In un altro reportage di dicembre 2025, lo stesso Financial Times scriveva di due figure in pole position: l’ex governatore della Banca Centrale di Spagna (l’equivalente della nostra Banca d’Italia) Pablo Hernadez de Cos e l’omologo olandese Klaas Knot.
Il primo è attualmente direttore generale della ‘Banca dei Regolamenti Internazionali’ ed è stato consulente del Consiglio direttivo BCE dal 2004 al 2007. Negli ambienti finanziari viene considerato un ‘mediatore’.
Il secondo, membro del ‘Financial Stability Board’, sarebbe un continuatore della politica monetaria griffata Lagarde, del quale è molto amico.
Ma sono in forte ascesa le quotazioni di altre due figure. Si tratta Joachim Nagel e di Isabel Schnabel, entrambi, guarda caso, tedeschi.
Il primo è dal 2022 al vertice del colosso teutonico del credito, ‘Deutsche Bundesbank’; e dal 2020 è membro del consiglio d’amministrazione della ‘Banca dei Regolamenti Internazionali’. Considerato un ‘rigorista’, nei giorni scorsi ha aperto all’idea degli eurobond, lanciata proprio dall’Eliseo ma bocciata dal Cancelliere Merz: un modo per guadagnarne il consenso? Ha la tessera della SPD, il partito socialdemocratico in fortissima crisi d’identità (come del resto tutta la ‘sinistra’ europea).
Secondo non pochi analisti, però, il vero favorito è Isabel Schnabel’, una ‘ultramoderata’ sul fronte monetario, un vero ‘falco’. Da anni è membro del Comitato esecutivo BCE, di cui conosce a fondo i meccanismi. Attualmente è responsabile delle ‘operazioni di mercato’: e in tale veste supervisiona il delicato programma ‘Quantitative easing’ da 2,6 trilioni di euro. Lo scorso dicembre aveva aperto alla possibilità di aumento dei tassi, al 2,5 per cento, nel corso del 2027. In passato si è fieramente opposta al progetto di fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank.
Una partita comunque tutta da giocare: come detto, tra Macron e Merz. Tra i papabili non c’è un francese: l’ultimo fu Claude Trichet, al vertice BCE dal 2003 al 2011, cui successe Mario Draghi, in sella fino al 2019. Una BCE che comunque non ha neanche trent’anni, sbocciata nel 1998, primo presidente l’olandese Wim Duisenberg.
Avrà più peso le Roi che lascia il trono, ancor giovinetto, o l’ex Goldman Sachs e ora mediocre Cancelliere tedesco? Come riusciranno a trovare un’intesa, viste le attuali frizioni sui temi più svariati, dagli eurobond (subito stroncati dai tedeschi) alle armi?
Bisognerà comunque stare attenti a due fattori. Le pressioni che eserciteranno i colossi della finanza internazionale e cosa farà Donald Trump: certo non abituato a stare alla finestra, anche se afferma che per lui l’Europa è solo un peso.
Sull’uscente (ma ancora in sella per parecchi mesi) Lagarde, vi proponiamo il pezzo messo in rete dalla Voce il 4 gennaio 2026,
URSULA VON DER LEYEN E CHRISTINE LAGARDE / MOLTO ATTENTI A QUELLE DUE
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