“FUNZIONERANNO”

Il mitico urlo di Tarzan aggrappato a una liana, con la domestica Cita tra le braccia. Roba da dilettante vocale. Grida potente da borgatara avvezza ad altissimi picchi di voce per non soccombere al frastuono del suo quartiere d’origine. Centri di detenzione albanesi, le urla di  Giorgia, da presidentessa iraconda del consiglio: “Funzioneranno…funzioneranno!”, Ma come e quando? La promessa-minaccia rimane un grido scomposto, narra lo scippo alle tasche degli italiani di 800 milioni, in pratica gettati in mare nel tratto di Adriatico che ci separa dall’Albania, dove un gruppo di fortunati esponenti delle forze dell’ordine e di operatori ‘disoccupati’ trascorrono ferie pagate da Vip. “Yo soy Giorgia” si rifugia nella menzogna-scappatoia “è colpa dei magistrati” e si accoda alla lettura sgangherata di Nordio della pseudo riforma della giustizia (“Ci consentirà di ‘addomesticare’ i Pm”). La cronaca, Piantedosi, ministro dell’Interno, condannato dal tribunale di Roma per aver trasferito illegittimamente un migrante in Albania, un algerino che vive il Italia da 19 anni. Dovrà risarcirlo con 700 euro per il tempo trascorso nel centro di Gjader. Francesco Boccia, PD: “Dopo quattro anni, il bilancio è chiaro: il centro in Albania, presentato come svolta epocale, diventa il paradigma di una politica migratoria inefficace e costosa con un lo sperpero economico senza precedenti. “I fatti parlano più degli slogan” (di “Funzioneranno, funzioneranno”).

 

L’IMPERTINENTE NIPOTE

Mary Lia Trump, nipote di Donald Trump e figlia di suo fratello maggiore: le su parole come pesanti pietre. Psicologa e scrittrice, ospite di Vespa, infierisce sullo zio inquilino ‘abusivo’ della Casa Bianca e alle accuse che gli ha già rivolto in America aggiunge con toni inequivocabili “È un bugiardo patologico, ha mentito migliaia di volte da presidente, negli Stati Uniti e con gli alleati della Nato”. L’accusa conclude anni di osservazioni. Denuncia politiche che causano danni a livello universale di cui non sarebbe il solo responsabile. La questione della polarizzazione americana rappresenta uno dei nodi centrali dell’analisi di Mary Trump. “Penso che l’America sia diventata sempre più polarizzata. Siamo un Paese razzista misogino e penso che sia una reazione alla presidenza di Obama. Quanto la lascia più perplessa è la portata del consenso: quasi 78 milioni di americani hanno votato per Donald Trump nel 2024, nonostante tutto quello che la sua amministrazione aveva già fatto.Ha consolidato così tanto potere che sembra che al momento non ci sia nulla che possa fermarlo all’interno degli Stati Uniti”. Le dichiarazioni della nipote del presidente si inseriscono in un contesto più ampio di dissenso familiare. Mary Trump non è nuova a prese di posizione pubbliche contro lo zio: già in passato ha scritto libri e rilasciato interviste in cui ne ha analizzato la psicologia e le dinamiche familiari che, secondo lei, hanno contribuito a formare la personalità del presidente. La sua formazione come psicologa clinica le conferisce una prospettiva professionale che cerca di applicare anche all’analisi del personaggio pubblico. Resta da vedere se le affermazioni di Mary Trump stimoleranno ulteriori indagini o rimarranno confinate nel dibattito mediatico. Quello che è certo è che le sue parole hanno riacceso i riflettori su un episodio che molti consideravano archiviato, suggerendo che dietro le immagini iconiche di quel giorno potrebbero celarsi verità ancora da svelare. Il suo è uno sguardo privilegiato su una delle famiglie più potenti e discusse del mondo. Le sue parole risuonano oltre l’oceano, toccando temi universali: il potere e i suoi abusi, la verità e la sua manipolazione.


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