Infinita suggestione di un nobile pensiero di Cicerone: “Vale più la nostra coscienza che l’opinione degli altri”. Precede un’imprescindibile analisi del quotidiano l’Unità, spesso censurato dalle rassegne stampa, come a cancellare la memoria dell’affermazione democratica post bellica del Paese appena liberato dalla tragedia del fascismo. L’articolo è un breve saggio di ‘verità’: motiva con obiettiva lucidità il colpevole accanimento di quanti, anche esponenti dell’ONU, condizionati dalla mistificazione di Israele baluardo della democrazia occidentale nel Medio Oriente, disconoscono il prezioso impegno di Francesca Albanese, giurista esperta di diritto internazionale, specializzata in diritti umani e Medio Oriente, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che con un meticoloso, dettagliato, ineccepibile lavoro di indagine, ha denunciato la tragedia di Gaza e le responsabilità ampiamente documentate di Netanyahu, del governo Israeliano, che nessuno al mondo dovrebbe disconoscere e sottodimensionare.
Le analisi di Francesca Albanese e in particolare l’accusa di genicidio del popolo palestinese, non sono condivise da esponenti dell’ONU, da un paio di Paesi Europei e dalla destra italiana, per non interrompere il trend di affari con Israele, la vendita di armi. Contro Francesca Albanese, denuncia l’Unità, “menzogne plateali, falsificazioni vergognose” attribuitele con un video manipolato da una Ong filoisraeliana. Il ministro degli esteri francese Barrot ha e inventato la frase “Israele nemico comune dell’umanità” mai pronunciata dalla giurista. A Barrot si sono accodati il ministro degli Esteri tedesco Wadephul e Tajani, anche in questo caso portavoce del melonismo pro Netanyhau. “Siamo all’assurdo, il pericolo sarebbe Francesca Albanese – che ha documentato in modo incontrovertibile la carneficina antipalestinese del governo israeliano guidato da un criminale di guerra – sanzionata pesantemente dagli Usa (non la politica genocidaria di Israele che ha il record mondiale di violazioni delle risoluzioni dell’Onu). Le viene rimproverato, oltre alla denuncia del genocidio tuttora in corso, l’aver dimostrato l’attiva partecipazione delle multinazionali del complesso militare-industriale (e mediatico) degli Usa e dell’Ue. Chi vuole sbarazzarsi di lei come relatrice speciale dell’Onu lavora per avere un sostituto più “ragionevole”, più malleabile e arrendevole… Francesca Albanese merita ammirazione e sostegno, non solo per la circostanziata denuncia dei crimini consumati in Palestina, ma anche perché, con la sua incessante testimonianza tiene alta la funzione dell’Onu, altrimenti ridotta a ectoplasma”.
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