Il generale Avi Bluth è il capo del Comando Centrale dell’esercito, in israeliano definito Uberkommandant, ma è anche tristemente noto come “il Generale del massacro in Cisgiordania”, un uomo deciso e violento chiamato a Gaza per “risolvere le tensioni”. Ha dichiarato spavaldo che ci penserà lui a far funzionare le cose. Con la sua kippah militare portata di traverso, sfoggia un’eloquenza forbita … ma agghiacciante, manifesta un’infinita arroganza e pratica una inaccettabile doppia morale. Ha già ordinato l’attuazione delle sue famose “Operazioni di Riorganizzazione” che dovrebbero a suo dire fare in modo che “tutti, in qualsiasi villaggio vivano, siano scoraggiati dal ribellarsi o dall’alzare le mani contro un residente”. Qui i “residenti” in questione sono, naturalmente, i coloni, non certo i contadini palestinesi che possedevano quei terreni rubati. Sì! proprio quei violenti protagonisti dei Pogrom (termine israeliano con cui si indicano le azioni di persecuzione esercitate contro le minoranze etniche o religiose con l’appoggio dell’esercito) contro i palestinesi.
Per quanto riguarda il comandante Bluth, lui non ha alcun obbligo istituzionale di difendere i palestinesi in Cisgiordania, ma si preoccupa esclusivamente di supportare i coloni nelle loro scorrerie negli insediamenti palestinesi. “Sapremo noi comunicare i fatti” ripete minaccioso il generale ai residenti locali persino se cercano di difendere sé stessi e la loro terra. Quella terra rubata dai coloni anche grazie alla sua presenza ed ai suoi incoraggiamenti.
“Non so nulla di interviste e di riflettori” ha dichiarato ai pochi giornalisti che lo hanno intervistato. Bluth ha ordinato ai suoi soldati di essere “molto decisi” e li ha autorizzati a ricorrere anche alle punizioni collettive che, come è noto, costituiscono un crimine di guerra. Se i fatti stanno in questi termini, allora Bluth può essere definito un “criminale di guerra”.
Ma in che cosa consistono, in sostanza, queste “operazioni di riprogettazione” organizzate da Bluth? Si tratta, in sostanza, della devastazione di oltre 3000 alberi, la maggior parte dei quali ulivi, abbattuti e sparsi sul terreno. Sappiamo che la raccolta delle olive costituisce l’unica speranza di sostentamento della comunità palestinese. È una vera tragedia per loro questa devastazione a poche settimane dalla raccolta delle olive.
A seguito della guerra a Gaza, molti contadini palestinesi hanno perso la loro terra, il raccolto e con questo la possibilità di sopravvivere. Bluth ha anche autorizzato la costruzione di altri dieci nuovi avamposti illegali di coloni su ogni lato del villaggio ed ha permesso loro di imporre il consueto terrore ai residenti, al punto che i contadini palestinesi hanno avuto paura persino di uscire da casa per andare a lavorare la loro terra.
Ora, il generale consente ai coloni di asfaltare nuove strade per spostarsi verso i loro avamposti e facilitare così gli attacchi al villaggio. Sotto il comando di Bluth, due Pogrom si sono conclusi con omicidi di palestinesi da parte dell’esercito. Inutile precisare che nessuno è mai stato processato per queste azioni. Ma Bluth non condurrà mai “Operazioni di Riorganizzazione” contro i coloni che aggrediscono i contadini palestinesi. Questi coloni hanno la stessa kippah e la indossano nello stesso modo.
Se un paese “democratico” come Israele decide di nominare un ufficiale che agisce come Bluth a capo del Comando Centrale, è chiaro che vuole un comandante militare che sia un tutt’uno con i coloni. Magari anche laureato della yeshiva premilitare dell’insediamento di Eli, la più importante tra le accademie militari sioniste-religiose.
Che dire della mancata punizione di quei coloni criminali che vivono negli avamposti?
Questo è esattamente ciò che Bluth ha imparato alla scuola militare, che gli ebrei sono i signori di quella terra e che ai coloni è permesso bruciare, distruggere, sradicare e uccidere a loro piacimento. Ai palestinesi, considerati subumani, non è permesso fare nulla. Non possono lasciare i loro villaggi, non possono lavorare in Israele, non possono raccogliere le loro olive, e forse non possono nemmeno respirare. Questo è il Sionismo di uomini come Bluth ed è il Sionismo dell’esercito di cui Bluth incarna il volto.
Se è vero che ogni persona porta il nome che Dio gli ha dato, nome che lo rappresenta e lo definisce. Il cognome Bluth significa in tedesco “sangue” e questo generale sanguinario è ora il volto di Israele in Cisgiordania e rappresenta l’immagine stessa del suo Paese.
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