“Non ci provate”: la destra, appassionatamente incantata dalla ricchezza di oligarghi e multi miliardari, impedirebbe con mezzi leciti o con la prepotenza di gestori del potere privi di rispetto per l’equità sociale, ogni tentativo di tassare i redditi dei ricchi con il criterio della progressività, di introdurre nel nostro sistema fiscale la cosiddetta ‘patrimoniale’, che considerano alla stregua della peste.
È IL CASO DI RICORDARE gli ovvi top ten italiani certo non a favore della giustizia fiscale, primo su tutti Ferrero: (patrimonio di circa 50 miliardi), decimo Bertelli (Prada, circa 7 miliardi). Perché rinominarli? Perché li immaginiamo entusiasti lettori della notizia “A San Francisco la marcia per i miliardari” (March for Billionaires) che potrebbe contagiare i ‘nababbi’ del nostro Paese, dove sei milioni di connazionali soffrono il dramma della povertà totale. Organizzatore della indecente protesta californiana è l’imprenditore Kauffman, ‘indignato’ per l’inasprimento fiscale a suo dire dannoso per i potenziali miliardari. Il suo slogan: “Demonizzare i miliardari è popolare. Perderli è costoso”.
ORGANIZZARE LA MARCIA in difesa dei miliardari, in una delle città con il più alto tasso di senzatetto degli Stati Uniti ha procurato un cortocircuito narrativo immediato. I contro-manifestanti hanno dominato la scena con sarcasmo ed evidenziato con rabbia il contrasto tra la ricchezza estrema e i bisogni sociali. Forte l’impatto mediatico: non capita tutti i giorni di vedere una protesta a tutela di chi, in un giorno, guadagna quello che un cittadino medio non vede in una vita intera. La “Marcia per i miliardari”, ha sottinteso l’obiettivo di proteggere i ‘re Mida’ Jeff Bezos, Larry Page, Sergey Brin, gli altri ultra ricchi dalla Billionaire Tax Act”, da una tassa patrimoniale del 5% chiesta dal sindacato nazionale che rappresenta i lavoratori del settore della sanità. Se approvata, imporrebbe una tantum sui patrimoni netti superiori a un miliardo di dollari, da pagare in cinque anni a partire dal 2027 e compenserebbe il vulnus dei tagli federali ai servizi sanitari per le persone a basso reddito, firmati da Donald Trump.
Spaventati, i fondatori di Google trasferiscono parte del patrimonio in Florida, il governatore Gavin Newsom ha annunciato che porrà il veto in caso di approvazione e i ‘titani’ dell’economia minacciano di lasciare lo Stato portando con sé i loro soldi.
IL FORTE CONNUBIO Italia-Usa e l’idiosincrasia italica per la giustizia fiscale (evasione tra 82 e oltre 100 miliardi di euro all’anno che azzerata risanerebbe la crisi sanitaria), inducono a sospettare che tra non molto, magari protetto dall’amichevole tolleranza di Piantedosi, dovremo raccontare il copia-incolla della ‘March for Billionaire’ nella via Montenapoleone della Milano dei ricchi.
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