Nel numero di marzo 1997 la Voce pubblicava un’inchiesta sulle numerose scomparse di ragazzi avvenute in quegli anni, avanzando l’ipotesi che queste sparizioni potessero essere collegate a manovre illecite della malavita organizzata, forse addirittura a traffico di organi.
In quell’inchiesta ci soffermavamo, fra gli altri, sulla sparizione di Massimo Pepe, 17 anni, e Ciro Maione, 19 anni, due compagni di scuola di San Giorgio a Cremano che a Pasqua del 1991 si trovavano a Ogliastro Marina, in Cilento, per trascorrere alcuni giorni di vacanza con l’amico Carlo Langella.
Di questa oscura vicenda ci aveva parlato l’avvocato Enrico Tuccillo, uno dei più noti penalisti napoletani, scomparso qualche anno fa, che assisteva le famiglie dei ragazzi.
E’ il 31 marzo 1991. Massimo e Ciro intorno alle 10,30 telefonano a casa, dicono che stanno bene e che rientreranno qualche ora dopo. Massimo, in particolare, ci tiene a rassicurare la madre, già provata dalla tragica perdita di un altri figlio avvenuta qualche anno prima per mano di un delinquente, che gli aveva sparato per rubargli la moto.
Quel giorno, secondo il racconto di Langella, al suo risveglio da un pisolino i suoi compagni non sono in stanza. Erano – dirà poi agli inquirenti – su una barca alla deriva in alto mare. La barca viene ritrovata poche ore dopo la scomparsa all’asciutto, accanto ad un ristorante della zona. Nessuno ne reclama la proprietà. Dentro non c’è nulla, nemmeno una traccia degli indumenti che indossavano Massimo e Ciro.
Questo brutta storia va avanti a colpi di insabbiamenti, depistaggi, omissioni. L’unico testimone, un ispettore di Polizia, che qualche tempo dopo si fa avanti per dichiarare che i ragazzi su quella spiaggia non ci erano mai andati, viene ritrovato morto qualche giorno dopo.
Su tutto l’atroce dolore delle famiglie, quel lutto permanente che soffoca ogni giorno dell’esistenza.
E oggi dobbiamo dire grazie a Marianna Pepe, sorella di Massimo, per aver riportato alla luce questa misteriosa, opaca pagina delle nostre cronache giudiziarie. Lo ha fatto in un libro dal titolo “Rubati al tempo”, Armando Editore.
Chi può non perda l’occasione di partecipare alla presentazione, che si terrà mercoledì 11 febbraio alle ore 17 presso la sede della 50&Più in via Cervantes 55, Napoli.
Con l’autrice ci saranno il presidente di 50&Più Maurizio Merolla, l’avvocato Antonio Borrelli, rappresentante legale della famiglia Pepe, il funzionario del Ministero di Giustizia Antonino Salvia e lo psicoterapeuta Aldo Alberti di Catenaja. A moderare l’incontro-dibattito sarà la giornalista Elena Barbato.
«I giorni della scomparsa – si legge nella presentazione del volume – sono il racconto di ingiustizie subite ed eventi sfortunati che si intrecciano all’omertà di chi, per interesse o indifferenza, decide di tacere. Sono la storia di una mamma e un papà costretti a convivere con un vuoto senza un perché. Sono la ferita aperta di una sorella, al tempo adolescente, che non ha mai voluto fare del dolore la sua casa. Rubati al tempo è la battaglia in un mondo in cui chi indaga non protegge, non cerca la verità, non punisce i colpevoli. Anzi. Succede che nella procura di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, la criminalità si infiltri nelle aule e sporchi le toghe, simbolo di quella giustizia mai arrivata».
Qui sotto la locandina dell’evento.
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