A piazza affari crolla il titolo STELLANTIS, una perdita epocale pari al 25 per cento e passa del suo capitale, 5 miliardi volatilizzati in un batter d’ali, prospettive che più nere non si può, un pezzo della storia d’Italia in briciole.
Eppure solo qualche articoletto sui giornali finanziari, in coda ai tiggì, nessun approfondimento, neanche uno straccio sui motivi di una Waterloo che non ha eguali negli annali FIAT e della finanza internazionale, se non si torna a Wall Street 1929 e a Lehman Brothers 2008.
Tarallucci e vino per l’esecutivo NERO guidato dall’imperdibile lady Giorgia Meloni, secondo cui tutto va bene, l’Italia vola (negli abissi) e davanti al nostro paese si spalancano i futuri più rosei grazie al suo sgoverno sfascista che ci sta portando dritti verso il baratro.
Esattamente come Stellantis, una story che più emblematica non si può sull’inesorabile destino al quale è destinato il nostro martoriato e quotidianamente flagellato paese: proprio da quel manipolo di incapaci patentati, ignoranti ed inetti, le cui performance la Voce cerca di documentare e denunciare, nel più assordante silenzio mediatico.
Ma è ovvio. Anche nel giorno della funerea fine di un mondo, perfettamente simboleggiato dal crac Stellantis in Borsa, il nostro è e resta il Paese più incantato della Terra, come ha appena pittorescamente tratteggiato il nostro capo CONI dal 2013, Giovanni Malagò, impareggiabile nell’inaugurare – mentre in Titanic affonda – le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Oggi – e per almeno tre settimane abbondanti, un’infinità coi tempi che corrono – una efficacissima arma di distrazione di massa.
Mirabolanti le 3 ore di KITCH allo stato puro fatto ingurgitare al popolo bue per la festa da strapaese organizzata in occasione del via olimpico.
Spettacolare la trovata di aprire con robot Mattarella in tram e al volante Valentino Rossi (costata cara al povero giornalista Rai Auro Bulbarelli che aveva anticipato lo storico evento di qualche ora rovinando la festa).
E ogni giorno ore e ore di neve e ghiaccio (non bastava la Groenlandia) per non pensare, e strafottersene di tutti i tragici problemi quotidiani, mettendo i quintali di sporcizia sotti i classici tappeti.
Poi ci pensa Sanremo a piazzare la candelona sulla torta. Altra distrazione di massa per mandrie di rincoglioniti: ottima e abbondante per fottersene – per dirne solo un paio – dei palestinesi che continuano a morire ogni giorno (e a ritmi sempre più incalzanti, visti i terrificanti progetti del boia-premier di Tel Aviv) e se l’Imperatore del Globo, ‘The Donald’ ne combina una al giorno, tanto per ORGANIZZARE in modo sapiente e scientifico il CAOS GLOBALE.
Altro che nuovo ORDINE mondiale come viene invocato e annunciato da tanti. Perché nel CAOS – come emerge in modo chiaro dagli esplosivi Epstein files – gli Usa da decenni ci sguazzano e divorano il mondo a pezzi e bocconi.
Poi, dopo tutto, siamo in pieno Carnevale!
Ma torniamo a bomba, una vera bomba finanziaria, economica e sociale. Ossia il crac Stellantis di poche ore fa. Del quale nessuno, a livello politico e mediatico – roba da 113 o da galera – se ne è fregato più di tanto. C’era da occupare il Parlamento, far riferire subito il governo in aula, convocare ad horas il ministro dell’Industria che non si sa nemmeno chi sia, scendere in piazza e invece NIENTE. Neanche il ruggito di un topolino. Questa opposizione (sic), questa sinistra (sic sic) fanno davvero ridere i polli: e così i NERI potranno governare, calmi e placidi, da qui all’eternità. O meglio, fino in fondo al baratro…
Qualche cifra e nota in più, doverose: nel bel mezzo di una eclissi mentale collettiva.
Ecco il massimo, flash di agenzia: “Stellantis annuncia le revisione della strategia elettrica, che costa 22,2 miliardi di euro e uno stop ai dividenti per gli azionisti. Il titolo crolla del 25 per cento, chiudendo a 6,11 euro per azione, il minimo storico. In meno di 2 anni la società ha perso 61 miliardi di capitalizzazione, oltre 6 miliardi solo nella giornata di ieri”.
Poi due parole dei vertici aziendali (sic).
Ecco la pezza a colori del neo amministratore delegato, Antonio Filosa. A suo parere era necessario “riposizionare l’azienda in funzione delle effettive preferenze dei clienti”, addossando la responsabilità del crac al suo predecessore Carlos Tavares.
Cerca goffamente di gettare acqua sul fuoco il Chief Financial Officer, il brasiliano Joao Laranjo: “Non è previsto alcun aumento di capitale”. Quando i rumors di piazza affari sono di segno totalmente opposto, perché se non ci sarà un aumento il baratro è solo dietro l’angolo.
Sorgono spontanee un paio di domandine.
Possibile che i vertici (sic) di un colosso (o meglio, ex colosso) del genere non abbiamo messo in conto, e quindi previsto, il non agevole fattore ‘elettrico-green’?
Secondo: combinato il gigantesco pasticcio, non potevano ‘presentare’ meglio la funerea notizia al mercato, bruciando in un baleno UN QUARTO del proprio valore?
Sono da ricovero immediato presso il più vicino presidio psichiatrico o cosa?
Un suicidio scientifico o che?
Un harakiri altrettanto scientifico o cosa?
Come mai nessuno, fino a questo momento, si chiede cosa c’è SOTTO o, se preferite, DIETRO?
Ma ci sono le super olimpiadi, of course. E poi Sanremo…
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