TO ANNUL, CANCEL, STRIKE, OVVERO “AZZERARE”

Nel mio parlare quotidiano con gli internauti di Facebook e della ‘Voce delle Voci’, ora, per un’ultima volta cito e scrivo ‘Vannacci’, che ben rappresenta il non definitivo silenzio dell’Italia fascista, omofobo, antifemminista, che la democrazia solennemente rappresentata dalla Costituzione non ha saputo cancellare dalla vita politica e sociale del Paese. E mi chiedo: escluso l’arcipelago ‘nero’ dell’informazione che per ovvia affinità non si fa scrupolo di collocare stabilmente il dichiarato razzifascista alla ribalta di Tv e giornali, quale recondita ragione guida la stampa delle opposizioni nell’ossessiva attenzione per il ferale accesso dell’ex generale nel già inquinato mondo dei partiti? É peccato non veniale, non assolvibile, regalargli visibilità, così ci si appiattisce nella metafora del “parlate anche male di me ma parlatene”.

PER UNA VOLTA, colleghi dell’Unità, del Domani, di la Repubblica, del Fatto quotidiano, di La7… autocensuratevi, cancellate dal vostro dizionario politico “Vannacci”, \profittate del silenzio stampa per limitare l’improduttivo racconto di bugie e inconcludenze della Meloni, del suo ‘governo del nulla’. Raccomandazione specifica per La7: non proponete, come accade perfino nel corso di dibattiti antagonisti della destra, la monotona, reiterata sequenza di immagini della signorina presidentessa del consiglio, mentre parlate d’altro, di Groenlandia o di variazioni climatiche.

IN TEMA DI ‘MEDIA SYSTEM’, che altro deve combinare di losco president Usa? Insulta giornaliste scomode (ultimo caso: ha schernito Kaitlan Collins della Cnn che gli poneva domande sullo scandalo Epstein), minaccia querele e richieste miliardarie alle testate indipendenti del suo Paese, ha ridotto il Washington Post a suo servile portavoce, ha imposto all’amico Bezos (che ha finanziato con 75 milioni di dollari il docufilm su Melania) di licenziare con una mail 300 (sì trecento) giornalisti, anche due  candidatial premio Pulitzer. Commentano i social: “Bagno di sangue”: chiudono le redazioni internazionali di Kiev, Berlino, Gerusalemme, Il Cairo, le sedi locali che hanno denunciato le violenze dell’ICE, la sezione libri e della scienza.

QUANTO DI DRAMMATICO accade al Washington Post fa squillare il campanello d’allarme per il futuro di la Repubblica.  Elkann tratta per vendere la storica testata all’ armatore greco Theodore Kyriakou, guarda caso amico di Trump    


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