La Libia, a 15 anni esatti dall’assassinio del suo leader Muhammad Gheddafi, era sul punto di riprendere il cammino verso il progresso, via elezioni presidenziali più volte rinviate.
Ma la speranza muore prima ancora di sbocciare: perché il favorito numero uno, ossia il figlio prediletto del famoso colonnello, l’appena 53enne SAIF AL-ISLAM GHEDDAFI (nella foto in apertura) è stato brutalmente assassinato ore fa nella sua casa di Zintan, 135 chilometri a sud ovest di Tripoli.
Il cui prodest, ma non solo, ci porta subito ai mandanti, visto che come al solito le autorità politiche e giudiziarie riusciranno, nel migliore dei casi, ad individuare i 4 killer mascherati che hanno fatto irruzione nell’abitazione. Mentre chi ha ordinato la sua eliminazione resterà, come ritualmente accade, a ‘volto coperto’.
Eccoci, dunque, a coloro cui l’omicidio torna molto, molto utile in questo frangente di fortissima fibrillazione geostrategica in tutto il bacino del Mediterraneo e nella sempre più bollente area mediorientale.
Il recente ritorno di Gheddafi junior sulla scena politica ha fatto tremare molti palazzi del potere: da Washington a Tel Aviv, passando per Parigi.
Non dimentichiamo che il golpe del 2011 col quale venne detronizzato e barbaramente assassinato il colonnello fu orchestrato dai servizi segreti francesi ed americani (mentre ricorderete che l’allora premier di casa nostra Silvio Berlusconi aveva un ottimo rapporto con lui).
Pochi mesi fa, in occasione dell’arresto dell’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, Saif gli ha inviato un significativo messaggio: “In quella notte del 2011 ero sdraiato nel deserto del Zamzou, ferito, insanguinato, inseguito dagli aerei della Nato e dai suoi agenti a terra. Sarkozy dormiva tranquillamente all’Eliseo. Oggi, eccomi qui a dormire nella mia bella camera da letto, e Sarkozy nella sua terrificante cella di isolamento”.
Da rammentare en passant la tragedia di Ustica: per dar la caccia a Gheddafi anche nei cieli, i francesi abbatterono il nostro ITAVIA con 81 passeggeri a bordo, lanciando un missile dalla portaerei Clemenceau. Un gigantesco buco nero nella nostra storia, più volte denunciato dalla Voce, fin dal 1992. Come mai, dopo oltre 40 anni, l’Italia non ha mai ottenuto dalla Francia il posizionamento esatto delle sue unità navali quella notte, tracciati radar ben compresi? Ecco il nostro ultimo pezzo, messo in rete il 27 giugno 2025,
STRAGI DI STATO / DA BORSELLINO A USTICA, DEPISTAGGIO CONTINUO
Riavvolgiamo il nastro per partire dalle news e poi chiudere tornando ai veri motivi dell’omicidio di Saif.
Sul quale hanno cominciato ad indagare investigatori e inquirenti libici, in modo molto tranquillo, come a dire “non c’è fretta, state calmi”.
Due legali e amici di Saif, invece, sparano bordate.
Ecco le parole dell’avvocato Khaled al Zeidy: “E’ stato un vero atto di tradimento, vile e infido. Perpetrato al fine di mettere a tacere la volontà del popolo libico. Non ha barattato, non ha taciuto e non si è piegato”.
L’avvocato francese Marcel Ceccaldi, dal canto suo, a botta calda dichiara all’agenzia AFP che solo pochi giorni fa uno stretto collaboratore di Saif lo aveva avvisato che c’erano “grossi problemi per la sicurezza di Saif”.
Spiega il suo consigliere, Abdullah Othanan Abdurrchin: “I quattro a volto coperto hanno fatto irruzione nella sua abitazione, dopo aver disattivato le telecamere di videosorveglianza. Lui ha cercato di opporre resistenza ma loro lo hanno massacrato”.
E torniamo a bomba, quei moventi e quei mandanti.
Di tutta evidenza il molto probabile ritorno al potere, via presidenziali, di un Gheddafi, faceva inorridire i vertici di Washington e di Tel Aviv. La sua figura, infatti, poteva ‘liberare’ la Libia delle guerre intestine, tra fazioni e milizie contrapposte, visto che il vero progetto di Saif era quello della riappacificazione nazionale, tanto da guidare da tempo il ‘Comitato di riconciliazione nazionale libico’. Non solo: ma anche rappresentare un forte catalizzatore di consensi tra i paesi arabi, e favorire tra l’altro la causa palestinese. Cosa totalmente indigesta sia per il folle capo della Casa Bianca Donald Trump che per il premier boia Bibi Netanyahu.
Per capire meglio il pensiero di Saif, leggiamo le significative frasi pronunciate in due diverse occasioni.
- 2011. All’indomani del sanguinario golpe in cui morì suo padre e appena dopo l’insediamento dell’illegale ‘Consiglio Nazione di Transizione’ (eterodiretto da Usa e Francia) dichiarò: “Io vi dico, andate all’inferno, voi e la Nato dietro di voi. Questo è il nostro Paese, noi ci viviamo, ci moriamo e stiamo continuando a combattere”.
- 2021. Esattamente dieci anni dopo, quando decide di tornare in campo in vista delle presidenziali poi annullate “per cause di forza maggiore” (una evidente pezza a colori per evitare la sua vittoria), rilascia un’intervista al ‘New York Times’, in cui attacca frontalmente tutti i politici libici dal 2011 in poi, etichettandoli come “violentatori del Paese”. E afferma a chiare lettere: “E’ tempo di tornare a chi ha saputo realmente lavorare per la Libia”. E ancora: “Non ci sono soldi, non c’è sicurezza, non c’è vita. Non c’è benzina, mentre noi esportiamo petrolio e gas in Italia: diamo la luce a mezza Italia ma noi abbiamo continui blackout. E’ più di un fallimento: è un disastro totale”.
Per tutti questi ottimi e abbondanti motivi, Saif ‘Doveva Morire’…
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