FLOP VOCE CONIUGATA DAI ‘MELONIMI’

Giorgia osserva i suoi dintorni a 180 gradi, a breve, media, lunga distanza, alla ricerca della cultura perduta cento anni fa con la repressione fascista di scrittori. artisti, intellettuali, protagonisti del cinema, del teatro, della musica. Il suo cruccio: “Ovunque il guardo io giro, queste categorie della cultura a me vicine non vedo.” A Giorgia non fa difetto l’intraprendenza e prova a raschiare il fondo del barile, per raccattare quattro o cinque soggetti emarginati da sempre per difetto di qualità. Li ‘sistema’ qua e là e chi se ne frega se uno dopo l’altro collezionano flop. A farne le spese è il calo di stima internazionale per il Bel Pese, culla della cultura, per fortuna compensata dall’ineguagliato toccabile patrimonio ambientale, dal fascino delle città dell’arte. In rappresentanza delle negatività in corso vale il ‘caso’ eclatante di amichettismo della direttrice d’orchestra Venezi, consulente musicale di Palazzo Chigi, amica di Giorgia, priva dei requisiti richiesti richiesti per la direzione musicale del mitico teatro La Fenice, contestata dagli orchestrali, bocciata dal pubblico. E flop, uno dopo l’altro, di Insegno (altro amico di Giorgia), De Girolamo, Monteleone, Giletti, dei TG diretti da Fratelli ’Italia. A prescindere dai casi limite degli ascolti da tv private minori, il melonismo cancella gli storici primati della Rai per ‘piazzare’ i suoli affezionati followers.

Falliscono   Il Mercante in fiera di Insegno, Liberi tutti della Guaccero, Forte e Chiara, A Casa di Maria Latella, Tango, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, La volta buona, Sabato in diretta, The Floor, Lo Spaesato e Se mi lasci non vale (di Barbareschi, cancellato rapidamente dal palinsesto, non il solo), Avanti Popolo, i TG diretti da fedelissimi Fratelli d’Italia. Protesta la sinistra, ma non con il coro potente di contestazioni come avviene negli States, dove voci di immensa, trascinante potenza, amplificano la protesta di milioni di anti Trump e producono un costante disincanto degli americani per il loro peggiore presidente.  Il truce tycoon si vendica e lo fa alla maniera di ogni autocrate. Ignora la contestazione in musica di Springsteen, chiede risarcimenti miliardari ai quotidiani che rivelano le sue malefatte, chiude programmi televisivi scomodi, insultata il conduttore degli oscar della musica (“È spazzatura”), attacca artisti del dissenso, aggredisce Bud Bubby simbolo dell’America anti Trump che ha commentato così il premo Grammy: “Prima di ringraziare Dio, voglio dire fuori l’ICE”. Billie Eilish, migliore canzone dell’anno: “Nessuno è illegale su una terra rubata”. Noah: “Ogni artista vuol vincere il Grammy, quanto Trump vuole la Groenlandia”.

Noi italians in ce n stiamo in ‘stand by’, in attesa di analogo impegno dell’anti trumpismo italiano per accelerare il crescente flop del melonismo.


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